L'associazione: «Compito del cristiano è informarsi, no alle tentazioni da antipolitica». Negli schieramenti c'è chi si smarca
Tra il Sì e il No non si sbilancia,
«ci sono ragioni oggettive a favore
dell'uno e dell'altro». Ma esorta i cittadini a votare in modo consapevole, perché «è compito primario del
cristiano informarsi e formarsi prima di prendere una decisione». E'
un appello sui generis, e tutt'altro
che convenzionale, quello che lancia Azione Cattolica (Diocesi di Piacenza) in vista del referendum di domenica e lunedì sul taglio dei parlamentari. «Riteniamo sia necessario
approfondire e non lasciare che la
scelta sia fatta in modo superficiale
votando con un sentimento antipolitico» scrive in una nota Azione Cattolica specificando che si tratta di
«un referendum su un tema specifico e bisogna informarsi ed entrare nel merito del quesito» rifiutando «la tentazione di trasformarlo
nell'ennesimo referendum "politico" su questa o quella personalità o
partito o governo». Il ragionamento poi si allarga. «C'è sicuramente bisogno di un rinnovamento delle regole di funzionamento del Parlamento, della legge e dei meccanismi elettorali e anche della composizione e delle funzioni della Camera e del Senato» e «ci pare che tutte
le forze politiche siano d'accordo
che cambiare una sola di queste
senza anche una modifica delle altre porterebbe vantaggi molto limitati. Quello che chiediamo a tutte le
forze politiche è un impegno concreto, perché, indipendentemente
dall'esito del referendum, dal giorno dopo inizino a lavorare per una
riforma completa che ormai attendiamo da decenni».
M5s: «Da noi la svolta»
Chi invece ha sposato una causa
precisa sono i partiti. Quella del Sì,
nonostante al loro interno non
manchino le voci di chi si smarca
dalle posizioni ufficiali. Il Sì più convinto è naturalmente quello del Movimento 5 stelle, principale sponsor
della riforma. «Quello sul taglio dei
parlamentari è un dibattito che va
avanti da decenni tra destra e sinistra ma che prima del Movimento 5
Stelle la politica non è riuscita a portare a compimento fino ad ora a
causa di partiti troppo legati alle poltrone dei parlamentari e al loro alto
numero - spiega Davide Zanichelli,
deputato pentastellato di Guastalla
(Reggio Emilia) ieri a Piacenza -. Se
usciti dal fascismo c'era bisogno di
ricostruire un paese e servivano numerosi parlamentari, oggi, nel 2020,
in cui abbiamo i comuni, le province, le regioni, la comunità europea,
le unioni dei comuni e pure le comunità montane, forse 945 parlamentari sono pure troppi. Specie da
quando anche le regioni hanno avuto la facoltà di fare leggi. Ora è venuto il momento di ridurre il numero
dei parlamentari, e la parola passa
ai cittadini per la scelta finale».
Lega: «Coerenti»
La Lega parla di scelta «coerente».
«Tra Camera e Senato abbiamo votato quattro volte su quattro a favore del taglio dei parlamentari, pertanto domenica e lunedì voteremo
Sì - dice il segretario Luigi Merli -.
Auspichiamo, però, che dopo l'approvazione definitiva della riforma
la maggioranza parlamentare che
oggi sostiene questo governo non
imponga una legge elettorale che
penalizzi la maggioranza degli Italiani».
Fdi: «Più livelli legislativi»
Anche Fratelli d'Italia indica ai suoi sostenitori la strada del Sì. «Nelle
quattro votazioni alle Camere tenutesi in questa legislatura, Fdi ha
espresso sempre voto favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari - sottolinea il deputato
Tommaso Foti -. Fdi evidenzia che,
nel corso degli anni, si è diversificata la funzione legislativa su più livelli istituzionali, di cui non si può non
tenere conto. La scelta per il SI di
Fdi, inoltre, non trova ragione
nell'asserita riduzione dei costi della politica, atteso che la diminuzione dei parlamentari comporterà un
risparmio annuo modesto (circa 60
milioni di euro a fronte degli 830 miliardi di spesa pubblica). Dopo l'affermazione del Sì sarà necessario
approvare una legge elettorale che
permetta la rappresentanza di tutte le provincie ed offra garanzia di tribuna per le formazioni politiche
minori».
Pd: «Nuova legge elettorale»
Quello del Pd «è un Sì consapevole» dice il segretario Silvio Bisotti,
che però rifugge «le argomentazioni banali e populistiche quali il solo
risparmio economico o l' irrazionale strategia dell'antipolitica contro
la "casta"». I dem sono certi «dei limiti della riforma e di alcune delle
ragioni di dissenso, ma il Sì è motivato dalla necessità prioritaria di
aprire un percorso che avrà a che fare con la necessità di un riequilibrio
della rappresentanza garantito da
una nuova legge elettorale che ha
iniziato il suo percorso».
Eccezione Forza Italia
Per il Sì c'è anche Italia Viva. Unica
eccezione del panorama parlamentare è Forza Italia: «Votare No significa mandare un segnale forte al Governo e alla maggioranza. Lo stesso
nostro Presidente Berlusconi, pur
lasciando una certa libertà di coscienza agli elettori, ha indicato nel
No il voto migliore da fare». Il segretario Gabriele Girometta: «Chiedo
e auspico che tanti cittadini vadano
a votare e si esprimano sul No al referendum in difesa della nostra Costituzione: posizione condivisa da
centinaia di costituzionalisti, mandando così nel contempo un chiaro messaggio di dissenso al Governo e ai Partiti che lo sostengono».
Libertà
