MA È IN ARRIVO UN BIS CON PIÙ RISORSE
Cassa integrazione estesa all'Emilia Romagna e dunque alle
imprese piacentine colpite dall'effetto-virus. Il Pd apprezza, critici sindacati e Foti (FdI). Nella zona rossa scatta anche lo stop
per mutui e bollette. I residenti chiedono di più. La sindaca di
Piacenza scrive a Conte: «Il nostro territorio ha bisogno degli
stessi sostegni della zona rossa».
Duecento milioni
sbloccata la "cassa"
ma non la polemica
DE MICHELI: AZIONI PIÙ FORTI
CON IL SECONDO DECRETO.
CRITICI FOTI E SINDACATI
L'atteso decreto governativo
all'articolo 13 parla chiaro: è prevista la cassa integrazione in deroga
per Lombardia, Veneto ed Emilia
Romagna. Ci sono duecento milioni per tamponare la crisi lavorativa
nella "zona rossa" e limitrofe. Oltre
alle notizie battute ieri dalle agenzie, la conferma arriva da un messaggio Facebook del ministro Paola De Micheli sul primo dei decreti
governativi in agenda e aggiunge
che «nel secondo decreto in fase di
preparazione, in approvazione venerdì prossimo, saranno presenti
ulteriori norme di sostegno all'economia dei territori». Misure ben più
«massicce». Ma per questo secondo e risolutivo passo, che implica
di sforare il deficit - si parla di miliardi - occorrerà anzitutto il via-libera dell'Unione Europea con la
quale si sta trattando, oltre al voto
di due terzi del parlamento. E la ministra chiosa su Facebook: «quanto è detto e scritto diverso da questo semplicemente non è vero».
Inoltre, in via informale, viene assicurata una copertura capillare
della cassa integrazione in deroga
per tutto il settore privato, inclusi i
dipendenti del commercio, inclusi i lavoratori delle cooperative sociali e il pensiero va ai 600 dipendenti di Confcooperative a casa dopo la chiusura di mense, scuole e
servizi sociali.
Le fibrillazioni
Piacenza e l'Emilia Romagna, attraversate da un crescente ondata
di disagi economici, oltre che di
contagi, aspettavano con ansia
questo decreto, che è apparso però del tutto insufficiente. Tanto che
ieri mattina (prima di aver contezza delle prossime azioni governative) Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna sono insorti: «Abbiamo proposto lo sblocco cassa in deroga
senza ricevere risposte. Situazione
insostenibile, serve un intervento
in tempi rapidi. Ulteriore ritardo sarebbe inaccettabile e irresponsabile». Il sindacato spinge per un uso
esteso della "cassa in deroga" che
«ha fondi residui non utilizzati»
E la sindaca Patrizia Barbieri, in una
lettera inviata a Giuseppe Conte e,
fra le altre autorità, alla stessa De
Micheli, paventa che l'intero sistema piacentino potrebbe andare incontro a pesantissime ricadute in
assenza di misure urgenti: «Chiedo che la posizione di Piacenza
venga correttamente e adeguatamente valutata» dice la sua lettera
che raccoglie il grido di dolore del
mondo produttivo.
L'onorevole Tommaso Foti (Fratelli d'Italia) nell'annunciare battaglia
in aula aveva a sua volta sollevato
dubbi sull'esclusione di Piacenza e
nel testo del decreto: «quello approvato contiene quasi niente per il nostro territorio ed anche la cassa integrazione in deroga è subordinata al parere favorevole, che ancora
non c'è, della Ragioneria generale
dello Stato». E fino a ieri anche realtà in sofferenza del nostro territorio, come la Confcooperative, con
i seicento lavoratori forzatamente
fermi, era in attesa di conoscere i
dettagli della cassa integrazione e
sua estesione. In campo anche una
nota dell'onorevole Elena Murelli
(Lega) per l'estensione dei famosi
benefici previsti in "zona rossa":
«Piacenza non molla». Venerdì si
capirà quali sono le nuove misure.
Quali bisogni, l'indagine
Piacenza e le forze imprenditoriali sono all'erta. Giuseppe Cella
(Confindustria) annuncia che già
da domani si lavorerà per rilevare i
bisogni di cassa integrazione
espressi dalle aziende del nostro
territorio: «Così da avere un quadro completo» . La maggior preoccupazione nel Piacentino riguarda
il personale. Le nostre aziende a
"macchia di leopardo" hanno lavoratori provenienti dalla "zona rossa" che non vengono al lavoro e altri che restano a casa perché dal 1°
febbraio hanno avuto contatti
nell'area o vi sono transitati, dunque per ragioni prudenziali.
Sono tutti in malattia per l'ordinanza emessa, ma le aziende coprono
i costi di malattia totalmente per
dirigenti e in parte per i lavoratori.
«Anche su questo fronte chiediamo un sostegno, come abbiamo
espresso nella riunione in prefettura» sottolinea Cella. Mancano istruzioni su come trattare la questione
con l'Inps. I costi però ci sono.
Nella "zona rossa" dove le aziende
sono state chiuse d'autorità, ope legis, la "cassa" scatta per ragioni di
forza maggiore, da noi nessuna
azienda è stata chiusa: «si lavora
tutti, ma con meno personale, si fa
qualcosa con il telelavoro per mansioni amministrative o impegatizie,
è difficile pensare che regga nel medio e lungo termine, è solo un tampone».
E oltre al personale sospeso in questo limbo, avanzano problemi ben
più pesanti dei quali si è già riferito: fiere annullate, contratti disdettati.
Libertà
