Rassegna Stampa

Il ministro Tommaso Foti 'Il nucleare è essenziale' La spinta dell'industria

Data: 08/05/2026

Il ministro Tommaso Foti
«Il nucleare è essenziale»
La spinta dell'industria

Il titolare degli Affari europei: tema fondamentale per la politica energetica
Emma Marcegaglia: «Un Paese come l'Italia non può vivere solo di rinnovabili»

Concorrenza
L'ex presidente di Confindustria sottolinea i rischi legati alla Cina

FIRENZE

Di rincorsa e con la grande incognita dei tempi. Ma adesso l'Italia sembra davvero pronta a scommettere sul nucleare, un tema essenziale per fronteggiare la crisi energetica. A indicare la rotta è Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione: «Sono lieto che il governo Meloni abbia posto il tema del nucleare come fondamentale per la politica energetica. Dobbiamo però pensare che se partiamo, non le realizzeremo in due anni. L'impronta è chiara, i nodi legati ai tempi anche».

Nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio il ministro Foti, in un evento per l'Unione europea con la direttrice di QN, Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno Agnese Pini, rivendica di essere sempre stato un fautore del nucleare: «In Italia eravamo all'avanguardia. Ma nel 1986 avviene l'incidente alla centrale di Chernobyl e il referendum per un moratorio è diventata la tomba del nucleare, poi confermata dal referendum successivo. All'epoca così come al secondo referendum, ha fatto parte della schiera ridotta che era a favore del nucleare».

La spinta al nucleare arriva anche da Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Holding: «Dobbiamo tornare al nucleare. Oggi ci sono tecnologie sicure, ci sono i piccoli reattori, si sta parlando di fusione, verrà molto più avanti, però non illudiamoci. E non illudiamoci che un Paese manifatturiero forte come l'Italia possa vivere solo di rinnovabili. Io ci sto investendo nella mia azienda, ma abbiamo bisogno anche di una fonte energetica stabile, perché se non ci sono il sole, la luce, il vento, l'energia non c'è».

Per il ministro, nelle strategie energetiche emerge poi un altro elemento cruciale: «Fermo restando il nucleare, che pesa zero in Italia ma il 23% in Europa, c'è un secondo elemento da tenere presente: la dipendenza energetica dell'Europa e del 57%, dell'Italia è del 74%. È evidente che gli incentivi della presidente Meloni sono stati dedicati all'Africa perché dobbiamo andare dove c'è un'alternativa alla dipendenza energetica dalla Russia. Per 5 anni abbiamo detto no all'approvvigionamento russo, facciamo un prestito da 90 miliardi all'Ucraina e non possiamo quindi tornare alla fonte russa. Dunque ritenuti chiusi con Putin nel 2027? Per Foti è un fattore di coerenza: il problema è politico. Non possiamo avere un'Europa a doppia faccia. Non possiamo scaricarci con l'Ucraina e poi sottobanco trattare con la Russia. Il ruolo dell'Europa deve essere quello di chiudere i conflitti salvaguardando i principi che l'Europa ha sempre sostenuto, nell'interesse del mondo intero».

Da Marcegaglia poi una critica alla gestione del processo verso un'energia pulita: «Dobbiamo investire di più in rinnovabili ma ad oggi le Regioni non hanno ancora detto se lo si può fare. Si alla decarbonizzazione ma va fatta in modo diverso. Occorrono fondi europei forti per aumentare gli investimenti in sviluppo di tecnologie che ci rendano più competitivi sull'energia».

E un ruolo fondamentale lo hanno anche le imprese. «Oggi le regole multilaterali non sono più riconosciute e anche l'energia diventa strumento di pressione economica – sottolinea Marcegaglia –. Un imprenditore deve capire come riorganizzare l'azienda e deve continuare a investire e tornare a crescere. Servono l'Europa, l'Italia e imprenditori che abbiano una visione. Siamo superati dalla Cina, che sta diventando leader sulle rinnovabili. Quanto al gas russo, se finirà fra poco, ci saranno impatti ma gestibili. Se dovesse durare tutto l'anno, l'Italia andrebbe in recessione».

Lo conferma anche il ministro: «Se la guerra termina entro fine giugno restituirebbe uno scenario che consente di evitare la recessione. Riguardo all'effetto boomerang dell'Ets sulle imprese, il ministro Foti è categorico: "Stupisce che la posizione italiana ma anche polacca, austriaca, ungherese e slovacca di chiedere la sospensione dell'Ets trovi difficoltà nell'essere ascoltata in Europa, ben consci che oggi le industrie energivore non hanno un intervento sull'Ets rischiando di andare fuori mercato e fuori produzione – conclude –. Bisogna insistere per ottenerlo stop"».

Lisa Ciardi
Alessandro Pistolesi


Il professor Parsi
«Oggi molti usano la dimensione economica per fini politici»

«C'è un cambiamento del modo di stare nel mondo – ha detto l'analista di geopolitica Vittorio Emanuele Parsi (foto), ordinario di Relazioni internazionali all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – e lo vediamo da come i grandi attori agiscono dentro il mercato e lo spazio comune. Viviamo in un mondo fondato sul libero commercio, ma gli attori principali si muovono con intenzioni diverse rispetto ai principi della rete infrastrutturale. Oggi si usa la dimensione economica a fini politici per indebolire gli interlocutori rivali, nemici potenzialmente e non partner».

E poi un focus sul ruolo del Vecchio Continente: «Dobbiamo attrezzarci per il peggio affinché il peggio non si verifichi e perché, se si verifica, non diventi un disastro. L'Europa è la seconda economia del pianeta. Siamo l'area del mondo in cui i diritti sono più tutelati. Siamo prevedibili, è vero, ma questo può essere anche un punto di forza: per esempio è molto utile per chi fa impresa. Pericle diceva: "Noi ad Atene facciamo così". Ecco, anche in Europa ricordiamoci come facciamo le cose, perché questo ci dice in cosa crediamo e quindi chi siamo».


Firenze omaggia David Sassoli
Una sala per lui a Palazzo Vecchio

Ieri mattina a Palazzo Vecchio, prima del nostro evento, è stata intitolata alla memoria di David Sassoli la sala dedicata ai lavori delle commissioni consiliari, che si trova al terzo piano. Alla cerimonia, insieme alla sindaca Sara Funaro, hanno partecipato il presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la moglie di Sassoli, Alessandra Vittorini, insieme alla figlia Livia. Al giornalista già nel 2022 era stata intitolata una strada e nel 2019 Firenze gli aveva conferito le Chiavi della città.


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