FESTA DELLA LIBERAZIONE A CUNEO MATTARELLA RICORDA LE RADICI DELLA COSTITUZIONE. TANTA GENTE A PIACENZA
Prima volta al corteo del deputato di FdI Bersani: «Ma ora ditevi antifascisti»
IL COMMENTO
LE COSE CAMBIANO
PIETRO VISCONTI
È stato un 25 Aprile di sana e robusta Costituzione. Un 25 Aprile in cui il presidente Sergio Mattarella, da Cuneo terra dei 12mila partigiani e dei cinquemila caduti in combattimento e stragi, ha toccato la nota più alta: "La Costituzione è figlia della lotta antifascista". Verità storica da riaffermare contro revisionismi, tiepidezze, indifferenze. E fondamento della nostra Repubblica Con un garante mite e granitico come Mattarella ci sentiamo tutti più tranquilli quanto a custodia dei valori democratici. Riconosciamolo: non c'è abbondanza di personalità carismatiche negli ultimi tempi e il capo dello Stato sta facendo gli straordinari per supplire. E' stato un 25 Aprile pervaso di attesa febbrile. Il primo con la destra-destra alla guida del governo. Preceduto da provocazioni scomposte segnate anche da ignoranza (non ripeteremo più da parte di chi, per amor di patria), retaggio di un'animosità anti-Resistenza che poteva essere coltivata dall'opposizione ma che ora è entrata in urto con gli oneri da primo partito nazionale (qual è Fratelli d'Italia) e i ruoli istituzionali. Dalla giornata di ieri potevano venire molti risultati. Sulla carta: la reiterazione della sfida tra portatori di opposte verità e passioni politiche; la rinuncia a interpretare in modo nuovo le responsabilità che il voto popolare ha affidato alla destra; o chissà, qualche gesto capace di spostare le pedine della vecchia scacchiera. E cosa abbiamo avuto? Fermiamoci a Piacenza, dove non ci siamo certo annoiati. Abbiamo avuto intanto un 25 Aprile eccezionalmente partecipato e caloroso. Evidente che chi ha cari i partigiani e li ha sentiti vilipesi si è dato una mossa. L'oratrice ufficiale in piazza Cavalli, Maria Pia Garavaglia, è andata dritta dritta sullo stratagemma che spesso capziosamente tenta di pareggiare la condanna del fascismo con i crimini del comunismo planetario: "Gli italiani hanno avuto il fascismo e non altri regimi e da quello ci ha liberato la Resistenza" ha scandito l'ex ministra dc (come Mattarella, guarda caso) ora presidente dell'Associazione dei partigiani cristiani. Un'ovvietà che nel nostro Paese non è ancora tale per l'ostinazione di una parte della destra a coltivare più l'ostilità alla sinistra che il ripudio della nostalgia di Mussolini. Ma le cose, sia pur lentamente e faticosamente, cambiano. E arriviamo così alla novità più importante della festa di ieri: la partecipazione di Tommaso Foti, leader della destra a Piacenza da decenni, dirigente di primissima fila di Fratelli d'Italia a livello nazionale, origini politiche (era il secolo scorso, non sembra vero...) da missino irruento, rappresenta un fatto che non è esagerato definire storico. E' un salto oltre la logica ferrea dell'appartenenza e dell'identità che tutto presume di risolvere. E' il riconoscimento che il 25 Aprile non è la festa (solo) rossa a lungo dipinta così per potersene tenere a distanza. E' un passo, a mio avviso decisamente in avanti, che contribuisce al clima di concordia nazionale sui pilastri della convivenza civile. Foti spiega a "Libertà" nell'articolo in cronaca il senso della sua presenza all'avvio del corteo. Dice tra l'altro di aver compreso la necessità di ammettere che dobbiamo la nostra libertà a chi si schierò e combattè e morì per sconfiggere la "parte sbagliata". Anche questa è una verità conclamata che diventa fatto politico se riconosciuta da un alto dirigente di FdI "debuttante" in un corteo antifascista. A Foti va dato atto di aver meditato e scelto di affiancarsi a un pezzo di popolo che non è certo il suo per riferimenti ideali. Sul giornale di sabato ci eravamo avventurati a sperare che gli esponenti della destradestra rompessero lo schema del 25 Aprile proprietà privata della sinistra e si avvicinassero, serenamente, ai cortei e alle piazze. Foti ci ha provato, invero con dosaggio di cautela visto che dopo le corone al Dolmen se n'è andato per un impegno di partito. Qualcuno sospetterà che oltre a convinzioni nuove abbia pesato l'opportunismo. E potrà pure essere. Ma nel gioco democratico contano pure le cosiddette "condizioni date". Chi arriva al governo di una Repubblica antifascista, come fa a svicolare dai cardini su cui la Repubblica ruota? E' la forza della democrazia matura che detta rotte diverse. E così Foti ha sfilato nel corteo dei partigiani e degli antifascisti, mostrando rispetto e ricevendone. La sua presenza parla agli avversari politici e non solo: è anche un messaggio pedagogico ai suoi militanti e elettori, che d'ora in poi sono chiamati a stare nel solco del 25 Aprile onorato, mai più disprezzato. In questo senso la giornata piacentina di ieri ha aggiunto qualità al tessuto civile. Naturalmente, al futuro l'ardua sentenza se il bel gesto contiene davvero un definitivo cambio di sguardo sull'origine e sulle basi della nostra Italia democratica.
Libertà
