Parla il ministro per gli Affari europei dopo l'ultimo decreto accise
«Bruxelles intempestiva, difficile sfruttare il Pnrr»
Intervista di Lorenzo De Cicco
ROMA
Tommaso Foti, ministro degli Affari Ue e del Pnrr, l'Italia ha le mani legate dalla Ue sulle finanze per far fronte alla crisi in Iran, come sostiene Meloni?
«Dico una cosa: era auspicabile che, a fronte di una situazione eccezionale, vi fosse a livello europeo una risposta tempestiva. Allo stato, così non è stato.
Bene ha fatto allora il presidente Meloni, nella sua lettera a von der Leyen, a evidenziare la necessità di estendere la flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti per la crisi energetica legata al Medio Oriente.
Non vedo chi possa negare che l'energia sia sicurezza, così come è l'economia».
Che soluzione vede davvero all'orizzonte?
«I negoziati europei hanno una loro complessità. È anche un po' ritualità. Tuttavia non vedo una sola ragione per non accogliere la richiesta di Meloni, atteso che non mette a rischio i conti pubblici e, anzi, è un modo per sostenibilità della finanza pubblica».
È possibile sfruttare i fondi di Pnrr e coesione per il caro energia, come suggerisce il commissario Dombrovskis?
«Alla fine dello scorso anno l'Italia ha presentato la riprogrammazione intermedia dei fondi di coesione, approvata di recente, e per oltre 7 miliardi.
Di questi, 396 milioni sono destinati alle priorità energetiche. E siamo stati coloro che in Europa hanno destinato più risorse a tal fine.
Restiamo comunque disponibili a valutare altre modifiche, con le indicazioni che ci arriveranno a livello europeo.
Per quanto riguarda la revisione del Pnrr, mancano 70 giorni alla sua presentazione, e solo ora viene rappresentata questa possibilità. Vedremo se cosa sarà possibile fare».
Apriremo al programma Safe? La scadenza è fra una settimana.
«Safe, per i progetti cofinanziati con altri Paesi europei, è una fonte di finanziamento che, se utilizzata appieno, fa risparmiare 60-70 milioni d'interessi all'anno.
Come confermato dal ministro Giorgetti, la spesa della difesa è impostata su investimenti già presenti in bilancio, non addizionali.
Su quelli in cui i progetti coinvolgono altri Paesi europei sarebbe opportuno darvi corso, tenuto anche conto del partenariato industriale di cooperazione».
Non si può più tagliare per foraggiare i decreti benzina, come dice Salvini?
«È indubbio che la coperta è corta. Se si vuole finanziare da una parte, si deve tagliare dall'altra.
Una situazione che non può protrarsi ulteriormente.
Di qui l'intervento di Meloni su von der Leyen di cui abbiamo parlato prima».
Col senno di poi, è stato un errore varare questo patto di stabilità?
«Tutti, ma solo il giorno dopo, sanno proporre teoriche migliori soluzioni, la cui validità peraltro non viene messa alla prova.
Il punto è un altro: il patto di stabilità non può essere uno strumento cieco e sordo di fronte alle emergenze.
La sua flessibilità e la ragione che ne qualifica la stabilità, diversamente finisce per produrre instabilità».
Prima Trump, poi Netanyahu e Flotilla. Perché la linea del governo è cambiata radicalmente? Anche se, secondo l'opposizione, siete sempre troppo timidi.
«La linea del governo è sempre stata chiara sia con gli Usa che con Israele: alleati sempre, sul piano dei valori, ma sistematicamente impegnata a denigrare il governo Meloni, anche laddove è il caso della politica internazionale, esso ancor di più eccelle.
È quanto sia centrale l'Italia oggi in ambito internazionale, e quanto sia apprezzata e stimata Meloni, lo attesta anche la stampa internazionale.
Ma a sinistra hanno deciso di non leggerla...».
Parlando di politica interna: Salvini ha evocato il voto anticipato. Temete un Papete bis?
«Abbiamo davanti diversi mesi di governo, occorre utilizzarli al meglio per realizzare appieno il programma, andremo avanti fino al 2027, anche se va rispettato il ruolo del capo dello Stato».
Sulla legge elettorale il centrodestra accelera? Primo voto alla Camera entro l'estate?
«Non mi occupo dei tempi di approvazione, la decisione spetta al Parlamento.
Ma una nuova legge elettorale è indispensabile per evitare scenari di incertezza con un Parlamento senza maggioranza o con una maggioranza debole e come tale prigioniera degli umori dei suoi sostenitori.
La stabilità politica, ne è prova l'esperienza del governo Meloni, è fondamentale per l'Italia ed è una stabilità che la nuova legge elettorale può contribuire a garantire alla coalizione più votata dagli elettori».
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«Voto anticipato? Governeremo fino al 2027 per completare il programma»
«Il patto di stabilità non può essere uno strumento cieco di fronte alle emergenze»
Repubblica
