Rassegna Stampa

'Un ruolo di governo? Sono un uomo d'Aula e li' mi piace restare'

Data: 21/08/2022

ELEZIONI POLITICHE TOMMASO FOTI FRATELLI D'ITALIA

CAPOLISTA ANCHE NEI COLLEGI PLURINOMINALI. «E' STATA UNA SORPRESA, SEGNO DI UN PROFONDO ATTESTATO DI FIDUCIA»

Che fosse in pole position per la candidatura nel collegio uninominale della Camera dei Deputati, lo si sapeva da tempo. Ma che ora, come si dice, il nome di Tommaso Foti possa comparire anche come capolista di Fratelli d'Italia nei collegi plurinominali di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e della Romagna (Ferrara, Ravenna, Forli-Cesena, Rimini) era a dir poco imprevedibile. Una sorpresa anche per l'interessato. Tre candidature che, comunque vadano le cose il 25 settembre per il centrodestra, gli dovrebbero quasi certamente spalancare le porte per la sesta legislatura in Parlamento.

Onorevole Foti, da buon interista capirà la licenza: davvero non si aspettava questo "triplete"? 
Non ci crederà ma è così. Posso dire che già da qualche settimana il partito mi aveva offerto la possibilità di correre all'uninominale, questo sì. Ma della possibilità di essere capolista nei collegi proporzionali l'ho saputo davvero solo ieri (venerdì, ndr). E non nascondo che mi ha fatto piacere. Se alla fine sarà così, non posso che interpretarlo come un profondo attestato di fiducia».

Qualche malizioso direbbe: Foti ha il doppio paracadute. 
«A quei maliziosi dovrebbe bastare la mia storia politica come risposta visto che non ho mai avuto bisogno di paracadute per essere eletto. Ma capisco che per i detrattori sia più facile buttarla in polemica che riconoscere, magari, esperienza e meriti di una carriera trentennale»

Dicono che Giorgia Meloni, che ha messo il timbro su tutte le candidature, la consideri un po' un suo pupillo. E' così? 
«Non saprei dire se sono un suo pupillo (sorride, ndr). E se così fosse ne sarei anche onorato. Avverto però da sempre da parte sua e di tutto il partito una grande stima nei miei confronti. D'altronde a Giorgia Meloni mi unisce il percorso comune in Fratelli d'Italia. Dieci anni fa fui tra i pochi che non esitò un secondo a seguirla in quella che ai più sembrava un'iniziativa, la fondazione di un nuovo partito, sterile. Ma i risultati dei sondaggi di oggi che ci collocano al primo posto tra i partiti italiani dimostrano che l'idea era azzeccata. Non dimentico inoltre che in occasione della crisi del governo giallo-verde Meloni volle che l'accompagnassi per le consultazioni dal presidente Mattarella. Sì, c'è un rapporto di fiducia e stima reciproca ».

E' vero che quando le hanno offerto il collegio uninominale ha preso tempo prima di accettare? 
«Sì. Per onestà nei confronti del mio partito. Un mese fa circa avevo necessità di sottopormi a una serie di visite già programmate ancor prima che si sapesse delle elezioni per capire meglio il decorso della malattia che mi affligge da più di un anno. Prima di accettare dovevo avere rassicurazioni. Certamente la mia è una situazione che va sempre monitorata, ma grazie ai medici e alle cure posso svolgere il mio servizio con una certa tranquillità. Quando ho avuto rassicurazioni di questo tipo ho accettato».

Corre in un collegio che, se non "blindato", è molto sicuro per il centrodestra. Pensa che per lei la campagna elettorale sarà una passeggiata? 
«Non ci sono né elezioni né candidati facili. Ci si confronta e si lotta per vincere fino all'ultimo secondo. Poi, si commentano i risultati. E' così, in politica come nello sport: quante volte squadre favorite al termine della partita risultano sconfitte? E poiché il sogno oggi può diventare realtà, compatibilmente con quanto mi è concesso di potere fare, mi impegnerò fino all'ultimo secondo per portare Giorgia Meloni a fare la Presidente del Consiglio»

Il centrosinistra nel collegio uninominale schiera un'outsider, Beatrice Ghetti, per nulla disposta a fare l'agnello sacrificale. 
«Lo capisco ed è giusto che sia così. Massimo rispetto per tutti i candidati, ancorché sfidanti. Non conosco di persona Ghetti, magari succederà in questa campagna elettorale. Le faccio un in bocca al lupo che sia una campagna corretta e leale».

Fa "in bocca al lupo" anche a De Micheli? Sarà sfida anche con lei nel plurinominale. 
«Ovviamente».

Se dovesse vincere sarebbe la sua sesta legislatura in Parlamento, tutte tra l'altro alla Camera. Non ha mai pensato che fosse necessario un ricambio? 
«Ricambio è una parola bella ma a volte ingannevole. E' il partito che mi ha sempre proposto e gli elettori che poi mi hanno scelto, io non ho mai battuto i pugni sul tavolo per ottenere alcunché. Vuole dirmi che dovrei io fare un passo indietro? Guardi, a Montecitorio c'è una pattuglia di giovani e brillanti parlamentari che in tante occasioni pubbliche mi hanno ringraziato per la passione e la competenza che metto nel mio lavoro e che gli trasmetto. Quando il partito non avrà più bisogno di me lo capirò da solo senza alcun dramma».

Non crede che fosse giunto il momento di rinunciare alla fiamma nel simbolo del partito? 
«Premesso che credo che agli italiani interessi di più che i politici risolvano altri tipi di problemi, ribadisco quello che ha detto Giorgia Meloni e che fa parte anche della mia storia: la fiamma nel simbolo non ha niente a che fare con il passato, ma è il riconoscimento del viaggio fatto dalla destra democratica attraverso la storia della nostra Repubblica. E noi ne siamo orgogliosi».

In caso di vittoria del centrodestra potrebbe ambire anche a qualche ruolo di governo? 
«Sono un uomo d'Aula e tale voglio restare. Ognuno dovrebbe avere l'intelligenza di fare bene le cose che sa far bene. Ne guadagnerebbero la politica e l'Italia».

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