Rassegna Stampa

'Pnrr, il bazooka per il Sud funziona. Promesse rispettate'

Data: 17/12/2025

Mattino Top 500 – 17 dicembre 2025
Pagina 15

Il colloquio

Tommaso Foti

«Pnrr, il bazooka per il Sud funziona. Promesse rispettate»

La conferma del percorso dalla relazione della Corte dei Conti: tutti i 32 obiettivi europei previsti per il primo semestre 2025 sono stati raggiunti. L'Italia ha completato il 64% nell'iter complessivo dell'ambizioso Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dal Sud la direttrice alle filiere strategiche per l'intero Paese.

Il ministro: «L'Italia è perfettamente in linea con le scadenze stabilite dall'Ue».
Soddisfatta la riserva del 40% di risorse per il Mezzogiorno.
E resta aperta la partita dei fondi di coesione: l'80% destinato al Sud.

di Nando Santonastaso

La riserva del 40% di risorse al Sud è rispettata, la richiesta per la nona rata è pronta per essere trasmessa alla Commissione europea e al momento la spesa delle risorse è di oltre 92 miliardi ai quali devono essere aggiunti altri 11 miliardi per la contabilità relativa a progetti in via di conclusione. Il ministro degli Affari europei, del Pnrr e delle Politiche di Coesione, Tommaso Foti, resta ottimista sul Pnrr a meno di sette mesi ormai dalla scadenza prevista dall'Ue, cioè giugno 2026 (con proroga al 31 agosto dello stesso anno per casi specifici), con la rendicontazione generale che non potrà superare il 31 dicembre, sempre del prossimo anno.

«Anche la recente relazione della Corte dei Conti – spiega il ministro – sullo stato di attuazione del Pnrr conferma ciò che diciamo da sempre: il Pnrr sta procedendo spedito. Sono stati raggiunti tutti i 32 obiettivi europei previsti per il primo semestre 2025. L'Italia è pienamente in linea con le scadenze e ha completato il 64% del percorso complessivo del Piano. La Corte certifica anche una forte accelerazione della spesa. Dal terzo trimestre registriamo una crescita di circa 3 miliardi al mese».

Da questi numeri, peraltro, è possibile ricavare anche una previsione importante per la crescita del Paese: «Il Pnrr – spiega Foti – sta dando un contributo concreto in tal senso: l'impatto sul Pil aumenta anno dopo anno arrivando a 1,9 punti nel 2027. Una conferma che gli investimenti stanno producendo risultati reali sull'economia e che la strada intrapresa dal Governo Meloni è quella giusta».

L'obiettivo di spendere entro le scadenze 2026 tutte le risorse assegnate all'Italia (193,4 miliardi di euro) viene dunque ritenuto possibile: oltre tutto, da quella somma, andranno poi detratti almeno 20 miliardi che potranno essere spesi anche dopo il 2026, utilizzando strumenti finanziari che la stessa Commissione ha previsto e che saranno indispensabili per portare a compimento progetti di più complessa articolazione ma già a buon punto.

L'attenzione, non a caso, si concentra soprattutto sul Mezzogiorno perché qui che si giocherà anche la prossima partita dei fondi della Coesione, destinati per il solo FSC all'80% proprio al Sud. La sintesi attraverso lo stesso Rapporto 2025 ha dimostrato, con una accurata e meticolosa analisi, che è stato il Pnrr a permettere al Sud di diventare la nuova locomotiva del Paese, crescendo più della media nazionale negli ultimi tre anni e candidandosi a fare altrettanto anche nel 2026.

Ma ora che il Piano si avvicina al capolinea non sono pochi gli interrogativi a cui dare risposta: «Il dato più confortante – osserva Foti – è che al Sud è possibile investire sulle filiere strategiche per l'intero Paese, dall'aeronautico all'aerospazio, offrendo opportunità di lavoro ben retribuito a sempre più laureati meridionali e garantendo loro un buon motivo per non costringerli ad emigrare».

Ma le opportunità che la riforma di medio termine della Coesione Ue, targata dal ministro Raffaele Fitto, ha messo a disposizione delle Regioni, delle Amministrazioni centrali e di tutti gli Stati membri per rimodulare su obiettivi più immediati (acqua, casa, energia, occupazione e difesa) risorse già programmate, apre scenari anche chiave decisamente significativi.

«Entro il 31 dicembre – conferma il ministro – le proposte dovranno essere trasmesse a Bruxelles che con l'inizio del nuovo anno potrà già destinare le risorse richieste. Per questo la nuova Politica di Coesione impatterà già sull'attuale ciclo 2021-27 e sarà ancora più sfidante perché in futuro non avremo la certezza di disporre delle stesse attuali risorse e soprattutto non sarà possibile replicare il fondo Pnrr».

La sensazione è che siamo alla vigilia di una profonda svolta della Coesione che in 20 anni, come emerge da una puntuale pubblicazione del Dipartimento per la Coesione, ha assicurato all'Italia qualcosa come 345 miliardi di euro, in gran parte destinati alla riduzione dei divari tra regioni sviluppate e regioni in ritardo. Per questo, ammonisce Foti, la sfida dei futuri fondi della Coesione dovrà essere chiara: spendere bene, certo, ma su progetti obiettivi selezionati. «Il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'Ue dovrà fare delle scelte e non è detto che si troverà un accordo tra i Paesi membri. Dunque, dobbiamo preoccuparci di un piano B, che evolva in un accordo migliore e risorse, in un'ottica di condivisione delle priorità tra Governo, Regioni, Amministrazioni centrali e territori».

«Puntualizza Foti – anche le opposizioni hanno sempre dato atto di una grande disponibilità al confronto parlamentare. In chiave Sud si tratterà allora di capire se, come dovrebbe essere scontato per la verità, anche in futuro verrà confermata l'inviolata destinazione dell'80% delle risorse del Fondo sviluppo e coesione e della maggior parte di quelle del Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale che proprio quest'anno festeggia i 50 anni dalla sua attivazione».

«Sarà importante – conclude il ministro – che tutti gli interlocutori ragionino in questa nuova prospettiva, imposta da cambiamenti geopolitici e geoeconomici che fino a qualche anno fa erano impensabili. Ci qualifica che non c'è più spazio per saccheggiare le risorse della Coesione e pensare di poter utilizzare a firma del rinvio per non vedere definanziati progetti che non rispettano le scadenze. La lezione del Pnrr ci deve essere un monito: il Piano può diventare un modello della nuova Coesione perché lavorare per obiettivi, verificare il livello delle performance e adeguare la spesa alle esigenze di questo mutato scenario, come è accaduto per il Pnrr, diventerà sempre più indispensabile».

facebbok

Rassegna Stampa

TommasoFoti
powered by Blacklemon Srl