Rassegna Stampa

Boom di FdI 27 punti in piu' trend opposto per la Lega

Data: 27/09/2022

I CONFRONTI CON IL 2018 IL CARROCCIO CADE ALL'11% IL PD SALE MA SOTTO IL 20%

Ha del prodigioso l'escalation di Fratelli d'Italia da una tornata elettorale all'altra. In tutto il Paese, inclusa Piacenza. Specialmente fuori dal capoluogo. Prendendo a riferimento i risultati del collegio della Camera, alle politiche di cinque anni fa FdI nel territorio provinciale non arrivava al 6%. Ieri (al lordo dei risultati degli otto Comuni del Parmense che sono stati aggregati al collegio piacentino) ha sfiorato il 33%: 27 punti in più, un'enormità. Ben superiore al pure clamoroso exploit realizzato nel 2018 dalla Lega, capace di crescere di 23 punti rispetto alle politiche precedenti (2013): dal 5% al 28%. E a fare da contraltare in questo giro al boom di FdI è il crollo proprio del Carroccio: dal (quasi) 28% in provincia non arriva oggi all'11%, 17 punti in meno. Uno tsunami che ha in parte risparmiato la montagna dove la Lega mostra segnali di tenuta, si vedano i risultati di Cerignale (20%), Morfasso (19,5%), Ottone (16,8%), Bobbio (16%), Coli (16%), oltreché, nella Bassa, a Besenzone (18%). Viene spontaneo pensare a un poderoso travaso di voti all'interno del centrodestra a favore del partito di Giorgia Meloni. Con saldo comunque positivo per la coalizione, cresciuta dal 47% del 2018 al 52%, sotto le vincenti insegne di Tommaso Foti, oggi come cinque anni fa candidato nel collegio uninominale della Camera. Merito dell'effetto traino di FdI, che ha fatto premio non solo sulla disfatta leghista, ma anche sulla pesante caduta di Forza Italia, dal 13,5% all'8% del 2018. Ed è sorprendente la coincidenza matematica tra i 27 punti percentuali in più di FdI da un lato, e dall'altro la sommatoria fra quelli persi da Lega (17) e FI (5) e il maggior bottino di voti (+5%) di Foti rispetto alla volta scorsa: fa 27 per l'appunto. Un dato che, tenuto conto del vistoso calo dell'affluenza - cinque punti e mezzo in meno -, non può trovare corrispondenza se si passa dai valori percentuali a quelli assoluti. Nel 2018 Foti era stato eletto con 73.600 voti: la Lega ne aveva portati in dote 42.700, FI 21mila, FdI 9mila (del centrodestra facevano parte anche i centristi di Noi per l'Italia: mille voti pari allo 0,6%). Stavolta dai meloniani è arrivato il principale contributo con 58mila consensi, quindi la Lega con 19mila e FI con 14mila (in coalizione c'è anche Noi Moderati-Udc con 1.400 voti-0,8%), per un bottino complessivo di 92.700 schede conquistato da Foti. A Piacenza, come in Italia, FdI è di gran lunga il primo partito. Stacca di tredici punti il secondo che è il Pd, attestatosi al 19,5%. Una distanza abissale, che aumenta a ben 27 punti a livello di coalizioni. Beatrice Ghetti, la candidata nel collegio uninominale della Camera per il centrosinistra, che oltre al Pd include Verdi-Sinistra (3%), Più Europa (3%) e Impegno Civico (0,3%), ha ottenuto meno del 26% a fronte del 52% di Foti: uno scarto di 27 punti, grosso modo lo stesso di cinque anni fa, quando il centrosinistra allora rappresentato da Patrizia Calza arrivò al 21% contro il 47% del centrodestra di Foti (26 punti di differenza). Dal 2018 una stabilità di fondo, dunque, per la coalizione guidata dal Pd, che, anzi, in questo giro nella nostra provincia sale di due punti (era al 17,6%) e in termini assoluti passa da 27.500 a 34mila voti. Era stato del resto cinque anni fa che i dem avevano subito un tracollo rispetto alle politiche precedenti in cui conquistarono il 30%. Piacenza si conferma terra ostica per il Movimento 5 stelle. La volta scorsa superò il 23%, bottino già deludente rispetto al boom nazionale dei pentastellati (32%). Oggi, con il candidato alla Camera Carmine De Falco, sono all'8%, 15 punti in meno. E 7 punti sotto il dato nazionale (15%). Vale la pena La novità di queste elezioni era la presenza del Terzo Polo l'alleanza tra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi. Ha superato l'8% (alla Camera il candidato era Sabrina De Canio), appena sopra il 7,7% a livello nazionale. Nel 2018 percentuali da prefisso telefonico avevano racimolato i centristi di centrodestra e centrosinistra. Noi con l'Italia-Udc lo 0,7%, Civica popolare Lorenzin lo 0,56%. Alle politiche di cinque anni prima l'Udc aveva lo 0,76% e va ricordata nel 2013 la presenza anche di Scelta Civica, il movimento dell'ex premier Mario Monti, che a Piacenza raccolse il 9,4%. A sinistra del Pd solo briciole. A Unione popolare con de Magistris (candidata alla Camera era Anna Maria Anelli) è andato l'1%, a Italia Sovrana e Popolare (raggruppamento che include anche il Partito comunista e che ha candidato Elisa Zerbini) l'1,3%. Nel 2018 in lizza c'erano i bersaniani di Liberi e uguali, avevano ottenuto il 4,4%, che sommato all'1,1% di Potere al popolo superava quanto, alle politiche del 2013, presero Rivoluzione civile di Ingroia (1,9%) e Sel di Vendola (2,6%). Un'area, quella della sinistra-sinistra e della sinistra radicale capace dunque, a Piacenza, di raccogliere in passato intorno al 5%, mentre oggi è ai minimi termini. Va peraltro annotato che in questo giro della coalizione di centrosinistra ha fatto parte l'alleanza Verdi-Sinistra che non è andata oltre il 3%.

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