«Per quanto riguarda il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 la partita è aperta. Non si può fare politica di coesione senza coinvolgimento dei territori. Non si può pensare di portare avanti una politica di tagli sulla politica agricola comune e sulla politica di coesione perché quelle due politiche sono i pilastri sui quali è nata l'Ue». Lo ha detto il ministro Tommaso Foti, al seminario "La forza dei territori" organizzato dalla delegazione di FdI-Ecr a Roma. Anche il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto ha rimarcato che la coesione «è un obiettivo centrale per la riduzione delle disparità territoriali» e «la abbiamo modernizzata all'interno delle proposte di revisione di medio termine». Mentre per il capogruppo FdI a Strasburgo Carlo Fidanza «è sbagliato pensare alla coesione come a una vecchia politica assistenzialistica. Oggi coesione vuole dire infrastrutture, energia, connessioni, trasporti, turismo» e perciò «sviluppo economico». E ha aggiunto: «C'è una ostilità da parte dei paesi frugali a nuove forme di debito comune, ma c'è una proposta spagnola per una emissione di debito comune da 850 miliardi all'anno per sostenere le spese destinate ai temi della competitività, il nostro governo la sostiene, siamo d'accordo». Mentre Arianna Meloni, capo della segreteria politica di FdI, ha rimarcato che è grazie all'autorevolezza dell'Italia se l'Europa ha invertito la rotta su alcuni temi fondamentali come l'immigrazione clandestina». Oggi «le nostre politiche sul tema sono le proposte europee».
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