Il discorso da padre di famiglia del colonnello Breda che ringrazia e parla ai suoi ragazzi
È un discorso quasi intimo, da padre di famiglia, quello del comandante provinciale dell'Arma Pierantonio Breda di fronte a coloro che chiama i suoi «ragazzi». C'è chi dice che sia l'ultimo da alto ufficiale in servizio a Piacenza, dopo 4 anni di comando. Apre con i ringraziamenti. Al ministro Tommaso Foti, la cui presenza «conferisce un'ulteriore solennità» al 212° anniversario della fondazione dell'Arma. Alla prefetta Patrizia Palmisani, «per la costante vicinanza e la premurosa attenzione che riserva ogni giorno al territorio e all'Arma», per la presidente della Provincia Monica Patelli, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, tutti i sindaci dei comuni piacentini. «La vostra presenza oggi - dice - è la conferma di quel patto indissolubile che lega l'Arma alle comunità che serviamo». L'elenco dei grazie è lungo ma sentito: al presidente del Tribunale Stefano Brusati, alla Magistratura locale e in particolare al Procuratore della Repubblica Grazia Pradella, ai rappresentanti del Parlamento e del Consiglio regionale, alle autorità religiose, ai vertici degli enti territoriali e ai colleghi delle altre Forze Armate e di Polizia. Ancora: al questore Gianpaolo Bonafini, al comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Amadori, alla stampa, all'Associazione Nazionale Carabinieri e alle Benemerite, alle associazioni d'arma, alle associazioni professionali e sindacali. Richiama le guerre in corso: «Celebriamo questa ricorrenza in uno scenario internazionale che continua a mostrare tutta la sua fragilità. L'instabilità geopolitica ai confini dell'Europa e le tensioni glo-bali entrano nelle nostre case sotto forma di incertezza e inquietudine ». In questo contesto, il compito dell'Arma si fa ancora più delicato. «Trasformare la rassicurazione interna in un pilastro di stabilità sociale - è convinto Breda -. Se il mondo appare turbolento, il cittadino deve poter trovare nel "suo" Carabiniere un punto fermo, un approdo sicuro di legalità e di ascolto. Non siamo solo operatori di sicurezza; siamo, per vocazione, sentinelle di prossimità». L'anno che ci si è lasciamo alle spalle – da giugno 2025 ad oggi – viene definito «intenso e sfidante per l'Arma piacentina». Il contrasto al crimine predatorio: «Con operazioni che hanno smantellato sodalizi dediti ai furti in abitazione, una delle ferite più sentite nel nostro Appennino e nella Bassa ». La lotta contro le truffe agli anziani: «Interventi che non si sono limitati alle denunce, ma che hanno impedito che la vulnerabilità dei nostri padri e delle nostre madri venisse calpestata». La risposta «immediata» alla violenza giovanile e ai dissidi stradali: «Episodi che hanno scosso la quiete dei nostri borghi, risolti grazie alla presenza capillare delle nostre Stazioni ». Ma l'attività più preziosa per il comandante provinciale dell'Arma - resta «quella che non fa notizia. Continuo a credere fermamente che l'eccezionalità – intesa come giudizio di valore – risieda nel fare bene le piccole cose, ogni singolo giorno. Una normalità che per noi Carabinieri si traduce in migliaia di ore di pattugliamento, nel soccorso a un automobilista in difficoltà sulla Statale 45, o nell'intervento silenzioso per prevenire un gesto estremo o sedare una lite familiare prima che diventi tragedia. Questo è ciò che fa davvero la differenza». Ringrazia le famiglie dell'Arma: «La vostra pazienza è la nostra forza; il vostro sostegno è ciò che ci permette di indossare questa divisa con serenità ogni mattina. Oggi il nostro pensiero va anche a chi non è più tra noi e a chi – tra cui alcuni colleghi qui presenti – porta sul proprio corpo i segni del dovere compiuto. Il loro sacrificio è la nostra bussola morale. In questo momento di ricordo, lasciatemi rivolgere un saluto affettuoso a Maria Chiara: forse sconosciuta ai più, ma ben nota fin da bambina ai Carabinieri del Radiomobile e di San Nicolò. Grazie per essere qui oggi, Maria Chiara: papà sarà sicuramente orgoglioso di vederti ». Papà era il maresciallo Vincenzo Russo prematuramente scomparso a causa di un arresto cardiaco che lo ha colpito mentre si trovava in servizio nella stazione carabinieri di San Nicolò. Si congeda citando san Giovanni Paolo II che in una udienza solenne definì i Carabinieri come "sentinelle della pace e della libertà". « Egli rivolse all'Arma parole che ancora oggi, in questo 2026, indicano la rotta del nostro servizio: "Voi siete chiamati a essere i difensori della pace e della legalità. Ma ricordate che la vostra è una missione che vi impegna a essere costruttori di pace in un mondo spesso segnato da conflitti e violenze. La gente guarda alla vostra divisa come a un segno di speranza: non deludetela mai nell'offrire protezione a chi ha paura." È con questo spirito – cari Carabinieri della Provincia di Piacenza – che rinnoviamo oggi il nostro giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla nostra gente. Viva l'Arma dei Carabinieri! Viva l'Italia!».
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