Rassegna Stampa

Brugneto, l'ira di Foti "L'intesa con Bucci c'e' il Pd litiga con se stesso"

Data: 11/07/2026

IL CASO DELLA DIGA

APPELLO DEL MINISTRO: «BASTA STALLO, SE GENOVA E LA SINDACA SALIS NON SONO D'ACCORDO NON SI PUÒ FARE FINTA DI NIENTE»

Cristian Brusamonti

● «Sul Brugneto, Emilia e Liguria hanno già raggiunto l'accordo ma il problema è l'ostilità del Comune di Genova. Così gli agricoltori piacentini devono attendere che il Partito Democratico emiliano e quello genovese si mettano d'accordo». Per il ministro Tommaso Foti, la battaglia dell'acqua per la Valtrebbia oggi continua solo esclusivamente solo per ragioni di tipo partitico. Non, come ci si potrebbe aspettare, tra la Liguria di centrodestra del presidente Marco Bucci e l'Emilia-Romagna di centrosinistra del presidente Michele de Pascale, bensì tra due diverse anime territoriali del Pd, cioè lo stesso de Pascale e la sindaca di Genova Silvia Salis. Dopo l'annuncio del presidente emiliano del possibile accordo per il rilascio d'acqua verso il versante piacentino per 4 milioni di metri cubi all'anno, raddoppiabili in caso di siccità, il ministro piacentino di Fratelli d'Italia non rinuncia a sottolineare la contraddizione e chiede un allineamento delle posizioni sul Brugneto, il grande lago da 25 milioni di metri cubi gestito da Iren.

Ministro Foti, anche lei è stato coinvolto nella trattativa sul Brugneto?

« Da un paio di mesi, solo informalmente, perché dessi un contributo per arrivare a un accordo. In origine, il disciplinare sulla concessione idrica dipendeva dal ministero dei Lavori Pubblici mentre oggi è di competenza esclusiva delle Regioni. Di recente, mi è stato chiesto un legittimo passo indietro, in modo che fossero proprio le Regioni a vedersela tra loro, anche rispetto all'Autorità di Bacino del Fiume Po».

A sentire il presidente de Pascale, questa recente interlocuzione con la Liguria ha portato alla formula del "4+4": quattro milioni di metri cubi all'anno sempre garantiti per Piacenza, oltre ad altri quattro da erogare in caso di emergenza. Le risulta?

« Ho parlato giovedì con il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci. Mi ha confermato che c'è una forma di intesa con de Pascale su questa soluzione. Magari si potrà fare ancora qualche ritocco sui metri cubi, ma quella è la linea».

Le sembra un buon risultato?

«Credo che entrambe le Regioni abbiano pretese e rivendicazioni più ampie. Ma che, proprio per questo, il "4+4" possa quindi essere, alla fine, un buon accordo. Sui quantitativi non posso esprimermi. Se i tecnici indicano quota 4 milioni di metri cubi, vuol dire che hanno fatto le loro valutazioni e bisogna prendere atto. Conoscono la situazione di quell'invaso meglio di qualunque politico ».

Se entrambe le Regioni sono sulla stessa linea, per giunta di orientamento politico opposto, perché siamo ancora in una apparente situazione di stallo?

«C'è un evidente problema politico interno. Il Pd genovese è in contrasto con quello emiliano. Ma noi non possiamo andare a dire agli agricoltori

Sotto al ponte Gobbo di Bobbio c'è sempre meno acqua. Resta un "lagone", e poi alghe e sassi

che i campi restano a secco perché si litiga all'interno del Partito Democratico. Faccio un appello al buon senso perché questa frattura si risani al più presto».

Come si spiega questo apparente contrasto?

« Non so se si tratti di ripicche. Al di là di questo, un conto è pretendere di utilizzare l'acqua per necessità industriali e produttive, come accaduto in passato per Genova; un conto è volere l'acqua a prescindere, anche quando non serve più a questo scopo e non c'è apparente necessità».

Non sarà che a Genova, al di dà dell'aspetto idropotabile, convenga tenersi il più possibile l'acqua del Brugneto per utilizzarla nella produzione di energia idroelettrica da vendere?

«Questo è certo. Ma è anche vero che non si può guadagnare sulla pelle degli altri».

Se le due Regioni hanno ormai raggiunto un accordo e sono gli unici soggetti titolati a prendere la decisione definitiva, perché ci sono ancora delle resistenze? Non si può passare oltre?

«Se il Comune di Genova non è d'accordo, non si può fare finta di niente. È per questo che faccio un appello perché si ricompongano le fratture politiche».

Si spieghi meglio.

« Il presidente de Pascale dovrebbe battere un colpo alla porta della sindaca di Genova, Silvia Salis. Non solo de Pascale. Dovrebbe farlo anche la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi dal momento che la nostra città, anche se in maniera minore, ha pur sempre una quota in Iren. Dovrebbero chiamare la Salis e convincerla sulla bontà dell'accordo tra le due Regioni. Davvero. Con che faccia si può dire agli agricoltori che il destino della Valtrebbia è nelle mani di persone dello stesso partito politico che non riescono ad andare d'accordo? E parliamo di una concessione che è già scaduta da due anni».

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