L'INTERVISTA IL MINISTRO PIACENTINO
« Emozionato? Faccio il mio dovere». Così il neoministro Tommaso Foti arrivando ieri a Palazzo Chigi per partecipare al suo primo Consiglio dei ministri. «Sono abituato all'Aula del Parlamento, lasciatemi almeno abituare », ha aggiunto l'esponente di Fratelli d'Italia. Per lui anche un siparietto con l'ex Iena e inviato di Striscia la notizia, Enrico Lucci. « A Tomma', t'hanno fatto ministro. In questo Paese chiunque può diventare ministro», la battuta di Lucci a cui Foti ha replicato sorridendo: «Se tu fai il giornalista, io posso fare il ministro ».
Foti rivela di aver ricevuto 2.500 messaggi di congratulazioni, molti anche da avversari politici sia nazionali che piacentini. « Risponderò a tutti» promette. Intanto ha risposto alle domande di "Libertà".
Foti, pardon, ministro. Se l'aspettava?
« In verità no, sono stato chiamato, stavo benissimo nel mio ruolo di capogruppo (al suo posto è stato eletto Galeazzo Bignami, ndr) ma mi è stato chiesto dal presidente del Consiglio (lo declina al maschile, ndr) di ricoprire il ruolo e stavolta non potevo dire di no».
Come funziona? Le ha telefonato Meloni direttamente?
«Ci siamo incontrati e per un'ora abbiamo esaminato la situazione. Ho capito che aveva deciso».
È stato difficile convincerla a rivestire il ruolo o ormai si era abituato all'idea di fare il capoclasse esperto di 118 deputati?
« Il capoclasse non l'ho mai fatto, capogruppo sì, è altra cosa, sono nato come parlamentare e in Aula ho sempre svolto il mio lavoro, penso che gli apprezzamenti arrivati anche da avversari politici in questi giorni siano dovuti al fatto che in quella sede avevo dimostrato attitudine e capacità».
Quando ha giurato davanti a Mattarella ha pensato un po' a Piacenza, o solo al peso delle sue nuove deleghe?
« Devo dire che rimango un uomo della provincia. E' evidente che il mio territorio è in testa ai miei pensieri. Dopo di che, in realtà, non c'era molto da pensare, è stata una cerimonia molto breve, ho letto la formula di rito. Certo con la sua battuta ( "...Ha un bel compito", ndr) il Presidente ha voluto sdrammatizzare la tensione che captava. È stato molto cordiale anche il colloquio privato che abbiamo avuto dopo, ci ha offerto un brindisi con Meloni e il sottosegretario generale alla presidenza Alfredo Mantovano. Abbiamo ricordato la vita parlamentare di entrambi, quando Mattarella era ministro della Difesa, io parlamentare e il dottor Ugo Zampetti segretario generale della Camera».
Coesione, Affari Europei, Pnrr. Preoccupato? Specialmente sulla corsa ad ostacoli imposta dal Pnrr? Siamo un po' indietro.
« Il Pnrr se parliamo di obiettivi non è così indietro, siamo ormai prossimi a presentare la domanda per la settima rata entro il 31 dicembre. E' sui 16-18 miliardi, bisogna poi vedere alcuni obiettivi. La realtà della spesa è che c'è una parte non contabilizzata essendo le stazioni appaltanti una pluralità e diventa difficile la ricognizione. Ad ogni buon conto il monitoraggio del Pnrr sarà sempre più stringente più ci avviciniamo al giugno 2026».
Qualcuno ha parlato per il Pnrr di un "ministero da de profundis". Cosa ne pensa?
« Non siamo al de profundis, ma è un obiettivo importante. In Italia mediamente la spesa in appalti per lavori pubblici è sui 7-8 miliardi, se si pensa di raddoppiare ci vogliono livelli organizzativi notevoli, che si spera ci siano».
La delega al Sud a un emiliano ha sorpreso. Non si sono volute spacchettare le deleghe di Fitto, ma come la vede?
« In realtà la delega al Sud è in capo al presidente del Consiglio Meloni, le altre erano state già prean- nunciate».
Nei commenti a caldo dopo la sua elezione qualcuno l'ha definita il volto democristiano del centrodestra, il più ecumenico. Si sente tale?
«Lascerei perdere certe definizioni. Oltre al fatto che oggettivamente, ricoprendo il ruolo di capogruppo di maggioranza, avevo il dovere di raccordarmi con altre forze alleate e con gruppi di opposizione per garantire uno svolgimento proficuo dei lavori, nelle conferenze dei capigruppo ho cercato di ascoltare le ragioni di tutti per una programmazione non penalizzante».
Ora vivrà sempre a Roma. La vedremo poco nel Piacentino? Sarà un ministro calato nei temi nazionali o avrà un occhio anche quaggiù?
« Al di là del tempo sempre riservato a Roma intendo tornare ogni settimana a Piacenza. Ci sarò un po' meno ma ci starò. Le radici non si recidono».
Per sbloccare la partita sulle aree militari aveva avuto un ruolo nel far incontrare l'amministrazione con Crosetto. La sensazione è che ci si sia arenati, ad esempio sulla Pertite. È così?
« Ne riparlerò con il sindaco Tarasconi, mi sembra giusto fare il punto con lei. Poi oggettivamente si deve valutare quello che realisticamente è possibile».
Com'è andato il primo consiglio dei ministri? Emozionato?
«Lo abbiamo fatto stamattina (ieri per chi legge, ndr), ho annunciato le deleghe, il presidente del Consiglio ha spiegato le ragioni, io ho ringraziato tutti i ministri. Ho avuto rapporti con tutti. Io non tradisco molto le emozioni, ma un conto è vederli in Tv, un conto essere partecipe».
Si può dire che abbia ottenuto tutto dalla politica. Dicono però che le manchi però non essere mai diventato sindaco della nostra città. È così?
« A dire il vero non mi sono mai candidato a fare il sindaco della nostra città. È chiaro che le persone, alla fine, il legame più forte lo hanno con i cittadini che vivono nel loro territorio. È lusinghiero il pensiero di candidarsi a sindaco ma non ci sono state le condizioni. Non ho mai coltivato l'ambizione perché succedesse, queste cose necessitano di una miscela che non si è mai composta ».
Pensando alla Ue affinerà il suo inglese o va già bene così?
« Dovrò affinarlo. A dire la verità dovrei affinarne tante di lingue. Altri dovrebbero affinare però l'italiano, una lingua splendida».
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