Rassegna Stampa

In 300 a Lenzino 'Ora basta sprechi il ponte sia nuovo'

Data: 18/04/2021

COMIZIO SUL CAMIONCINO TRA APPLAUSI, ROSE, CORI DI MONTAGNA E TRICOLORE

«Guardi lasci l'auto lì, davvero, non c'è più posto avanti», suggeriscono le forze dell'ordine. Ok. A piedi, si va per qualche centinaio di metri e curve fianco Trebbia, per raggiungere la rivolta montanara che è stata annunciata per le ore 16 alla conca di Rovaiola, dove il 3 ottobre crollò il ponte Lenzino e dove il pallottoliere della gente della valle segna, con oggi, 197 giorni di disagio. Su un muro scrostato si intravede la vecchia scritta, Osteria Rovaiola, in un blu stinto e sbiadito, «Avesse visto com'era bella, ma poi siamo stati spolpati», dice uno che si affaccia di lì sventolando la bandiera d'Italia, mentre lo sorpassa un altro di corsa, «Corro per la mia valle, ci si vede al ponte». Poco dopo, la casa cantoniera rosso carminio, disabitata, sommersa di rovi e calcinacci, poi sul muretto in sassi, il ricordo di un motociclista scomparso, "Lo schianto non fermerà la tua anima", hanno scritto gli amici, e intanto si sente sgasare alcune due ruote, «Quelle curve sono pericolose, se raddrizzano un po' la Statale 45 come chiedono i sindaci è meglio per tutti». Ci siamo, al di là del ponte crollato c'è già lo striscione "Basta sprechi", ed è la stessa lenzuolata bianca che si vede in altri punti della Statale 45, "La montagna vuole vivere", «Restiamo qui nella parte dimenticata, quella che vive i disagi ogni giorno». Così ci sono due fronti di protesta, ma l'obiettivo è uno solo, un ponte presto e bene. Il sindaco di Cerignale, Massimo Castelli, indossa la felpa Nuovo Ponte Lenzino, l'immagine è quella della teleferica che usavano i bambini alla fine degli anni Cinquanta per andare a scuola nel Modenese. Ci si sente un po' così, qui: «Il ponte Lenzino era talmente importante che lo hanno fatto crollare», si sfoga Castelli. Intanto c'è chi arriva a piedi, chi in bicicletta, chi in moto, chi con mazzi di rose come l'ex sindaco di Ferriere Bruno Ferrari, chi con mazzi di firme di adesione come Giampaolo Cornelli da Travo, ci sono tutti i sindaci da Perino in su in fascia tricolore, poi si unisce chi arriva da Piacenza («Per un piacentino la Valtrebbia è il nostro mare»), chi dalla ligure Gorreto guidata dal sindaco Sergio Capelli. Totale, circa trecento persone con mascherina, «Mi raccomando restate distanziati», sottolinea al microfono di continuo il presidente dell'Unione montana Roberto Pasquali, che già nel 2006 aveva scritto un documento per chiedere l'ammodernamento della Statale 45, e quella volta si andò in strada con i carri allegorici, sempre lì, e le scritte "Prima ad murì forsi...". Ora ci risiamo, il sindaco di Corte Brugnatella Mauro Guarnieri neppure le conta più le proteste, «Pensi che quando ero chierichetto don Federico Malacalza dall'altare già pregava per la Statale e ci invitava a lottare perché senza quella in montagna non si sarebbe andati da nessuna parte, oggi siamo ancora qui, è inaccettabile che gente che non sa nemmeno dove sia la Valtrebbia ci passi sopra la testa». Poi, il comizio è una pagina di storia, sul cassone di un camioncino. La richiesta: riaprire il dialogo con la valle, stralciare l'ipotesi progettuale su cui la Soprintendenza ha posto parere vincolante (il ponte va rifatto sul vecchio tracciato) e consegnare un viadotto nuovo, «con un risparmio di milioni di euro», è il parere inascoltato. C'è caldissimo, intanto, e incalza Castelli: «Se serve iniziamo a sommergere di mail tutti gli enti competenti, facciamolo tutti insieme, andiamo avanti per giorni, finché non ci ascoltano». «La valle aveva bisogno di un momento così, questa non è una manifestazione contro qualcuno ma serve per far capire a chi deve decidere come non si possa rifare un ponte dove l'altro era crollato, rischiando di ricadere negli stessi errori», aggiunge Pasquali. «I sindaci di montagna ogni anno fanno i salti mortali per chiudere i bilanci, non possiamo tollerare che i soldi vengano buttati via. La nostra idea aveva già tutti i permessi, nessuno era contrario. Poi è subentrato il vincolo della Soprintendenza, su un ponte la cui unica arcata originale è quella sul lato Marsaglia». Presente il deputato Tommaso Foti di Fratelli d'Italia, a nome dei componenti del coordinamento provinciale: «Non siamo qui contro qualcuno, ma per dire che serve buonsenso. Se quel ponte era così prezioso perché nessuno se n'è curato in trent'anni? Il disastro che ha colpito il territorio deve essere affrontato con soluzioni rapide,con la realizzazione di un manufatto più a monte, distanziato dalla frana attiva dove sono situati i piloni del ponte crollato». Applausi, qualcuno accenna i cori di montagna, altri aprono le bottiglie di vino, c'è chi ricanta quel che compose don Michele Tosi, anni fa scrisse "forse per il 2000 la strada sarà sistemata", eh no, c'è ancora bisogno della gente a dire che la valle «è di chi la vive e ne conosce fin il suono dei sassi». Anche quando si dice per anni stiano per venire giù, e alla fine crollano un giorno, davvero.

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