Corrispondenza tra il Direttore di Libertà Pietro Visconti ed i lettori del quotidiano.
LE REGIONALI DOPO IL RIBALTONE IN UMBRIA
Egregio direttore, alcuni giorni fa il segretario del Partito democratico, Zingaretti, forse a corto di argomenti, definì Salvini "un
ubriacone". Ieri la strana coppia Di Maio-Zingaretti, alle regionali in Umbria, è stata letteralmente asfaltata dalla coalizione di centrodestra il cui leader riconosciuto è appunto
Matteo Salvini. Significa che questi poveretti
valgono meno di un ubriacone.
Lorenza Rossi Lega
assessora comunale
Fiorenzuola d'Arda
Gentile direttore, alla luce del risultato elettorale umbro, una provocazione da parte mia:
non è che Bonaccini prende più voti da solo
che alleato con i 5Stelle? A quanto pare, con
l'aria che tira, meglio per lui non identificarsi col governo giallorosso...
Roberto Arvedi
Pontedellolio
Caro direttore, in merito alle regionali in
Umbria, prevedo già le scuse degli sconfitti
del momento. Cospargendosi il capo di cenere, daranno la colpa agli astenuti che non
hanno capito la strategia di aver stretto un'alleanza fra due forze che fino al giorno prima
si erano accusate a vicenda di essere gli uni
incapaci e gli altri disonesti. Ritrovo in questa incomprensione la causa di quell'ennesima tensione che, ultimamente, è diventato il leit motiv cui aggrapparsi a giustificazione degli insuccessi. No, cari politici, state tranquilli, se oggi più di un italiano su tre
non va più a votare è perchè dopo decenni
di promesse elettorali disattese, dopo decenni di scandalosi cambi di casacca, la stragrande maggioranza di chi non va a votare
(e ve lo dico da astenuto) lo fa perchè ha capito perfettamente che l'unico ingrediente
onnipresente nelle false ricette proposte di
tornata elettorale per la soluzione dei problemi del paese è il vinavil che usate per restare incollati alle poltrone.
Angelo Pinotti
San Nicolò
Il vento che in una notte ha spostato l'Umbria da sinistra destra, con un movimento atteso
ma di forza inaspettata, parla direttamente a noi, all'Emilia Romagna. Il prossimo banco di
prova su dove vuole andare l'Italia è qui, a fine gennaio. In palio una Regione che varrà come Palazzo Chigi (se non di più) per ciò che rappresenta nella storia politica d'Italia: l'archetipo del buon governo possibile secondo la sinistra e una buona parte di moderati; un dinosauro del '900 cattocomunista di cui sbarazzarsi, secondo il centrodestra salvinista, in nome
del cosiddetto popolo vero. Due mondi che si sfidano, con le loro componenti di ragionevolezza, di passione, anche di dogmatismo. Si apre una stagione di confronto politico serio, vibrante, viene di dire all'antica. In avvio di partita, l'auspicio è che ogni squadra dia il meglio. La prima lettera mi aiuta a spiegare ciò che intendo. Zingaretti ha fatto male a dare dell'ubriacone a
Salvini. Il segretario del Pd non ha l'insulto o il sarcasmo nel suo dna, ma stavolta c'è caduto e
ha imitato una caratteristica in cui viceversa il leader leghista ha pochi rivali. L'assessora di Fiorenzuola ha ben diritto di prendersi la soddisfazione di dire in Umbria vi abbiamo asfaltati e
ora come la mettiamo? Ma se questo è il pretesto per dare agli avversari dei «poveretti», ecco
che siamo al circolo vizioso. Serve a qualcosa? Serve all'Emilia Romagna? Penso di no. Quanto al consiglio a Bonaccini di sfuggire all'alleanza con i 5Stelle perché porta male l'identificazione con il governo, condivido. Il centrosinistra dovrebbe avere il coraggio di giocarsela senza
stampelle dell'ultima ora di incertissimo conio. Dal centrodestra si attendono idee autenticamente alternative, sagomate su questioni concrete e non su fantasie. Ieri il consigliere regionale della Lega Matteo Rancan ha dichiarato: «Invito i piacentini che sognano un'Emilia Romagna libera a segnare sul calendario la data del 26 gennaio». Identica evocazione («Occorre liberare l'Emilia») da parte del deputato Tommaso Foti di Fratelli d'Italia. L'euforia per il trionfo in
Umbria è un'attenuante, ma sono frasi gravemente arretrate rispetto ai fatti: l'Emilia Romagna
è già libera, anzi volendo essere pignoli in epoca repubblicana lo è sempre stata. Prendere nota, grazie.
Pietro Visconti
Libertà
