Interesse per le parole del deputato di FdI Ma anche scetticismo. Sprega, cultore di storia: sui punti chiave la destra non cambia
Non convince tutti l'energica
presa di distanze di Tommaso
Foti dai neofascisti di Forza Nuova che due settimane fa a Roma
hanno guidato l'assalto alla sede
della Cgil. Un intervento, quello
in Parlamento del deputato di
Fratelli d'Italia, che ha suscitato
interesse e apprezzamento, in
considerazione segnatamente
della sua militanza di lungo corso nella destra, partita nel Msi e
sotto l'ala di Carlo Tassi, l'onorevole in camicia nera. Quell'assalto è stato «di violenza fascista»,
ha puntato Foti senza mezzi termini l'indice accusatorio incontrando plausi trasversali registrati anche sui social network.
C'è però chi alza più di un sopracciglio. E' il caso di Franco Sprega
che parla di «enunciazione di
principio occasionale» che non
basta come prova di convinta
condanna di tutto ciò che di torbido e antidemocratico si cela
dietro il frastagliato arcipelago
della destra radicale: «L'autenticità» dell'intervento in Parlamento dell'onorevole di FdI (v."Libertà" di ieri) «va misurata
sulla pratica quotidiana nel lungo periodo».
Parla da uomo solidamente di sinistra, Sprega. Classe '62, fiorenzuolano, una militanza giovanile nel movimento studentesco e,
nella seconda metà degli anni
'90, in Rifondazione comunista
di cui è stato consigliere provinciale, ha progressivamente abbandonato la politica attiva per
dedicarsi allo studio della storia
locale. «Sono un povero ricercatore storico di provincia che cerca di tenere acceso un barlume
sugli accadimenti piacentini», dice di sè schermendosi. Con
sguardo sempre attento, d'altra
parte, sull'attualità locale e nazionale.
«Che uno dei principali esponenti della destra piacentina faccia una dichiarazione di questo
genere va anche bene», commenta Sprega in prima battuta la
presa di distanze di Foti che ha
escluso «ogni contiguità di FdI
con gruppi neofascisti, neonazisti e tanto meno nazimaoisti». «Il
problema è che secondo me non
sono le enunciazioni di principio occasionali a fugare il dubbio
che si tratti di una strategia, servono conferme su più anni», avverte Sprega.
E se le parole alla Camera
dell'onorevole piacentino le si
confronta con quelle pronunciate a caldo dalla leader di FdI,
Giorgia Meloni, sull'aggressione
alla sede della Cgil, « beh, ha detto cose ben diverse, si è voluta
trarre d'impaccio evocando la
strategia della tensioni, gli opposti estremismi, e mettendo in discussione la ministra dell'Interno, Lamorgese»: significa, secondo Sprega, che «in realtà nessuna di queste forze di destra vuole staccarsi dai valori di riferimento».
Il Foti "ariete antifascista" mal si
concilierebbe, dunque, con le dichiarazioni della presidente del
suo partito, quasi a simulare un
doppio piano comunicativo:
quello istituzionale dagli scranni
del Parlamento rassicurante sul
piano democratico e l'altro ammiccante alla pancia di un elettorato che alle nostalgie del Ventennio rimane in parte legatissimo. «Non credo proprio che Foti non si sia confrontato con i dirigenti di partito prima di fare alla Camera l'intervento che ha fatto, lui dichiara certe cose ma i
suoi seguaci non si discostano
tanto dai valori tradizionali, i loro principi restano ben saldi, sono enunciazioni fatte così, come
se preludessero a chissà quali
cambi di passo, ma poi smentite
da altre», continua Sprega citando il passaggio in cui Foti parla di
manganello mediatico usato dalla sinistra contro la destra nella
campagna elettorale per le amministrative (v. "Libertà" di ieri,
ndr): «Se penso a quante volte lo
hanno armato loro in questi anni il manganello mediatico contro gli avversari... E' il metodo fascista».
«Il cambiamento lo vediamo se
certi valori vengono meno, se si fa una valutazione autenticamente diversa. Vedo invece, tanto da Fratelli d'Italia quanto dalla Lega, i molti temi su cui amano spingere le questioni care alla destra, dalla voce grossa sui
migranti agitati come spauracchio alle dichiarazioni guerrafondaie di Salvini contro la Francia per i fatti di Bardonecchia:
siamo sempre alla logica dello
spezzeremo le reni a qualcuno.
E' la pratica quotidiana che fa la
differenza e questa si richiama a
situazioni che a me non piacciono, ci si rivolge facilmente alla
pancia delle persone, individuando un nemico che si butta
in pasto alla gente anziché ragionare sulla soluzione dei problemi, sono sempre molto pronti a
dare addosso al diverso, alle situazioni di marginalità, a me fanno sempre paura gli ondeggiamenti delle folle quando si individua un nemico come causa del
male», motiva Sprega la sua diffidenza: «Guardiamo che cosa
succede nelle periferie romane,
in certe realtà del Veneto, sono
dinamiche che fanno a pugni
con le enunciazioni di principio,
del resto quando ci sguazzi in
questo brodo di cultura, quando
ti conviene avere anche a che fare con questi ambienti nostalgici, la pratica quotidiana è ben diversa».
Non piace allo storico fiorenzuolano l'equiparazione tra «tutti i
totalitarismi», l'accusa di strabismo mossa da Foti alla sinistra
che disinvoltamente bolla lo
squadrismo fascista dimenticandosi di fare altrettanto con lo
squadrismo comunista come nel
caso delle violenze che nel 1977
impedirono al leader della Cgil,
Luciano Lama, di parlare all'università di Roma. «Bisogna vederli e contestualizzarli gli squadrismi di sinistra, non vorrei che alla fine si voglia arrivare all'equiparazione tra fascismo e comunismo: lì allora si apre tutto un altro campo di analisi storica, è un
ragionamento che non sta in piedi, il movimento operaio, la sinistra sindacale, rispetto a fenomeni come le Brigate rosse, i conti li
hanno fatti, qui invece si vede che
non si vuole mettere in discussione un passato e poi fa comodo buttare tutto nello stesso calderone», conclude Sprega. «No,
a questa svolta non ci credo».
Prc: «Condanna
apprezzabile
ma ci vogliono
fatti concreti»
Rifondazione ricorda il 25 Aprile
in cui il deputato «si mostrò in
mascherina nera con Mussolini»
Apprezzabili le parole dell'onorevole Foti quando prende le distanze da neofascisti e neonazisti, non
possiamo che applaudire a chiunque esprima un'aperta condanna a
tali ideologie di odio e di morte». Rifondazione comunista «accoglie favorevolmente», e però «non possiamo non muovere alcune pesanti
critiche», si legge in una nota del circolo Prc di Piacenza. «Innanzitutto
crediamo che il suo accomunare fascismo e comunismo (parlando di
totalitarismi in genere) sia inconcepibile, come dicemmo già in occasione della delibera del Parlamento Europeo votata congiuntamente da Popolari e Socialisti. È inconcepibile accomunare chi ha creato
regimi per opprimere gli altri popoli e chi ha combattuto per liberare
l'Europa da tali mostri. Riteniamo
soprattutto che sia assurdo vedere
punti in comune tra chi, ancora oggi, fa saluti romani e si diverte a picchiare e uccidere chi ha la pelle di
colore diverso e chi, spesso e volentieri, si impegna a favore degli ultimi della società». Per il Prc, «tali affermazioni sono il classico cerchiobottismo comune alla destra quando si trova alle strette e non riesce a
tagliare nettamente col proprio passato che portò il Paese alla rovina».
E ancora: «Ci chiediamo se abbia
preso le distanze anche da se stesso quando si fotografò, un 25 aprile
di qualche anno fa, con una "bella"
mascherina nera inneggiante a
Mussolini o se abbia preso le distanze anche da alcuni esponenti locali del suo partito che appaiono spesso insieme a esponenti del neofascismo o sostengono economicamente associazioni legate a Forza
Nuova o Casapound. Ben vengano
le parole di condanna al neofascismo e al neonazismo, ma vorremmo che fossero seguite anche da fatti concreti altrimenti rischiano di diventare una filastrocca da recitare
ai bambini per farli addormentare».
Libertà
