Rassegna Stampa

Fermata dell' alta velocita' a Piacenza, baricentrica e con appeal per i turisti

Data: 18/05/2025

Lettera aperta al quotidiano Libertà del Sig. Aldo Benedetti.

Caro Direttore, si parla tanto di Piacenza come centro nazionale di Logistica, come fonte di grande sviluppo e vantaggi economici, evitando però di sottolinearne gli svantaggi a livello di impatto ambientale, paesaggistico, viabilistico, abitativo e sociale : grandi capannoni che occupano immense superfici, cementificazioni in compulsiva progressione, innumerevoli camion per gli approvvigionamenti con inevitabili problemi di traffico pesante, massicce richieste di nuovi alloggi per dipendenti e quant'altro. Sembra una posizione un po' "il…logistica" : mi chiedo maliziosamente perché sia lasciata proprio a Piacenza questa opportunità di sviluppo, mentre altre città limitrofe non abbiano manifestato alcuna forma di interesse, ma forse la ragione è la sua "fortunata" posizione geografica baricentrica che la rende unica felice e invidiabile protagonista, scelta quasi ineludibile. Ma se la posizione è indiscutibile per la Logistica lo è anche per Turismo e Cultura, esiste infatti, oltre al traffico di merci, anche il "traffico" di turisti e di Cultura, certamente meno devastante del primo e di più gradevole e remunerativo interesse. È avvenuto nei giorni scorsi, in occasione della giornata inaugurale di TuttoFood , Fiera internazionale agroalimentare presso Fiera Milano di Rho, un incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il Presidente della Regione-Emilia Romagna Michele De Pascale e il sindaco di Parma Michele Guerra per parlare della possibilità di una eventuale fermata dell'alta velocità a Parma, città non certamente baricentrica come Piacenza, ma più densa di importanti attività imprenditoriali. A Piacenza è stato invece chiesto di recente, grazie alla encomiabile iniziativa del Centro Studi di Federico Scarpa e ai rappresentanti del Comitato San Marco, l'intervento del ministro per gli Affari Europei e le politiche di coesione, onorevole Tommaso Foti, per poter procedere al recupero dell'ex albergo San Marco, facendone un autentico monumento di interesse verdiano e riscattandolo dal suo attuale stato di vergognoso degrado. Mi domando dunque perché non richiedere di mettere una vera Freccia di sviluppo all'arco di Piacenza, facendo serio riferimento alla sua posizione geografica e al forte interesse culturale maturato a livello nazionale ad opera di recenti e sempre più frequenti manifestazioni culturali, vedi ad esempio la splendida mostra su Fattori, "genio" dei Macchiaioli. Si avvierebbe un autentico motore di sviluppo da mettere a regime per l'economia della città, ma anche intelligente e utile a tutto il Paese, in grado di rendere più agevoli e snelli i viaggi su ferrovia per tutti gli utenti, permettendo collegamenti più diretti con altre destinazioni, risparmi di tempo e di traffico su rotaia. La "Freccia" potrebbe essere la Frecciarossa delle Ferrovie, cioè l'istituzione di una fermata dell'alta velocità anche a Piacenza. Vorrei sperare di non suscitare con le mie osservazioni una "rissa", anzi una "Frecciarissa" , una immediata levata di scudi e duelli di carattere culturale e di basso tenore campanilistico tra le varie istituzioni pubbliche interessate, perennemente logorate da infiniti e ripetitivi scontri a volte puramente ideologici, verrebbe da dire "ideologistici". Magari una semplice informativa, accompagnata da un convinto trasporto di entusiasmo, all'autorevole ministro concittadino potrebbe risultare risolutiva per sollecitare un proficuo intervento dell'inarrestabile Ministro dei Trasporti Salvini e del trascinante Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Non si tratta di raccomandazioni di parte, ma sollecitazioni e suggerimenti al mondo della politica per un efficace e coerente piano di interventi.

La risposta della redazione da parte di Paola Romanini.

Buongiorno Aldo! Ce li ricordiamo gli anni dei lavori per l'alta velocità, i disagi del cantiere sopportati con la speranza di vedere finalmente riconosciuta la posizione strategica di Piacenza. Ma la prossimità di Milano, ci ha lasciati fuori e alla fine è stata scelta Reggio Emilia. Parma non ha mandato giù l'esclusione e ha giocato un pressing durato più di dieci anni che sta portando risultati (almeno così sembra). Come abbiamo pubblicato su Libertà, e come lei giustamente ricorda, c'è stata un'apertura da parte del ministro Salvini. Che dire? Brava Parma. Che aggiungere? Che il tema non deve riproporre la solita sindrome del dio minore nei confronti di Parma (perché loro e noi no...) ma interrogare istituzioni e politica sul perché non si riconosca a Piacenza la posizione baricentrica fra Milano e Reggio Emilia. Le voci autorevoli, negli anni, e anche recenti, non sono mai mancate a partire da Confindustria che ha rivendicato la " logica di buon senso geografico". E' stata sottolineata (anche da Confesercenti) la necessità di rispondere alla riscoperta turistica della nostra città che, ad oggi, conta su Freccia rossa che si fermano in orari poco consoni per chi è turista mentre altre città hanno servizi migliori. Su tutto dovrebbe poi prevalere l'obiettivo, nazionale, di una mobilità sostenibile che nei treni vede un prezioso alleato. Gentile lettore, lei non sta scagliando alcuna Frecciarissa ma un giusto richiamo ampiamente condiviso.

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