In un'intervista il ministro di FdI indica i criteri per la scelta: «Civico o politico? Sia in sintonia con la gente e parta molto prima delle urne»
Che sia di estrazione civica o politica non è la discriminante. Ciò che importa è che sappia ascoltare, che sia in perfetta sintonia con i cittadini e che abbia passione amministrativa. Parola di Tommaso Foti (FdI) che l'identikit del suo candidato sindaco ideale lo ha tracciato ieri mattina a Rai Radio1 intervistato da Annalisa Chirico nel programma "Ping Pong". Un ragionamento di sguardo ampio, quello del ministro a Pnrr e Affari europei, partendo dal turno di elezioni amministrative di domenica e lunedì scorsi per allungarsi alle comunali dell'anno prossimo che riguarderanno anche Piacenza. Per introdurre l'argomento elettorale l'intervistatrice è andata sul caso Venezia dove il centrodestra ha inaspettatamente vinto al primo turno - superata quindi la soglia del 50% - schierando il 38enne Simone Venturini. Di sfilate di big politici non se ne sono viste in Laguna, ha fatto notare Chirico per sottolineare la natura civica del candidato. «Sicuramente Venturini è stato bravissimo, era peraltro un assessore della giunta Brugnaro che pure era civico», ha premesso Foti, prima di evidenziare che «è stato molto capace il centrodestra di convergere e scegliere la persona giusta, perché spesso e volentieri, ahimé, quando si fanno le scelte dei candidati sindaco ci si abbandona molto di più a scegliere il candidato per mettere una bandierina piuttosto che scegliere il candidato vincente. A Venezia non è successo e il risultato è clamoroso». Se Venturini, che tiene a definirsi esponente del centrodestra non collegato a uno specifico partito, ha battuto così nettamente un avversario di marca strettamente politica (un senatore del Pd alla quinta legislatura), «che farete alla prossima tornata di amministrative che vedono al voto anche Comuni importanti come Roma e Milano?», domanda la giornalista, «che tipo di profilo andrebbe preferito per provare a vincere: civico, politico?». «I profili non è che si possono delineare a tavolino, la distinzione in sé (tra civico e politico) a volte avvantaggia, a volte svantaggia», è la risposta di Foti, «l'importante è che siano candidati in perfetta sintonia con l'opinione pubblica, occorrono molte qualità per fare il candidato sindaco, non basta il nome, occorre saper ascoltare, occorre muoversi molto prima della campagna elettorale, perché negli ultimi trenta giorni di campagna elettorale è difficile fare miracoli, occorre anche dimostrare una passione amministrativa che non è da tutti». Incalza, l'intervistatrice, con lo sguardo sempre puntato soprattutto su Roma e Milano: «La coalizione di centrodestra potrebbe aprirsi a Calenda, magari per bilanciare i voti che Roberto Vannacci, con il suo partito, sta raccogliendo in giro per l'Italia», chiede in riferimento all'exploit a Vigevano del candidato (15%) appoggiato dall'ex generale di estrema destra. Fermo restando che, in questo giro, Futuro Nazionale di Vannacci «non ha presentato una lista in tutta Italia» e che «se poi a Vigevano è andato in una piazza e ha sostenuto un candidato che già si era candidato è un altro paio di maniche», la questione, osserva Foti, è che «non si tratta di una gara Vannacci- centrodestra, sono tutte cose che costruiscono i giornali e i media per avere qualcosa da dire. Dopodiché la partecipazione di questo piuttosto che di quello dipende esclusivamente da quello che sarà il candidato e da come si imposterà il programma, non è che basta mettere un simbolo in più o in meno per vincere le elezioni, anzi, a volte aggiungere è sbagliato, così come a volte lasciar fuori qualcuno è sbagliato altrettanto, ogni realtà ha una sua lettura». Rimane in tema la conduttrice, facendo presente che nel consiglio regionale della Lombardia ha appena arruolato un ex meloniano e un centrista: «Secondo lei, l'anno prossimo la coalizione d centrodestra potrebbe aprirsi anche a un partito di destra-destra, includerlo quindi?». «Penso che siano valutazioni da fare anche in relazione agli obiettivi di governo», ha risposto il ministro, «perché non è che si governa mettendo assieme il diavolo e l'acqua santa come fa la sinistra, e infatti tutte le volte che va al governo, le rare volte che ha vinto le elezioni, puntualmente salta. Penso quindi che si debba fare un ragionamento di natura programmatica: se si accettano le impostazioni del centrodestra e di quelli che sono i valori e gli obiettivi di un governo di centrodestra, si può parlare con tutti; se, a prescindere, si ritiene che il centrodestra sia non sufficientemente di centrodestra, se ne prende atto». L'intervista radiofonica non ha toccato solo il tema elettoral-amministrativo. Ai rincari della bolletta energetica ha fatto, ad esempio, riferimento la giornalista Chirico ricordando come all'assemblea nazionale di Confindustria del giorno prima la premier Giorgia Meloni abbia ribadito l'impegno a varare entro l'estate legge delega sul nucleare, i cui tempi però, sottolineano i critici, «non riuscirebbero a dare risposte concrete rispetto all'emergenza che stiamo vivendo». «Se non si parte mai col nucleare non si arriverà mai», ha considerato Foti secondo cui «il problema vero è che per anni e anni abbiamo ritardato la scelta nucleare: negli anni Settanta-Ottanta eravamo all'avanguardia della politica del nucleare in Europa e avevamo decine e decine di ingegneri nucleari che l'Europa ci invidiava; alla fine, dopo certe scelte miopi, quei professionisti hanno dovuto trovare collocazione all'estero e la Francia ha realizzato non a caso un insieme di centrali nucleari anche ai confini con l'Italia, a dimostrazione che se si fanno le scelte, le scelte pagano, e di fatto oggi la Francia ha un vantaggio come ce l'ha la Spagna che spesso e volentieri viene evocata solo per le energie rinnovabili, ma che ha un mix di 22% di nucleare che le consente un prezzo dell'energia più baso del nostro».
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