L'appello alla calma dopo la lunga serie di violenze e aggressioni: «Non è tempo di incendiari, ma di persone responsabili»
« Non è tempo di incendiari, ma di responsabilità». Il messaggio arriva forte e chiaro dal ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il pnrr, Tommaso Foti, che interviene dopo la serie di episodi violenti che hanno scosso la città. In pochi giorni, Piacenza è stata teatro di scontri e aggressioni preoccupanti: dall'accoltellamento tra giovani in via Boselli, al ferimento di un uomo in via Ottolenghi, fino alla maxi rissa scoppiata al Cheope mercoledì scorso, che ha visto il coinvolgimento di decine di persone. « Lasciamo fare a chi di dovere le indagini – afferma Foti – ma non possiamo ignorare il dato evidente: questi episodi si susseguono con un'intensità che la nostra città non aveva mai conosciuto prima. Ecco perché è urgente chiedersi perché la violenza stia diventando così frequente e, in certi casi, così spietata». Secondo il ministro, il problema va affrontato senza ambiguità. «La guerra per bande, soprattutto tra extracomunitari, è ormai un fenomeno acquisito, sottovalutato nella sua pericolosa evoluzione. Serve un supplemento di prevenzione e vigilanza, perché il rischio che la situazione degeneri ulteriormente è reale, e potremmo ritrovarci a piangere una vittima». Foti punta il dito contro una sottovalutazione del fenomeno e lancia un appello alla responsabilità collettiva. « Non è pensabile che i cittadini – tutti, piacentini e non – abbiano paura di utilizzare gli spazi pubblici per timore di essere coinvolti in risse, accoltellamenti o episodi di microcriminalità. È necessario un ritorno alla ragione, alla civile convivenza, al rispetto delle leggi e delle regole ». Il ministro si rivolge in particolare alla politica e alla società civile, chiedendo un impegno senza steccati ideologici. «Ognuno deve fare la propria parte. Non è più tempo di minimizzare o di girarsi dall'altra parte. Le forze politiche e sociali devono agire in modo coeso, senza divisioni. Piacenza non è la riserva indiana di una parte, ma appartiene a tutti i suoi cittadini, che oggi si sentono soli e disorientati di fronte a una violenza che sembra sfuggire di mano». Il richiamo è anche alla Piacenza "tranquilla" di un tempo, a quella normalità che – dice Foti – «forse qualcuno ha deriso, ma che alla stragrande maggioranza dei cittadini piaceva». E avverte: « Non possiamo relegarla a un ricordo del passato. Serve dimostrarlo con i fatti, non con la retorica delle prediche inutili». Una posizione netta, che chiede azioni concrete e immediate per ripristinare sicurezza e fiducia. Perché, conclude Foti, «la situazione è in ebollizione, e il rischio che deflagri è concreto. Occorre intervenire prima che sia troppo tardi».
Libertà
