Rassegna Stampa

Abiura di Foti, dubbi a sinistra 'Antifascista occasionale'

Data: 24/10/2021

Interesse per le parole del deputato di FdI Ma anche scetticismo. Sprega, cultore di storia: sui punti chiave la destra non cambia

Non convince tutti l'energica presa di distanze di Tommaso Foti dai neofascisti di Forza Nuova che due settimane fa a Roma hanno guidato l'assalto alla sede della Cgil. Un intervento, quello in Parlamento del deputato di Fratelli d'Italia, che ha suscitato interesse e apprezzamento, in considerazione segnatamente della sua militanza di lungo corso nella destra, partita nel Msi e sotto l'ala di Carlo Tassi, l'onorevole in camicia nera. Quell'assalto è stato «di violenza fascista», ha puntato Foti senza mezzi termini l'indice accusatorio incontrando plausi trasversali registrati anche sui social network. C'è però chi alza più di un sopracciglio. E' il caso di Franco Sprega che parla di «enunciazione di principio occasionale» che non basta come prova di convinta condanna di tutto ciò che di torbido e antidemocratico si cela dietro il frastagliato arcipelago della destra radicale: «L'autenticità» dell'intervento in Parlamento dell'onorevole di FdI (v."Libertà" di ieri) «va misurata sulla pratica quotidiana nel lungo periodo». Parla da uomo solidamente di sinistra, Sprega. Classe '62, fiorenzuolano, una militanza giovanile nel movimento studentesco e, nella seconda metà degli anni '90, in Rifondazione comunista di cui è stato consigliere provinciale, ha progressivamente abbandonato la politica attiva per dedicarsi allo studio della storia locale. «Sono un povero ricercatore storico di provincia che cerca di tenere acceso un barlume sugli accadimenti piacentini», dice di sè schermendosi. Con sguardo sempre attento, d'altra parte, sull'attualità locale e nazionale. «Che uno dei principali esponenti della destra piacentina faccia una dichiarazione di questo genere va anche bene», commenta Sprega in prima battuta la presa di distanze di Foti che ha escluso «ogni contiguità di FdI con gruppi neofascisti, neonazisti e tanto meno nazimaoisti». «Il problema è che secondo me non sono le enunciazioni di principio occasionali a fugare il dubbio che si tratti di una strategia, servono conferme su più anni», avverte Sprega. E se le parole alla Camera dell'onorevole piacentino le si confronta con quelle pronunciate a caldo dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, sull'aggressione alla sede della Cgil, « beh, ha detto cose ben diverse, si è voluta trarre d'impaccio evocando la strategia della tensioni, gli opposti estremismi, e mettendo in discussione la ministra dell'Interno, Lamorgese»: significa, secondo Sprega, che «in realtà nessuna di queste forze di destra vuole staccarsi dai valori di riferimento». Il Foti "ariete antifascista" mal si concilierebbe, dunque, con le dichiarazioni della presidente del suo partito, quasi a simulare un doppio piano comunicativo: quello istituzionale dagli scranni del Parlamento rassicurante sul piano democratico e l'altro ammiccante alla pancia di un elettorato che alle nostalgie del Ventennio rimane in parte legatissimo. «Non credo proprio che Foti non si sia confrontato con i dirigenti di partito prima di fare alla Camera l'intervento che ha fatto, lui dichiara certe cose ma i suoi seguaci non si discostano tanto dai valori tradizionali, i loro principi restano ben saldi, sono enunciazioni fatte così, come se preludessero a chissà quali cambi di passo, ma poi smentite da altre», continua Sprega citando il passaggio in cui Foti parla di manganello mediatico usato dalla sinistra contro la destra nella campagna elettorale per le amministrative (v. "Libertà" di ieri, ndr): «Se penso a quante volte lo hanno armato loro in questi anni il manganello mediatico contro gli avversari... E' il metodo fascista». «Il cambiamento lo vediamo se certi valori vengono meno, se si fa una valutazione autenticamente diversa. Vedo invece, tanto da Fratelli d'Italia quanto dalla Lega, i molti temi su cui amano spingere le questioni care alla destra, dalla voce grossa sui migranti agitati come spauracchio alle dichiarazioni guerrafondaie di Salvini contro la Francia per i fatti di Bardonecchia: siamo sempre alla logica dello spezzeremo le reni a qualcuno. E' la pratica quotidiana che fa la differenza e questa si richiama a situazioni che a me non piacciono, ci si rivolge facilmente alla pancia delle persone, individuando un nemico che si butta in pasto alla gente anziché ragionare sulla soluzione dei problemi, sono sempre molto pronti a dare addosso al diverso, alle situazioni di marginalità, a me fanno sempre paura gli ondeggiamenti delle folle quando si individua un nemico come causa del male», motiva Sprega la sua diffidenza: «Guardiamo che cosa succede nelle periferie romane, in certe realtà del Veneto, sono dinamiche che fanno a pugni con le enunciazioni di principio, del resto quando ci sguazzi in questo brodo di cultura, quando ti conviene avere anche a che fare con questi ambienti nostalgici, la pratica quotidiana è ben diversa». Non piace allo storico fiorenzuolano l'equiparazione tra «tutti i totalitarismi», l'accusa di strabismo mossa da Foti alla sinistra che disinvoltamente bolla lo squadrismo fascista dimenticandosi di fare altrettanto con lo squadrismo comunista come nel caso delle violenze che nel 1977 impedirono al leader della Cgil, Luciano Lama, di parlare all'università di Roma. «Bisogna vederli e contestualizzarli gli squadrismi di sinistra, non vorrei che alla fine si voglia arrivare all'equiparazione tra fascismo e comunismo: lì allora si apre tutto un altro campo di analisi storica, è un ragionamento che non sta in piedi, il movimento operaio, la sinistra sindacale, rispetto a fenomeni come le Brigate rosse, i conti li hanno fatti, qui invece si vede che non si vuole mettere in discussione un passato e poi fa comodo buttare tutto nello stesso calderone», conclude Sprega. «No, a questa svolta non ci credo».

Prc: «Condanna apprezzabile ma ci vogliono fatti concreti» 
Rifondazione ricorda il 25 Aprile in cui il deputato «si mostrò in mascherina nera con Mussolini»

Apprezzabili le parole dell'onorevole Foti quando prende le distanze da neofascisti e neonazisti, non possiamo che applaudire a chiunque esprima un'aperta condanna a tali ideologie di odio e di morte». Rifondazione comunista «accoglie favorevolmente», e però «non possiamo non muovere alcune pesanti critiche», si legge in una nota del circolo Prc di Piacenza. «Innanzitutto crediamo che il suo accomunare fascismo e comunismo (parlando di totalitarismi in genere) sia inconcepibile, come dicemmo già in occasione della delibera del Parlamento Europeo votata congiuntamente da Popolari e Socialisti. È inconcepibile accomunare chi ha creato regimi per opprimere gli altri popoli e chi ha combattuto per liberare l'Europa da tali mostri. Riteniamo soprattutto che sia assurdo vedere punti in comune tra chi, ancora oggi, fa saluti romani e si diverte a picchiare e uccidere chi ha la pelle di colore diverso e chi, spesso e volentieri, si impegna a favore degli ultimi della società». Per il Prc, «tali affermazioni sono il classico cerchiobottismo comune alla destra quando si trova alle strette e non riesce a tagliare nettamente col proprio passato che portò il Paese alla rovina». E ancora: «Ci chiediamo se abbia preso le distanze anche da se stesso quando si fotografò, un 25 aprile di qualche anno fa, con una "bella" mascherina nera inneggiante a Mussolini o se abbia preso le distanze anche da alcuni esponenti locali del suo partito che appaiono spesso insieme a esponenti del neofascismo o sostengono economicamente associazioni legate a Forza Nuova o Casapound. Ben vengano le parole di condanna al neofascismo e al neonazismo, ma vorremmo che fossero seguite anche da fatti concreti altrimenti rischiano di diventare una filastrocca da recitare ai bambini per farli addormentare».

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