LA PRESIDENTE DEL COMITATO FONDATO NEL 2009: TUTTO È FERMO ALLA SINDACA CHIEDEREI COSA FARÀ SU BONIFICA E PISTA PROVE
Ha un po' il retrogusto amaro,
questa riflessione con Maria Pia Romano. Sono trascorsi 10 anni dalla
creazione, nel maggio 2009, del comitato che avrebbe voluto un parco alla Pertite. Dieci anni di piazze
con i piacentini che offrivano oggetti da rivendere e procacciare soldi
alle casse della causa, di adrenalina,
di striscioni, di raccolte firme, e un
referendum consultivo a cui 30mila concittadini, il 7 e 8 giugno 2011,
misero un sì per realizzare - in quei
270mila metri quadrati della Difesa
che affacciano sulla via Emilia Pavese - un nuovo parco. Che ancora,
dopo 10 anni, non c'è. Il parco della
Galleana ci aveva messo 5 anni per
vedere la luce. Pista per la prova dei
mezzi militari da trasferire prima
(dove? con che soldi, dal Comune?),
una bonifica che prima non doveva
esserci ma che nei mesi scorsi, dopo che il parlamentare di Fd'I Tommaso Foti ha reso pubblico un report di Arpae e ha interrogato il ministro, potrebbe in realtà essere dovuta, se la destinazione dell'area non
sarà più militare ma di utilizzo pubblico stanno - forse - frenando. Ma
che, forse, non bastano a spiegare.
Da quell'ultimo atto ufficiale in Consiglio comunale che nel 2017 catalogò l'area come "verde urbano" (grazie all'intervento delle opposizioni,
che si schierarono contro la proposta di farne "area attrezzata"), tante
parole sono state spese, ma finora
nulla che sfami davvero il sogno dei
volontari della Pertite. Maria Pia Romano è ancora presidente di quel comitato che tanto si spese e continua
a farlo. E' quasi leggenda la genesi di
questo progetto. Che nacque dalla
visione degli studenti della media
Calvino di via Stradella, dalle cui finestre ogni giorno quegli alberi della Pertite erano l'unica veduta. La Romano, nel 2009, era la prof di lettere.
Coi colleghi rispose all'invito della
Provincia di "adottare" una zona del
territorio. La Calvino si prese la Pertite. Greta era ancora molto distante
dal vedere la luce. Era l'anno scolastico 2007-2008, si lavorò due anni.
Maria Pia, un esordio quasi commovente. Oggi quei ragazzini hanno 23
o 24 anni. Ma il loro progetto ancora
non si è realizzato.
«Fu davvero un progetto trasversale, tante classi ci lavorarono. Facemmo uno studio dell'area, senza mai
poterci metter dentro i piedi per questioni di sicurezza. Organizzammo
una mostra itinerante sulla Pertite e
il sogno di farne un parco divenne
addirittura uno spettacolo teatrale».
Seguì, da parte sua e non solo sua, l'intenzione di non disperdere tutto quel
lavoro.
«Per presentarci alle istituzioni, io e
altri volontari, abbiamo raccolto in
poche settimane 12mila firme. A
maggio 2009 fondavamo il comitato di cui ero e sono la presidente. Ci fu,
determinante, il sostegno di Legambiente. Erano volontari di tutta la città, pochissimi del quartiere della Pertite. Fu un risveglio etico, per una zona finora dimenticata da tutti. Noi
pensavamo che fosse un polmone
verde per la città e come tale andasse preservato. Nel 2010 oltre 2mila
piacentini ci hanno seguito nell'abbraccio dell'area».
A cosa servì quell'azione da Guinness,
prof?
«Si aprì un dibattito pubblico, ma ci
fu anche l'allora sindaco Reggi che,
al termine, venne a dirci che aveva
trovato la soluzione: metà parco, metà Arsenale. Non era ciò che volevamo. Diciamo che, in generale, le amministrazioni ci hanno tollerato, anche se non con quella disponibilità
che ci saremmo attesi».
Giugno 2011, il referendum consultivo sulla Pertite. Sembrava un'utopia,
e invece in pochi giorni arrivarono le
firme.
«Seimila firme in una settimana. Votarono in 30mila. Trentamila sì al
parco della Pertite. Ce le eravamo
guadagnate col sudore. Perchè anche per le operazioni di voto non
fummo favoriti. Passammo la notte
precedente alla consultazione a scrivere cartelli con le indicazioni delle
aule dove era stato allocato il luogo
di voto. Il quorum non fu raggiunto.
Ma il problema è politico. Se 30mila
persone votano in questo senso, e sono più di quante abbiano eletto un
sindaco, vuole dire che questi 30mila piacentini un parco alla Pertite ce
lo vogliono».
Con il sindaco Dosi avete istituito un
tavolo sulla Pertite.
«Ci ritrovavamo una volta al mese,
per capire, per pungolare. Ma fu proprio in quel periodo che ad un certo punto ci sentimmo traditi. Perchè
scoprimmo che la Pertite era stata
inserita in una delibera con destinazione a "parco pubblico attrezzato".
Il che significava che avrebbero potuto metterci impianti sportivi privati, e non sarebbe stato il parco che in
tanti volevamo. Dopo tutto il lavoro,
la delusione. Arriviamo a maggio
2017, quando in consiglio le opposizioni votano contro, Foti in primis.
Fummo contenti: finalmente la Pertite era "verde pubblico" e basta».
Ma la battaglia non era finita. Anzi,
non è finita. Meglio, dovrà cominciare. Prima l'inclusione della Pertite tra
le possibili aree del nuovo ospedale,
che anche la Giunta Barbieri sembra
aver bocciato. L'annosa questione di
ricollocare la pista per le prove dei
mezzi, irrisolta. E un punto interrogativo sulla bonifica dell'area: sì o no?
Voi?
«In questi ultimi anni non abbiamo
mai smesso di esserci. L'anno scorso abbiamo organizzato la marcia
dei passeggini per la Pertite, 500 bebè coi genitori. Il tema è ancora molto sentito. La situazione attuale è che
dopo quella delibera di maggio 2017 non ci sono stati oggettivi passi in
avanti. Abbiamo incontrato la sindaca Barbieri a maggio, abbiamo incontrato la vice sindaca Baio, che ci
ha dato notizia della partecipazione
ad un bando europeo con un progetto di Boeri. Ma dopo allora il silenzio.
Abbiamo chiesto svariati incontri ma
ci è stato anticipato che non c'erano
novità. In questi due anni di nuova
amministrazione, abbiamo capito
che forse si è salvata la Pertite dal farvi l'ospedale, ma ora? Sappiamo che
nel 2016 il Comune aveva fatto richiesta per avere l'area a titolo gratuito.
Ma non sappiamo la risposta. Il 2017
è l'anno del protocollo Comune, Regione, Ausl e Demanio. Qui il Comune ha difeso la Pertite. Quella paura
sembrava decaduta. Invece, a sorpresa, abbiamo appreso di un prossimo rinnovo del protocollo. Di cui
ignoriamo il contenuto, ma che speriamo davvero ora non rimetta più
in gioco la Pertite».
Grava l'esborso che il Comune dovrebbe operare per ricostruire altrove una
pista di prova se verrà rimossa dalla
Pertite.
«Verrà realizzata in un'area militare. Non si capisce perchè allora debba
pagarla il Comune di Piacenza. Sembra una manovra per rastrellare denaro dal Comune. Stessi dubbi sul
tema bonifica: a luglio 2018 si era
detto che non era area contaminata,
per l'ospedale andava bene così. Ora
ci vengono a dire che non tutto è così chiaro e facile. Diciamo che la situazione è di stallo».
Maria Pia, resta ottimista sul futuro
dell'area? Ad aprile la sindaca era a
Roma per trattare la questione.
«Devo essere ottimista, ma questo
silenzio mi preoccupa. Siamo delusi. Temo che vi siano intorno all'area
grossi interessi che tengono tutto fermo. Alla sindaca Barbieri che il comitato Pertite ha chiesto più volte di
incontrare, non ricevendo alcuna risposta vorrei chiedere se è continuato il dialogo con il Ministero della Difesa relativo all'individuazione di una
nuova area dove trasferire la nuova
pista per le prove dei mezzi, se la bonifica effettuata dalla Difesa è da considerarsi sufficiente, oppure in che
modo l'Amministrazione intenderà
affrontare il problema. Da ultimo,
quale esito del progetto di Boeri».
Libertà
