Rassegna Stampa

Il decreto per gli aiuti soddisfa solo a meta'

Data: 01/03/2020

MA È IN ARRIVO UN BIS CON PIÙ RISORSE

Cassa integrazione estesa all'Emilia Romagna e dunque alle imprese piacentine colpite dall'effetto-virus. Il Pd apprezza, critici sindacati e Foti (FdI). Nella zona rossa scatta anche lo stop per mutui e bollette. I residenti chiedono di più. La sindaca di Piacenza scrive a Conte: «Il nostro territorio ha bisogno degli stessi sostegni della zona rossa».

Duecento milioni sbloccata la "cassa" ma non la polemica

DE MICHELI: AZIONI PIÙ FORTI CON IL SECONDO DECRETO. CRITICI FOTI E SINDACATI

L'atteso decreto governativo all'articolo 13 parla chiaro: è prevista la cassa integrazione in deroga per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Ci sono duecento milioni per tamponare la crisi lavorativa nella "zona rossa" e limitrofe. Oltre alle notizie battute ieri dalle agenzie, la conferma arriva da un messaggio Facebook del ministro Paola De Micheli sul primo dei decreti governativi in agenda e aggiunge che «nel secondo decreto in fase di preparazione, in approvazione venerdì prossimo, saranno presenti ulteriori norme di sostegno all'economia dei territori». Misure ben più «massicce». Ma per questo secondo e risolutivo passo, che implica di sforare il deficit - si parla di miliardi - occorrerà anzitutto il via-libera dell'Unione Europea con la quale si sta trattando, oltre al voto di due terzi del parlamento. E la ministra chiosa su Facebook: «quanto è detto e scritto diverso da questo semplicemente non è vero». Inoltre, in via informale, viene assicurata una copertura capillare della cassa integrazione in deroga per tutto il settore privato, inclusi i dipendenti del commercio, inclusi i lavoratori delle cooperative sociali e il pensiero va ai 600 dipendenti di Confcooperative a casa dopo la chiusura di mense, scuole e servizi sociali. 

Le fibrillazioni 
Piacenza e l'Emilia Romagna, attraversate da un crescente ondata di disagi economici, oltre che di contagi, aspettavano con ansia questo decreto, che è apparso però del tutto insufficiente. Tanto che ieri mattina (prima di aver contezza delle prossime azioni governative) Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna sono insorti: «Abbiamo proposto lo sblocco cassa in deroga senza ricevere risposte. Situazione insostenibile, serve un intervento in tempi rapidi. Ulteriore ritardo sarebbe inaccettabile e irresponsabile». Il sindacato spinge per un uso esteso della "cassa in deroga" che «ha fondi residui non utilizzati» E la sindaca Patrizia Barbieri, in una lettera inviata a Giuseppe Conte e, fra le altre autorità, alla stessa De Micheli, paventa che l'intero sistema piacentino potrebbe andare incontro a pesantissime ricadute in assenza di misure urgenti: «Chiedo che la posizione di Piacenza venga correttamente e adeguatamente valutata» dice la sua lettera che raccoglie il grido di dolore del mondo produttivo. L'onorevole Tommaso Foti (Fratelli d'Italia) nell'annunciare battaglia in aula aveva a sua volta sollevato dubbi sull'esclusione di Piacenza e nel testo del decreto: «quello approvato contiene quasi niente per il nostro territorio ed anche la cassa integrazione in deroga è subordinata al parere favorevole, che ancora non c'è, della Ragioneria generale dello Stato». E fino a ieri anche realtà in sofferenza del nostro territorio, come la Confcooperative, con i seicento lavoratori forzatamente fermi, era in attesa di conoscere i dettagli della cassa integrazione e sua estesione. In campo anche una nota dell'onorevole Elena Murelli (Lega) per l'estensione dei famosi benefici previsti in "zona rossa": «Piacenza non molla». Venerdì si capirà quali sono le nuove misure.

Quali bisogni, l'indagine 
Piacenza e le forze imprenditoriali sono all'erta. Giuseppe Cella (Confindustria) annuncia che già da domani si lavorerà per rilevare i bisogni di cassa integrazione espressi dalle aziende del nostro territorio: «Così da avere un quadro completo» . La maggior preoccupazione nel Piacentino riguarda il personale. Le nostre aziende a "macchia di leopardo" hanno lavoratori provenienti dalla "zona rossa" che non vengono al lavoro e altri che restano a casa perché dal 1° febbraio hanno avuto contatti nell'area o vi sono transitati, dunque per ragioni prudenziali. Sono tutti in malattia per l'ordinanza emessa, ma le aziende coprono i costi di malattia totalmente per dirigenti e in parte per i lavoratori. «Anche su questo fronte chiediamo un sostegno, come abbiamo espresso nella riunione in prefettura» sottolinea Cella. Mancano istruzioni su come trattare la questione con l'Inps. I costi però ci sono. Nella "zona rossa" dove le aziende sono state chiuse d'autorità, ope legis, la "cassa" scatta per ragioni di forza maggiore, da noi nessuna azienda è stata chiusa: «si lavora tutti, ma con meno personale, si fa qualcosa con il telelavoro per mansioni amministrative o impegatizie, è difficile pensare che regga nel medio e lungo termine, è solo un tampone». E oltre al personale sospeso in questo limbo, avanzano problemi ben più pesanti dei quali si è già riferito: fiere annullate, contratti disdettati. 

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TommasoFoti
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