Il Messaggero – 6 dicembre 2025
Intervista a Tommaso Foti
«Semplificazioni sui prossimi obiettivi
La spesa supererà quota 100 miliardi»
IL MINISTRO PER GLI AFFARI UE,
NEL NUOVO DECRETO MISURE
CONTRO GLI OSTACOLI
BUROCRATICI
I FONDI
PER USARE
PARTE DELLE RISORSE
DOPO IL 2026
AVRANNO IN MEDIA
UN ORIZZONTE DI
TRE ANNI
Per fine anno la spesa del Pnrr nazionale ripresa e resilienza dovrebbe superare la soglia dei 100 miliardi. Questo non le preoccupa?
«Il semestre prossimo, tra il 15 e il 20 giugno, l'Italia chiederà alla Commissione europea il pagamento della nona e della decima rata, per un totale di 94,4 miliardi, a cui va aggiunto l'anticipo del Next Generation EU, arrivando appunto oltre quota 100 miliardi».
Il nuovo governo ha chiesto una revisione del Piano presentata dal precedente esecutivo.
«Una rimodulazione da 13,5 miliardi ha comportato comunque la portata complessiva del Piano. A stretto giro Roma ha anche avuto l'ok al pagamento dell'ottava rata, confermando quindi di essere in linea con il cronoprogramma e il rispetto degli altri partner europei. L'attuazione del Piano ha ottenuto anche la certificazione della Corte dei conti».
È un'ampia conferma di ciò che sono le linee della Commissione europea?
«C'è un dato interessante della relazione della Corte dei conti sul Pnrr: al Sud il cronoprogramma ha un ritmo più spedito al Nord, merito anche dei procedimenti previsti proprio dal Pnrr. Ritiene che queste semplificazioni possano essere estese anche in altri ambiti?»
Più snelle le procedure, più investimenti?
«È così. Il Pnrr, ovviamente, ha avuto una struttura speciale che deriva anche dal contesto in cui il Piano è nato, durante la pandemia, per rilanciare il sistema produttivo ed economico a livello nazionale. Dopodiché penso di poter dire che la semplificazione e la digitalizzazione, soprattutto della pubblica amministrazione, sono un elemento non solo di garanzia per i cittadini, ma soprattutto di attrattività per gli imprenditori italiani e per gli investitori esteri che guardano al nostro Paese».
Il Pnrr ha contribuito a favorire queste riforme.
«Basti citare una, mi riferisco al termine entro il quale le pubbliche amministrazioni devono sanare, rispettivamente, 30 e 60 giorni, i pagamenti dei fornitori. Un obiettivo eccezionale se pensiamo ai tempi biblici del passato».
Nel decreto in lavorazione è prevista anche una grande attenzione al fondo sul diritto allo studio, agli studenti, alla connettività e all'agrisolare, che permetterà di fare vere e proprie politiche industriali.
«Lo schema prevede che siano soggetti terzi a gestire questi fondi. I finanziamenti saranno garantiti a progetti di enti locali privati. Anche in questo cerchiamo di rendere più possibile facile la possibilità di realizzare queste infrastrutture. Ci muoveremo in tempi brevi».
Perché, se è vero che i destinatari dei fondi hanno la possibilità di operare fino al 2030, il sistema dei cronoprogrammi rimarrà?
«Una volta operativi, entro quanto tempo andranno spese le risorse? In media si tratta di uno spazio temporale di tre anni».
Uno dei temi più spesso sollevati quando si parla di Pnrr è: a che punto è la spesa? A quanto ammonta? Quali sono le ultime indicazioni?
«Sulla piattaforma Regis, al mese di ottobre, sono stati certificati 92,5 miliardi di euro. Ritengo che, con molta probabilità, dovremo chiudere l'anno oltre i 100 miliardi di euro. Si tratta ovviamente di previsioni: i dati saranno disponibili soltanto a fine gennaio. Ma le previsioni basate su un andamento progressivo registrato in passato, tradizionalmente vedono picchi nel mese di novembre e dicembre».
Andrea Pirani
