La risposta all'iniziativa del parlamentare Tommaso Foti che chiedeva più controlli
«All'interno dei nostri locali non
c'è spazio al terrorismo, né ideologico,
né propagandistico, né politico
o mediatico. Auspichiamo che
la politica si responsabilizzi e non
strumentalizzi, fedi, colori, generi
e comunità per poter accreditare la
propria posizione, ma dia risposte
concrete di merito alle urgenze per
le quali il nostro Paese attende una
risposta». Così il Centro islamico
che ha sede in Strada Caorsana replica
all'iniziativa del parlamentare
di Fratelli d'Italia Tommaso Foti
che in una recente interrogazione
al ministro dell'Interno Marco
Minniti chiedeva se fossero state
adeguatamente monitorate le iniziative
del 23 e 25 marzo scorso dal
titolo «7 Anniversario della rivolta
siriana tra sacrifici e speranze» per
scongiurare «la partecipazione ad
esse di persone note per simpatizzare
con il fondamentalismo islamico».
La risposta del Centro islamico
non si è fatta attendere. Secondo
quest'ultimo si gettano «allarmismi
inutili e slogan propagandistici».
«La nota dell'onorevole getta
ombre, scredito e sfiducia, non
solo nei confronti di una comunità
che conta oltre ventimila persone
in tutta la provincia di Piacenza,
ma anche nei confronti delle istituzioni
di pubblica sicurezza preposte
per la vigilanza e il controllo del
territorio - si legge in una nota - La
Comunità islamica piacentina è in
stretto contatto con tutte le istituzioni
per facilitarne il lavoro e l'accesso alle informazioni, nonché alla
tutela di tutti noi cittadini e non
solo della società dai musulmani,
come lascia intendere la nota stessa.
L'evento tenuto presso il centro
della Comunità, oggetto di paure
dell'onorevole, è stato – come tutti
gli eventi da noi organizzati e di rilevanza
– comunicato per tempo
alle autorità nell'ambito della collaborazione
continua avviata ormai
da anni. La Comunità si adopera
per le cause umanitarie anche
quelle siriane, e grazie all'evento tenuto
presso il Centro, è stato possibile
dare un contributo reale e concreto
a centinaia di donne e bambini
oppressi dalla guerra».
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