Le vibranti proteste dell'utenza dopo la sforbiciata degli orari: «Scelte assurde, non si riesce a utilizzare un servizio garantito»
Almeno c'è un'amara consolazione: le folte chiome del viale alberato riparano dal sole. Per
il resto, l'accesso all'ufficio postale della Besurica sembra un
disastro: code, lamentele e attese snervanti sul marciapiede.
«Da quando l'orario di attività
dello sportello è stato ridotto -
dice un residente del quartiere
- la situazione è invivibile. Non
si riesce a utilizzare un servizio
che, in teoria, dovrebbe essere
garantito a tutti…».
Il problema è presto detto. Dalla ripresa post-Covid in poi, la
filiale di Poste Italiane in via Perfetti ha subito un drastico ridimensionamento: oggi i turni di
apertura al pubblico restano solo nelle giornate di martedì e
giovedì dalle 8.20 alle 13.35 e sabato dalle 8.20 alle 12.35,
mentre prima erano in tutte le
mattine della settimana (tranne la domenica). Risultato?
Molti residenti del quartiere
fanno a gara per arrivare il prima possibile davanti allo sportello e provare a espletare le
proprie pratiche, oppure "emigrano" verso altri uffici postali
della città. «Le code sono inaccettabili, non se ne può più -
commenta un pensionato in attesa sul marciapiede di via Perfetti - un conto è avere pazienza per garantire il rispetto del
distanziamento sociale, un altro è assistere a questa inefficienza illogica. Limitare il servizio postale pubblico in maniera così drastica non ha alcun
senso». L'allarme è stato lanciato anche dal parlamentare piacentino Tommaso Foti, che nei
giorni scorsi ha presentato
un'interrogazione al Governo
Conte per chiedere di porre rimedio a questa "decisione poco lungimirante, che mortifica
gli utenti".
Del resto, gli effetti della "sforbiciata" agli orari si sono visti anche ieri mattina: a un certo
punto, già intorno alle 8.40 (una
ventina minuti dopo l'apertura) la lunga fila dei residenti si è
protratta fino sul marciapiede
in via Grazioli. «Ho rinunciato
a entrare nello sportello - interviene Francesca Di Stefano - la
scelta di tenere aperto solo al
martedì , giovedì e sabato è assurda, considerando c'è un'attesa infernale già in condizione
di normalità». Paolo Casaroli
conferma il disagio: «Vado alla
posta di via Cella, qua alla Besurica è impossibile…». E non è
il massimo nemmeno nell'ottica dell'inquinamento: un abitante del quartiere si vede costretto a spostarsi in auto in altri uffici di Piacenza, invece di
affidarsi al servizio "a chilometro zero". «Anche mio marito ha
provato ad accedere allo sportello della Besurica, ma si è arreso ed è andato in via Cella»,
aggiunge Mariuccia Zavattoni.
«Ho tentato di ritirare una raccomandata per tre volte, invano - dice una cittadina - i miei
orari di lavoro non sono compatibili con i soli tre giorni di
apertura delle Poste. L'altro
giorno, davanti all'ufficio chiuso, oltre a me c'erano due persone e un corriere. Una maggiore comunicazione sarebbe utile».
Libertà
