Il rappresentante del governo ha poi invitato a presentare altri progetti
È una lode alla "capacità di distinguersi" quella che Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, rivolge alla diocesi di Piacenza-Bobbio. «La nostra diocesi si è distinta perché siamo nelle condizioni di dire che siamo arrivati in porto prima della scadenza prevista del 30 giugno» sottolinea con soddisfazione il ministro. È lui ad aprire il convegno a Palazzo Vescovile, dopo l'intervento del vescovo Adriano Cevolotto: « È stata una bella sfida, ma anche una bella avventura che ha dimostrato la possibilità di realizzare e portare a termine un intervento complesso su edifici ricchi di storia - spiega Foti - è un po' diverso intervenire su chiese che alle spalle hanno secoli di storia: non è come costruire un asilo». «Cerchiamo di farci trovare pronti con i progetti - è l'invito che rivolge subito dopo - anche i decreti che andremo a votare sull'economia avranno tempi stretti e come territorio noi abbiamo un patrimonio culturale immenso». La tavola rotonda che vede intervenire Foti è anche quella a cui siedono Leonardo Lamanna, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza e di Cremona, Lodi e Mantova, e la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi. «Trovare un approccio metodologico è stato importante - fa presente Lamanna - si è intervenuti infatti su architetture complesse e parliamo fra l'altro di interventi non più procrastinabili per garantire non tanto la sopravvivenza delle strutture, ma la loro funzione. La Soprintendenza e la Diocesi hanno scelto l'approccio migliore, quello basato sul confronto, la condivisione e il dialogo continuo fin dalle prime fasi progettuali. Da segnalare anche la presenza costante dei responsabili sul campo: il sopralluogo è essenziale e il risultato sono stati dieci progetti maturi». « È stato un lavoro molto impegnativo da cui possiamo trarre grandi insegnamenti gli fa eco Tarasconi - abbiamo fatto cose in tempi che non ci saremmo immaginati e abbiamo raggiunto dei risultati straordinari. Le chiese rappresentano la nostra identità, quella che i nostri genitori ci hanno lasciato: per questo occorre prenderci cura di questi luoghi in modo da preservarli e farlo, come è avvenuto in questa occasione, attraverso un lavoro di squadra». «Si è trattato di interventi con cui la comunità custodisce un patrimonio di beni storici che appartiene ed è a beneficio di tutti - sottolinea monsignor Cevolotto - non ci ha guadagnato qualcuno, ma tutti. La storia di questi edifici ci riconsegna la responsabilità di considerare la bellezza come necessaria».
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