Foti (Fdi) chiede chiarimenti e garanzie su impatto occupazionale e futuro ruolo strategico. Consorzio in silenzio, oggi il cda
Comune e Provincia dovevano
essere almeno consultate sull'ipotesi di riassetto del Consorzio agrario-Terrepadane. Lo sostiene il parlamentare piacentino Tommaso
Foti (Fdi) dopo l'indiscrezione (vedi Libertà di ieri) secondo cui oggi
il cda di Terrepadane potrebbe dare l'ok a una nuova fusione in una
compagine societaria ancora più
vasta che coinvolgerebbe, oltre al
nostro, quasi una decina di altri
consorzi.
E se per ora Terrepadane mantiene
la linea del silenzio, la classe politica locale chiede chiarimenti. «La
ventilata fusione del Consorzio Terrepadane con altri al momento
ignoti confratelli avrebbe meritato
una comunicazione diversa e un
coinvolgimento, che non c'è stato,
almeno ufficialmente, delle istituzioni, a partire dalla Provincia e dal
Comune di Piacenza» scrive Foti in
una nota. Due le ragioni essenziali
per cui secondo il deputato il coinvolgimento degli enti sarebbe stato opportuno: «Per i legami storici
che legano Comune e Provincia al
consorzio agrario e, non da ultimo,
per essere gli stessi destinatari di un
impattante progetto di riqualificazione dell'area di via Colombo che
si trascina da alcuni anni». Quest'ultimo riferimento è al maxi piano urbanistico che insiste su un'area di
130mila metri quadrati, per gran
parte (113mila metri) di proprietà
del Consorzio, ma che comprende
anche l'immobile comunale dell'ex
mercato ortofrutticolo e l'area demaniale del Piano Caricatore.
Dunque per Foti è «evidente che,
anche in relazione alla difficile situazione in cui versa il nostro territorio, mettere in evidenza che cosa
riservi l'ipotizzata fusione per il futuro - dal possibile impatto occupazionale al mantenimento o meno un centro direzionale - servirebbe in primo luogo a fornire adeguati elementi di conoscenza, oltre a
qualche certezza in più, tanto a coloro che prestano la propria attività per Terrepadane quanto ai soci
agricoltori». Conclude così: «Mi auguro - essendo stato investito in
questi giorni da più soggetti della
questione, in ragione del mio ruolo parlamentare - che sia i soggetti
istituzionali prima indicati sia i dipendenti e i soci di Terrepadane siano adeguatamente informati dagli
amministratori del Consorzio delle reali loro intenzioni rispetto a
quelle che non paiono più essere
voci, ma che risulterebbero profilarsi come scelte imminenti».
Già ieri si era assistito all'allarme
lanciato da Confagricoltura: qualunque sia l'assetto che Terrepadane intenderà assumere «è necessario che il know-how specifico della
nostra provincia sia tutelato attraverso la garanzia di mantenere inalterati gli standard di assistenza e fornitura che il consorzio fino ad oggi
ha garantito anche grazie alla capillare rete di assistenza tecnica e al
forte presidio delle singole esigenze degli imprenditori agricoli». Inoltre Confagricoltura ha sottolineato
come non sia da tralasciare il fatto
che «la ricchezza patrimoniale e
immobiliare di Terrepadane è frutto del contributo di tutti gli agricoltori».
Libertà
