Il festival al via da Pecorara con l'imprenditore Bertola, lo scrittore Invernizzi e l'antropologo Polieri moderati dal direttore di Libertà Rocco
Quale contributo può dare la montagna nella lotta tra anima, e quindi essenza vera dell'uomo, e idoli, e quindi tutto ciò che ci rende schiavi di qualcosa che appare, ma è privo di sostanza? Se lo sono chiesti ieri i relatori del convegno di apertura del Fol in fest. Il festival itinerante della montagna ha scelto quest'anno di partire da Pecorara e di puntare su di un argomento tanto delicato, "l'anima e gli idoli di oggi, tra tradizione e progresso", quanto ostico. Un tema che punta dritto ad una contrapposizione tra l'uomo e il suo portato identitario, e la dittatura di un progresso scientifico tecnologico che quel portato vorrebbe cancellarlo. Temi che gli organizzatori del Fol in fest, Alta Val Tidone (capofila) insieme a Morfasso Ottone e Ferriere, hanno deciso di mettere al centro, proponendosi come protagonisti di nuovi spunti di rifles-sione. Quanto cioè la montagna, con tutto il suo bagaglio di tradizioni e di radici che affondano nella sua terra può costituire un argine alla dissoluzione dei valori a cui la società occidentale sta assistendo? Moderati dal direttore del Gruppo Libertà (tra i media partner del Fol in fest) Gianluca Rocco, e introdotti dal direttore artistico Massimo Polledri e dal sindaco di Alta Val Tidone Franco Albertini, hanno provato a dare una risposta l'imprenditore Fabrizio Bertola, lo scrittore Marco Invernizzi e Pietro Polieri, antropologo dell'Università di Bari. Prima di loro il festival, che oggi alle 18 farà tappa a Nibbiano con un confronto tra Ettore Gotti Tedeschi e Polieri sul crollo degli idoli occidentali, si è aperto con il contributo di due ministri, tra cui quella alla famiglia Eugenia Roccella e il piacentino Tommaso Foti. Quest'ultimo ha parlato di «orgoglio del Fol in fest da prendere quale modello da esportare in tutte le aree interne, perché la prima forma di coesione è evitare la frattura tra aree con maggiori disponibilità e le aree montane». Un divario, tra montagna e pianura, su cui il vicepresidente della Regione, anche lui piacentino Vincenzo Colla, ha rimarcato: « Bisogna far capire che non c'è pianura che regga senza la montagna e che se la montagna viene giù si riversa sulla pianura». Ma la montagna si propone anche come custode di quei valori contrapposti agli idoli come la ricchezza, la dittatura dei social, «una tecnologia che è diventata a sua volta idolo di sè stessa» ha sottolineato Polieri. Sono i valori che hanno orientato il percorso di vita di un imprenditore come Bertola, partito ragazzino da una Pecorara quasi arcaica per approdare nella moderna Milano, «avendo però sempre come punto di riferimento questa terra di cui sono figlio e che in realtà non ho mai lasciato ». Quegli stessi valori in nome dei quali lo scrittore Invernizzi dice che «Se si vuole stare dalla parte dell'anima, che è tutto ciò che permane di buono nella storia, bisogna schierarsi contro gli idoli che sono il tentativo in opera in Europa di strapparla alle sue radici ebraico cristiane in nome di un relativismo senz'anima».
Libertà
