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Commissione per la Legalita' su Trespidi e' fumata bianca dopo lo smacco di tre anni fa

Data: 19/10/2023

Eletto all'unanimità presidente dell'Antimafia. Nel 2020 non ci riuscì per i veti nel centrodestra

All'unanimità l'elezione ieri di Massimo Trespidi alla presidenza della commissione consiliare 5 per la "Prevenzione e il contrasto delle mafie e della corruzione e la promozione della cultura della legalità". Come da pronostico. E diversamente da un altro pronostico, quello che tre anni fa voleva sempre Trespidi al timone della stessa commissione 5. Non andò così, l'allora esponente dell'opposizione targata Liberi entrò in conclave papa per uscirne cardinale. A farne cadere la candidatura il veto alzatosi all'ultimo momento dalla maggioranza di centrodestra che dal 2017 guidava Palazzo Mercanti sotto la guida della sindaca Barbieri. Un veto partito dal leader di FdI Tommaso Foti, assicurarono in tanti - in primis lo stesso Trespidi - nonostante la secca smentita arrivata dall'onorevole. All'epoca presidente della commissione comunemente chiamata Antimafia diventò Ivan Chiappa, di Forza Italia, una soluzione trovata dalla maggioranza in extremis (appena prima della seduta decisiva, per non incappare nell'incompatibilità con la nuova carica, Chiappa rassegnò dimissioni dalla presidenza di un'altra commissione, la 4 "Sviluppo economico"), dopo che nei giorni precedenti quattro nomi di papabili erano stati bruciati per i veti incrociati e le aspre conflittualità interne alla coalizione: il liberale Antonio Levoni e i tre ex forzisti del gruppo misto Michele Giardino, Mauro Saccardi e Sergio Pecorara. In prima battuta c'era stata anche, da parte del centrodestra, l'offerta di affidare la presidenza della 5 all'opposizione: a Christian Fiazza, del Pd, era stata l'indicazione esplicitamente dichiarata. «Non è accettabile tenderci la mano con la pretesa però di esprimere il nominativo», aveva respinto al mittente la proposta la minoranza convergendo invece sulla candidatura di Trespidi. A quel punto la prospettiva era di una spaccatura nella maggioranza, con Lega e Liberali pronti, insieme all'opposizione, a votare l'esponente di Liberi che avrebbe così avuto i numeri per spuntarla. La carta Chiappa estratta dal mazzo a tempo quasi scaduto ha ricompattato la coalizione, a costo di sconfessare la linea di fair play istituzionale secondo cui è bene che l'Antimafia sia lasciata alla minoranza. Linea scelta nel mandato Tarasconi in cui la maggioranza di centrosinistra aveva dato il via libera all'elezione in prima battuta di Luigi Rabuffi, di ApP. Le sue dimissioni da presidente tre mesi fa, in polemica con l'indisponibilità della giunta di far discutere in commissione 5 la pratica urbanistica di piazza Cittadella prima del suo approdo in Consiglio, hanno reso necessario trovare un sostituto. Anche in questo caso lo si è lasciato esprimere all'opposizione. Apertura formalizzata nella seduta di ieri da Boris Infantino, di Piacenza coraggiosa, seguita dall'indicazione di Trespidi per voce di Barbara Mazza, della lista civica Barbieri-Liberi, lo stesso gruppo del neo presidente la cui elezione è stata accolta da plausi trasversali. Nel rimarcare i compiti della commissione, Trespidi si è soffermato sull'opera di «sensibilizzazione verso la scuola e tutto il mondo giovanile ». E ha proposto di «avviare una serie di audizioni con i protagonisti dell'attività di contrasto all'illegalità, a partire dal procuratore capo». Ha anche auspicato un lavoro «in spirito di condivisione», memore delle conflittualità politiche che hanno contraddistinto l'organismo consiliare. E che lo stesso Trespidi, in un'intervista dopo il negativo precedente di tre anni fa (v. "Libertà" del 28 luglio 2020), faceva risalire al «motivo per cui il Comune ha ritenuto di istituire la commissione Antimafia, e cioè che in data 25 giugno 2019 l'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Caruso, fu arrestato per associazione mafiosa, estorsione, truffa e corruzione».

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