AI FERRI CORTI
INTERPELLANZA DEL DEPUTATO DI FDI ALLA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA SULLE MOTIVAZIONI-LEVANTE
I brani sui "poteri vischiosi" di Piacenza e sugli arresti
a fini "statistici", scritti da Fiammetta Modica, ritenuti
"frutto di inaccettabili insinuazioni e pregiudizi"
Il parlamentare rivendica che i piacentini "sono
persone perbene". Richiesta di verifiche su Procura e
Tribunale e invito all'azione disciplinare
Le valutazioni della magistrata Fiammetta Modica
sui «poteri vischiosi di
Piacenza», contenute nelle motivazioni della sentenza Levante sui carabinieri infedeli, arrivano all'attenzione della ministra della giustizia Marta Cartabia. Tommaso Foti, deputato
piacentino di Fratelli d'Italia, ha
infatti depositato un'interpellanza parlamentare nella quale definisce quelle affermazioni «di gravità ed offensività
inaudita per i piacentini», in
quanto «frutto di inaccettabili
insinuazioni». Foti chiede alla
guardasigilli di valutare l'opportunità di «promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari in questione», comprese «azioni disciplinari» nei confronti della stessa Modica, che
è giudice per le udienze preliminari (gup). Le già vibranti polemiche dei giorni scorsi si inaspriscono quindi con uno
scontro toghe-politica che non
ha precedenti nella storia recente della nostra città. In questo caso un politico di lungo
corso sferra un duro attacco a
una magistrata.
«Poteri vischiosi, l'offesa è grave»
Foti chiede di 'processare' Modica
Scontro sulle motivazioni della sentenza
Levante. Il deputato di FdI interpella
Cartabia: «Insinuazioni inaccettabili»
Nelle premesse dell'atto
ispettivo Foti ricorda i passaggi salienti dell'inchiesta Levante sui carabinieri infedeli: 22 luglio 2020, data dell'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare che portò 23 persone agli arresti, tra cui 11 militari e
12 civili; 20 ottobre 2020, quando
venne disposto il giudizio immediato per gli imputati; 1° luglio
2021, giorno della condanna con
rito abbreviato cinque dei sei carabinieri della stazione di via Caccialupo coinvolti nell'inchiesta
(uno di loro ha optato per il rito
ordinario).
Lo stralcio
È lo stesso parlamentare del centrodestra a riportare nell'interpellanza lo stralcio delle motivazioni in cui si parla di una Piacenza
«perbenista» e «con radicate connessioni con il crimine sommerso». Eccolo: «Per la verità, i fatti
accertati in questa sede non restano un fatto isolato nella storia
della città di Piacenza, nel recente passato altri episodi inquietanti sono stati portati all'attenzione
dell'autorità giudiziaria, facendo
emergere un preoccupante sistema di illegalità connaturato con
il potere...». A tal proposito in
quelle pagine la magistrata cita
due inchieste che hanno sconvolto Piacenza: quella del 2013
che azzerò la sezione Narcotici
della Questura per fatti analoghi
a quelli della Levante; e quella su
Giuseppe Caruso, presidente del
consiglio comunale arrestato nel
2019 per associazione mafiosa e
poi condannato a 20 anni (Caruso era stato eletto in FdI e il giorno dell'arresto fu espulso dal partito). «Una città dalle tante facce
- prosegue il testo delle motivazioni - spesso vischiosa nei rapporti di potere, con una ricchezza diffusa, un'austera alacrità e un
perbenismo imperante talvolta
con radicate connessioni con il
contesto criminale sommerso legato al mercato degli stupefacenti, della prostituzione e, ma non
in ultimo, alla corruzione. In questo "mondo di mezzo" si trovava
la Caserma Levante».
«Piacentini perbene»
Foti non esita a definire le parole
di Modica «di gravità ed offensività inaudita per i piacentini, che
sono persone perbene»; «frutto
di inaccettabili insinuazioni, tali
essendo se prive di prove a supporto; omissive nel caso in cui,
acclaratane la veridicità, non sia
stata attivata – anche solo contro
persone ignote – l'azione penale»; e ancora «concentrato di deprecabili pregiudizi – sembrerebbe questo il caso – che trovano
nella supposta superiorità morale della togata, anziché nei fatti,
la fallace ragione giustificatrice».
Ma il deputato contesta anche
un'altra valutazione di Modica.
«Arresti convalidati»
E cioè quando nelle motivazioni
rileva che i numerosi arresti effettuati dai carabinieri della stazione Levante, secondo il cosiddetto schema del «cotto e mangiato», sarebbero stati frutto, secondo la gup, del «dato statistico da
perseguire ad ogni costo, come,
testimonianza del controllo di
pubblica sicurezza da sciorinare
in occasioni istituzionali, avanzamenti di carriera o per avere
piccoli congiunturali benefici».
In questo caso, Foti osserva «che
tali arresti, ancorché maturati
nell'ambito di un disegno criminoso che ha coinvolto alcuni carabinieri che hanno infangato
quella divisa che fu anche
dell'eroe Salvo d'Acquisto, risultano essere sempre stati assentiti dal pubblico ministero e, successivamente, convalidati dal
giudice per le indagini preliminari».
«Azione ispettiva»
Nel testo dell'interpellanza il parlamentare di Fratelli d'Italia prende di petto la magistrata. E sollecita la ministra Cartabia «a svolgere le verifiche di competenza,
con l'urgenza che il caso conclama, presso la Procura della Repubblica e il Tribunale di Piacenza in relazione all'attività e alle decisioni assunte dal pubblico ministero e dal Gip, nei 5 anni antecedenti l'arresto dei Carabinieri
della stazione Levante, a fronte
degli arresti da questi ultimi eseguiti e, in particolare, all'eventuale ruolo che in dette decisioni abbia avuto la dottoressa Modica».
Infine chiede «se intenda promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari in questione, anche ai fini dell'esercizio
dell'azione disciplinare nei confronti della Gup Fiammetta Modica, ai sensi dell'articolo 14,
comma 2, del decreto legislativo
23 febbraio 2006, n. 109». Si tratta in sostanza di un invito a "processare" la giudice per ciò che ha
scritto a sostegno della condanna dei carabinieri.
Libertà
