DI QUANTO SARÀ LA VARIABILE DI RILASCIO IPOTIZZATA ANNO PER ANNO?
« Il presidente de Pascale? Col suo annuncio della proposta "4+4" sul Brugneto ci ha fatto vivere un bellissimo sogno di mezza estate. Peccato che non è andata né andrà in questo modo». A dirlo, in apertura del consiglio comunale di Rivergaro, è il consigliere di minoranza Giampaolo Maloberti, critico sulla modifica della proposta di accordo per la concessione della diga, passata dal "4+4" al "4+x" in termini di milioni di metri cubi. « Nessuno sa il valore di questa x, né i termini dell'accordo. L'assessora regionale Priolo parla poi di quattro milioni "al netto del Dmv": ma dipende da dove viene misurato, perché si parla anche di un milione e mezzo di metri cubi di differenza. La quota che sarebbe bene rilasciare subito, visto che le falde si stanno drammaticamente abbassando». A difendere l'accordo ci pensa il vicesindaco Gabriele Scagnelli. «Come punto di partenza, è un buon risultato» sostiene. « La quota variabile dei rilasci sarà in funzione delle capacità dell'invaso, su basi scientifiche. Certo, tutti vorremmo un incremento maggiore, che tutta l'acqua inutilizzata da Genova tornasse a Piacenza. Ma ci sarà l'Autorità di Bacino, come ente terzo, a garantire il rispetto degli accordi».
Il tema del Brugneto, in questi giorni di consigli comunali di fine luglio, torna puntuale nei consessi della Valtrebbia. A Travo, come già fatto in questi giorni, la sindaca Roberta Valla ha sottolineato la sua soddisfazione per l'accordo raggiunto. « Da subito la Regione ci aveva spiegato che la trattativa con Genova era molto delicata e che non era il caso di alzare troppo i toni» ribadisce. «Come sindaci della valle, abbiamo eseguito. Siamo andati a manifestare solo alla fine alla diga, perché la gente era preoccupata. Mi sembra un ot-timo risultato, che dà la possibilità di rilasci modulari ulteriori rispetto ai 4 milioni. E bisogna ringraziare, oltre alla Regione, anche il Consorzio e il governo, col ministro Foti». Dalla minoranza, il consigliere Pietro Tagliaferri fa esercizio di fiducia nei confronti dell'amministrazione e dell'accordo raggiunto. «È però un dato di fatto che oggi il Trebbia è in secca» spiega, alimentando timori sull'effettiva utilità dei 4 milioni promessi, rispetto alle necessità della valle. «Qualcosa non ha funzionato. Forse abbiamo sbagliato all'inizio, nel lasciare lavorare gli enti in silenzio. Forse era meglio farsi sentire »._ CB
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