La gag di Bettola diffusa dalla deputata Murelli sui social ha sollevato un polverone. Ma la leghista è in buona compagnia
Social network croce e delizia.
Danno e tolgono - consenso, s'intende - alla velocità di un click. E'
un attimo "scivolare" sul terreno
viscido della nuova "democrazia
digitale", quella che anche il premier dimissionario Giuseppe
Conte ieri ha invitato a maneggiare con estrema cautela. «Non è
con qualche post a caccia di consenso facile che si governa» ha
detto ieri rivolgendosi al ministro
Salvini, uno che tra fucili e rosari
è coram populo un mattattore di
Facebook e fratelli.
Il video della goliardica gag sul finto arresto di Carola Rackete (la comandante della Sea Watch salvamigranti) a Bettola messo on line
dalla deputata del Carroccio Elena Murelli ha scatenato un polverone. Se n'è parlato in tutt'Italia e,
come sempre, il caso ha diviso tra
chi ha banalizzato e chi ha deprecato. Un errore postarlo su Facebook? L'unico tribunale è il popolo dei social che giudica, punta il
dito o assolve a seconda dei casi.
Certo è che se di "scivolone" si è
trattato, Murelli è in buona compagnia. La recente storia della politica piacentina è zeppa di cadute di stile social. Volute o meno,
con scuse tardive oppure rilanciate. In ogni caso - e questo è certo - sul terreno del consenso qualcosa hanno lasciato per strada.
Fu la giovane assessora alle politiche giovanili Manuela Bruschini (Comunisti italiani), nell'agosto 2004, a inaugurare questa mini-carrellata nostrana di pseudofiguracce che in alcuni casi hanno varcato i confini provinciali.
Anche in quel caso fu "tradita" da
una gag, da molti giudicata di pessimo gusto. A quell'epoca i social
erano di là da venire, ma le e-mail
erano già parte integrante delle
nostre vite. Bruschini partecipò a
un "party satanico" a Soarza di
Villanova e venne immortalata
con due corna in testa e con look
demoniaco. Nessuno l'avrebbe
saputo se non fosse stato per una
e-mail che circolava tra i media e
che invitava a osservare gli scatti
sul sito della festa. Per giorni la
giovane assessora assaggiò l'amara potenza di Internet venendo
investita da una raffica di polemiche sull'opportunità di quel comportamento. Non solo il sindaco
Roberto Reggi e i colleghi assessori insorsero. Lo fece perfino la
Curia.
Nel 2009 fu l'ex consigliere regionale e vicepresidente della Provincia Maurizio Parma (Lega) a
finire nel caos per aver "stretto
amicizia"su Facebook con la Lega Nord Mirano che pubblicò uno
slogan schock: «Immigrati clandestini: torturali! È legittima difesa». Parma si cancellò quasi subito. Ma non abbastanza in tempo
da evitare il clamore e le critiche.
«Non appena me ne accorsi mi tirai via subito da quel profilo e denuncai la cosa ai gestori di Facebook» replicò il giorno dopo.
Nel 2011 al popolo del web e ai
media nazionali non sfuggirono
alcune dichiarazioni del parlamentare di Fratelli d'Italia Tommaso Foti. Il quale, interrogato su
come la pensasse a proposito della necessità di dimezzare i compensi di deputati e senatori, osservò: «Se mi tagliano lo stipendio da parlamentare (quasi 9500
euro al mese) ho le pezze al c..o,
con le spese che ho sono uno sfigato» disse elencando tutte le spese.
Arrivò addirittura in Tribunale il
caso del post sul suo blog personale dell'ex consigliere comunale di Sinistra per Piacenza Carlo
Pallavicini, accusato di vilipendio
allo Stato (poi assolto) per alcune
frasi scritte su Giorgio Napolitano. L'ex Capo dello Stato venne
definito da Pallavicini «servo
dell'imperialismo americano» e
«maneggione della politica uomo
di garanzia dei poteri forti italiani ed europei». Non rinnegò mai
quelle frasi. Anzi, quando venne
assolto in primo grado inneggiò alla «libertà di espressione».
Più di recente, nel 2018, fece scalpore una presa di posizione
dell'ex consigliere comunale Giovanni Castagnetti (civico), investito dalle critiche per un post in
cui bollò come «anomala» la definizione degli Alpini come «corpo di pace». Si beccò la reprimenda di tutta la Lega e cercò di spiegarsi sostenendo di essere stato
frainteso. Troppo tardi.
Ennesima bufera a inizio anno
quando Silvia Pantano, medico
chirurgo in pensione ed ex candidata a Podenzano, fu bersagliata per aver scritto «Il bestiame
non viaggia su pullman super lusso» in riferimento a un articolo di
Open - la testata di Enrico Mentana - in cui si dava notizia del calciatore della Castelnuovese
Anszou Cissè, 19 anni, allontanato da un centro di accoglienza per
richiedenti asilo.
Libertà
