POLEMICHE PER IL TWEET DI DEGNI CONTRO IL PD
accusato per le sue dichiarazioni di matrice politica. Nella bufera è finito Marcello Degni, magistrato contabile delle Corte dei Conti, che in un post su X aveva a sua volta criticato il Pd per non aver fatto ostruzionismo sulla manovra, fino a costringere il governo all'esercizio provvisorio. Un post giudicato «anti-italiano» dal centrodestra che in coro ha chiesto le dimissioni di Degni, su cui il Consiglio di Presidenza della Corte ha annunciato che farà un esame nella prossima adunata. Il 30 dicembre, il giorno dopo il sì definitivo della Camera alla legge di Bilancio, Degni considerato vicino al Pd - si è rivolto su X alla segretaria Dem Elly Schlein: «Occasione persa. C'erano le condizioni per l'ostruzionismo e l'esercizio provvisorio. Potevamo farli sbavare di rabbia sulla cosiddetta manovra blindata e gli abbiamo invece fatto recitare Marinetti»; un riferimento questo alla frase del poeta futurista citata da Tommaso Foti in Aula. Già quel giorno sono arrivati sul social commenti negativi di simpatizzanti del centrodestra. Ma la bufera è scoppiata perché diversi quotidiani, tornati oggi in edicola, hanno riportato l'esternazione via social di Degni. Il capogruppo di Fdi in Senato Lucio Malan ha definito «inquietante» il post di Degni: innanzi tutto perché un magistrato dovrebbe essere imparziale e poi perché l'esercizio provvisorio avrebbe danneggiato i conti dello Stato che invece la Corte dei Conti deve tutelare. Dopo Malan sono arrivate decine di dichiarazioni di FdI contro Degni che sarebbe «incompatibile ». In una nota il Consiglio di presidenza ha tuttavia annunciato che seguirà le normative interne e che quindi «la questione verrà esaminata in via di urgenza nella prossima adunanza del Consiglio di presidenza per le valutazioni di competenza». Il capogruppo di Fdi alla Camera, Tommaso Foti ha allora sollecitato Degni a dimettersi lui stesso «immediatamente». L'interessato tuttavia ha respinto l'accusa principale, quella di imparzialità: «Come tutti i magistrati, al di là dell'operato nell'esercizio dell'attività, ho diritto alla libera espressione delle opinioni, garantita a tutti dalla Costituzione».
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