BALDINO (AUSL) DURANTE IL CONSIGLIO APERTO: «C'È CARENZA DI MEDICI»
Il consiglio comunale aperto
convocato l'altra sera al cinema
Moderno sul tema sanità,
ed in particolare per capire a
che punto è lo stato di attuazione
del piano di riorganizzazione
delle rete ospedaliera votato
a marzo 2017 con particolare
riferimento al presidio unico
della Valtidone, una cosa l'ha
chiarita. L'Ausl, nell'applicazione
del piano (che per Castelsangiovanni
significa specializzare
il presidio nella chirurgia programmata)
è in ritardo. «Sulla
specializzazione stiamo andando
più lenti del previsto, soprattutto
per la carenza di medici e
soprattutto quelli di ortopedia
che è il problema grosso che abbiamo
ora» ha ammesso il direttore
generale Luca Baldino
in chiusura di seduta (è di pochi
giorni fa la notizia che uno
dei medici di ortopedia, Claudio
Gheduzzi, è in partenza e
un altro starebbe per lasciare
ndc). Prima però il dibattito,
con poche voci di cittadini (due,
intervenuti sull'ospedale di Piacenza)
e molte di politici comitati
e medici, ha rimandato ad
una visione a due facce. Da un lato quella dipinta dall'Ausl, per
bocca di Baldino ma anche dei
primari come Daniela Aschieri
(cardiologia), Carlo Cagnoni
(medicina), Giuseppe Leddi
(ortopedia) e Patrizio Capelli
(chirurgia) che, numeri alla mano
e soprattutto basandosi
sull'esperienza di chi tutti i giorni
lavora in ospedale, hanno dipinto
una situazione se non rosea
comunque di un ospedale
che funziona, grazie alle dotazioni
strutturali e di forte attaccamento
e professionalità del
personale, che attrae mobilità dalle regioni limitrofe ed è integrato
con il territorio, anche se
con le sue criticità. Baldino pur
parlando di una situazione
«con chiari e scuri» ha al tempo
stesso respinto le «ansie immotivate»
riferendosi alla paventata
chiusura di reparti avanzata
soprattutto dai comitati nati a
difesa dei presidi ospedalieri (I
Castlan i disan no quello locale).
L'altra faccia della medaglia sono
le paure raccolte dal mondo
istituzionale e politico dagli
utenti e anche presso chi in
ospedale ci lavora, che raccontano
di un clima di forte disagio.
«I cittadini ci chiedono:
quali servizi verranno loro garantiti?»
ha detto ad esempio la
consigliera castellana Valentina
Stragliati. «Avvertiamo un
clima di malessere - ha sottolineato
il sindaco Lucia Fontana
- le nostre sono considerazioni
razionali, non populiste perché
intercettano la voce di utenti e
operatori sul futuro dell'ospedale,
per cui si è spinto verso la
specializzazione senza però
avere prima un quadro generale
chiaro». Il riferimento è alla
critica più volte sollevata di aver
dato il via al piano di riordino
senza che una delle tessere fondamentali,
l'ospedale di Piacenza, fosse pienamente operativo
e con Fiorenzuola di fatto
in attesa di capire il suo destino.
«Sull'ospedale di Castello arrivano
lamentele a rudo anche
dagli operatori» ha detto in maniera
ancora più esplicita l'onorevole
Tommaso Foti il quale ha
subito dopo abbandonato i toni
da "protesta" per chiedere a
Baldino di «fissare pochi obiettivi:
diteci quando partono le
specializzazioni, definiamo
area e piano finanziario per Piacenza».
Sui dati rassicuranti forniti
dall'Ausl (forte incremento
degli esami strumentali, liste di
attesa ridotte al minimo, mobilità
attiva costante, alto tasso di
occupazione dei posti letto) che
secondo Baldino «rendono nulla
qualsiasi paura di una mancata
tenuta del presidio ospedaliero
di Castelsangiovanni» il
consigliere castellano Carlo Capelli
ha invece parlato di «autocelebrazione».
«Ci dite che tutto
va bene, allora perché fuori
non c'è la stessa percezione? A
cosa è dovuta questa discrepanza?».
«Dati fatti apposta per
non essere capiti» secondo Angelo
Boledi (Seccessio Plebis) il
quale ha paventato la trasformazione
da «ospedale a cronicario.
Prima che voi arrivaste i
nostri padri ci avevano lasciato
un'eccellenza». Silvia Brega (I
castlan disan no tra le voci più
critiche) si è appellata «ai sindaci,
perché si assumano le loro
responsabilità», e alle «coscienze
dei politici e di Baldino
perché rivedano il piano che
anziché un futuro in salute ci restituisce
un futuro in malattia,
restituendoci le unità operative
complesse e il primario di
chirurgia».
Libertà
