Rassegna Stampa

Il 'no' a regole rigide e una formazione sempre più chirurgica

Data: 10/06/2025

Un parterre di ospiti si è misurato sui temi del lavoro che muta molto velocemente

Il perno dell'assemblea Confapi ruota intorno a un dibattito molto interessante, molto bello, sulle risorse umane. Si vogliono giovani preparati in modo "chirurgico" con competenze mirate e non standardizzate, giovani che a vent'anni possono girare il mondo sì, ma a 25 è meglio se tornano per non andarsene. E come tenere insieme tutto questo? Lo chiede agli ospiti Michele Rancati, giornalista di Editoriale Libertà, che fa da moderatore. Il Pnrr ha saputo creare lavoro di qualità? Viene spontaneo domandarlo al ministro Tommaso Foti (Pnrr, coesione sociale, affari europei), e da lui si scopre che l'impatto occupazionale del Pnrr è stato più forte su cultura, turismo, commercio e servizi che non sulle costruzioni e che ad aver capitalizzato meglio le risorse sono però i territori che ne avevano forse meno bisogno. «Abbiamo investito 8,4 miliardi su contributi per l'impiego e sistema duale (mix tra formazione e esperienze pratiche, ndr)». Ma l'utilizzo è fra i più bassi del Pnrr. La difficoltà di accedere ai fondi Ue scoraggia, i problemi «non si risolvono producendo carta» e i corsi non servono se fatti in via telematica dove si può pure staccare la propria immagine. Il ministro, che si occupa del Pnrr da sei mesi, sottolinea la necessità di «spazi di libertà dai pesi burocratici e bisognava iniziare dalle riforme a costo zero, per alleggerire i costi di gestione delle imprese». Ma le parole d'ordine del prossimi mesi, pur oscurati da un'incertezza globale sono per lui: «ottimismo, realismo e riformismo». Tiziano Treu, già ministro del Lavoro, passa in rassegna ciò che oggi chiede l'Europa: l'80 per cento di lavoratori deve avere competenze digitali, il 60 per cento deve essere sempre in formazione continua («ma siamo solo al 12 per cento da noi»), e il 78 per cento deve essere occupato, percentuale che ci è vicina, ma la qualità dei contratti non c'è. E ora l'intelligenza artificiale impone un nuovo salto. I tempi chiedono anche forte attenzione al welfare aziendale, venendo meno quello pubblico. E un altro ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, plaude alla legge (Foti fra i firmatari) che entra in vigore oggi e apre ai lavoratori la partecipazione nelle aziende, legge fortemente voluta dalla Cisl. Sacconi sostiene che si debba andare esattamente in senso contrario alle proposte referendarie sul lavoro «che irrigidiscono» invece di immettere flessibilità. L'intelligenza artificiale? Ben venga, ma tenendo presente il pericolo della «sottomissione». E Sacconi spezza una lancia sulle premialità: «Chi lavora il sabato, la sera deve avere un guadagno ben sensibile». La formazione per superare il gap tra domanda e offerta? «Non sia standardizzata, ma personalizzata, con tanti centri per l'impiego pubblici e privati in competizione fra loro». E ad entrare nel tema sono altre voci. Giovanni Paglia, assessore al Lavoro della Regione Emilia Romagna, ritiene che il vero vulnus sia il calo demografico «pochi ragazzi entrano sul mercato del lavoro e con dati di emigrazione drammatici», ma per cercare equilibrio è necessario operare politiche abitative che permettano ai giovani di restare e trovare case, troppo disuguale il rapporto fra bassi salari e affitti. «Come regione vorremmo mobilitare 300 milioni su case a prezzo calmierato ». E i manager? Mario Cardoni, direttore di Federmanager, osserva che neppure Industria 4.0 ha pienamente saputo far fiorire le competenze e spezza una lancia sulla flessibilità che deve diventare un punto forte. Mentre Davide Bollati, presidente del Gruppo Davines, impresa parmense che si occupa di prodotti di bellezza e partendo dal fatturato di 1 milione oggi ha toccato quota 300 milioni, insiste su un forte approccio alla sostenibilità, all'etica alla Adriano Olivetti, al benessere dei lavoratori («da noi non si timbra il cartellino»). Bollati è l'esempio di chi si forma all'estero, negli Usa, ma poi torna e mette a frutto quanto imparato e non è neppure un caso che a un'inaugurazione abbia invitato rappresentanze del governo del Bhutan che ha sostituito il Pil al Fil, la felicità interna lorda. Alla giornata Confapi hanno portato i loro saluti il prefetto Paolo Ponta, la sindaca Katia Tarasconi, la presidente della Provincia Monica Patelli e il vicepresidente della Camera di Commercio Filippo Cella.

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