Rassegna Stampa

'Piano per l'ospedale piu' lento del previsto' a Castelsangiovanni

Data: 26/05/2018

BALDINO (AUSL) DURANTE IL CONSIGLIO APERTO: «C'È CARENZA DI MEDICI»

Il consiglio comunale aperto convocato l'altra sera al cinema Moderno sul tema sanità, ed in particolare per capire a che punto è lo stato di attuazione del piano di riorganizzazione delle rete ospedaliera votato a marzo 2017 con particolare riferimento al presidio unico della Valtidone, una cosa l'ha chiarita. L'Ausl, nell'applicazione del piano (che per Castelsangiovanni significa specializzare il presidio nella chirurgia programmata) è in ritardo. «Sulla specializzazione stiamo andando più lenti del previsto, soprattutto per la carenza di medici e soprattutto quelli di ortopedia che è il problema grosso che abbiamo ora» ha ammesso il direttore generale Luca Baldino in chiusura di seduta (è di pochi giorni fa la notizia che uno dei medici di ortopedia, Claudio Gheduzzi, è in partenza e un altro starebbe per lasciare ndc). Prima però il dibattito, con poche voci di cittadini (due, intervenuti sull'ospedale di Piacenza) e molte di politici comitati e medici, ha rimandato ad una visione a due facce. Da un lato quella dipinta dall'Ausl, per bocca di Baldino ma anche dei primari come Daniela Aschieri (cardiologia), Carlo Cagnoni (medicina), Giuseppe Leddi (ortopedia) e Patrizio Capelli (chirurgia) che, numeri alla mano e soprattutto basandosi sull'esperienza di chi tutti i giorni lavora in ospedale, hanno dipinto una situazione se non rosea comunque di un ospedale che funziona, grazie alle dotazioni strutturali e di forte attaccamento e professionalità del personale, che attrae mobilità dalle regioni limitrofe ed è integrato con il territorio, anche se con le sue criticità. Baldino pur parlando di una situazione «con chiari e scuri» ha al tempo stesso respinto le «ansie immotivate» riferendosi alla paventata chiusura di reparti avanzata soprattutto dai comitati nati a difesa dei presidi ospedalieri (I Castlan i disan no quello locale). L'altra faccia della medaglia sono le paure raccolte dal mondo istituzionale e politico dagli utenti e anche presso chi in ospedale ci lavora, che raccontano di un clima di forte disagio. «I cittadini ci chiedono: quali servizi verranno loro garantiti?» ha detto ad esempio la consigliera castellana Valentina Stragliati. «Avvertiamo un clima di malessere - ha sottolineato il sindaco Lucia Fontana - le nostre sono considerazioni razionali, non populiste perché intercettano la voce di utenti e operatori sul futuro dell'ospedale, per cui si è spinto verso la specializzazione senza però avere prima un quadro generale chiaro». Il riferimento è alla critica più volte sollevata di aver dato il via al piano di riordino senza che una delle tessere fondamentali, l'ospedale di Piacenza, fosse pienamente operativo e con Fiorenzuola di fatto in attesa di capire il suo destino. «Sull'ospedale di Castello arrivano lamentele a rudo anche dagli operatori» ha detto in maniera ancora più esplicita l'onorevole Tommaso Foti il quale ha subito dopo abbandonato i toni da "protesta" per chiedere a Baldino di «fissare pochi obiettivi: diteci quando partono le specializzazioni, definiamo area e piano finanziario per Piacenza». Sui dati rassicuranti forniti dall'Ausl (forte incremento degli esami strumentali, liste di attesa ridotte al minimo, mobilità attiva costante, alto tasso di occupazione dei posti letto) che secondo Baldino «rendono nulla qualsiasi paura di una mancata tenuta del presidio ospedaliero di Castelsangiovanni» il consigliere castellano Carlo Capelli ha invece parlato di «autocelebrazione». «Ci dite che tutto va bene, allora perché fuori non c'è la stessa percezione? A cosa è dovuta questa discrepanza?». «Dati fatti apposta per non essere capiti» secondo Angelo Boledi (Seccessio Plebis) il quale ha paventato la trasformazione da «ospedale a cronicario. Prima che voi arrivaste i nostri padri ci avevano lasciato un'eccellenza». Silvia Brega (I castlan disan no tra le voci più critiche) si è appellata «ai sindaci, perché si assumano le loro responsabilità», e alle «coscienze dei politici e di Baldino perché rivedano il piano che anziché un futuro in salute ci restituisce un futuro in malattia, restituendoci le unità operative complesse e il primario di chirurgia». 

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