La cancellazione «è giusta» per i parlamentari Murelli e Pisani. Foti (FdI) non ci sta: caos segnaletica e traffico
Casello, la politica
insorge: «La Lega
piacentina in silenzio»
Raffica di reazioni contro il cambio di denominazione da
"Piacenza Nord" a "Basso Lodigiano". «Ora per l'utenza è caos»
Stefano Cugini critica il «silenzio»
dei leghisti piacentini. Tommaso
Foti parla di «schiaffone» al territorio piacentino, di una decisione che
«lascia sul campo i danni» e di un
governo «che si è rimangiato la parola». Il sindaco Massimo Castelli la
butta sullo spirito, «chi di localismo
ferisce, di localismo perisce». Tutti,
o quasi, adesso si scagliano contro
la Lega e il sottosegretario Guido
Guidesi. Non si placano le polemiche e i malumori intorno al casello
ribattezzato "Basso Lodigiano" e alla sparizione di "Piacenza Nord". Se
i Lodigiani esultano i Piacentini masticano amaro.
Sull argomento qualche settimana
fa il deputato di Fdi Foti aveva presentato un'interrogazione al ministro dei trasporti ricevendo rassicurazioni sul fatto che sarebbe stato
avviato un confronto per arrivare
«alla soluzione più opportuna». Ora
parla di «caos» spiegando che «sono state lasciate alcune vecchie indicazioni» e «l'utenza è spaesata».
«Per chi viene da Milano - o va in direzione Milano - sulla corsia di sinistra del senso di marcia si imbatte
in una serie di cartelli che indicano
la distanza dal casello di uscita Piacenza Nord. Poi all'ultimo chilometro si imbatte in cartelli giganti che
indicano invece l'uscita Basso Lodigiano. Insomma, in nome del
cambiamento, per ogni chilometro
percorso cambia il nome dell'uscita prima indicata».
Secondo Foti tutti saranno danneggiati: «I lodigiani, perché non vi sarà più turista che volendo raggiungere il centro di Piacenza uscirà a
Basso Lodigiano, come invece accadeva prima con l'uscita Piacenza
Nord; i piacentini, costretti a subire
intollerabili carichi di traffico sull'asse viabilistico di Strada Caorsana; i
turisti che vorranno raggiungere il
centro di Piacenza, che anziché ammirare un bel tratto di campagna lodigiana e godersi la vista del fiume
Po dal ponte, si troveranno di fronte la tangenziale di Piacenza e qualche dispensatrice di sesso». Foti che,
tra l'altro, incassa il sostegno di Michele Giardino, consigliere comunale del gruppo Misto: «E' stato
l'unico a lottare per conservare la
traccia storica di Piacenza». Per il resto «ciò che avvilisce di più, è registrare il tombale silenzio degli amici della Lega Piacentina. Peccato».
Per Cugini, capogruppo del Pd in
Comune, è il fallimento del motto
di questa amministrazione "prima
i piacentini": «Ci sarebbe da sorridere a pensare che Piacenza, "Cenerentola", "ultima provincia
dell'Impero", dimenticata da Bologna per colpa di chi c'era prima, oggi, grazie a quelli che "bisogna guardare alla Lombardia", è sbeffeggiata
da San Rocco e Guardamiglio: un
bel passo avanti, niente da dire - scrive -. Ci si sarebbe aspettato qualche
segno di vita dai leghisti piacentini.
Macché, tutti buoni e zitti, attenti,
da un lato, a tenere il profilo basso e
far da silente sponda al "prima i sanrocchini" del collega sottosegretario Guidesi e, dall'altro, a non contraddire il Foti pensiero, per non irritare chi fa il bello e il cattivo tempo nella compagine che guida la città».
Su Facebook Castelli commenta:
«Chi di localismo ferisce.. di localismo perisce.... Comunque la mettiamo c'è sempre qualcuno più a
nord di noi. E' bastato un sottosegretario di San Rocco al Porto della
Lega una volta appellata "per l'indipendenza della Padania" per cambiare un'insegna storica. Ora sono
preoccupato dato che abbiamo un
sottosegretario della Lega di Genova.. non è che ci annette alla Liguria? Avanti Italietta degli egoismi e
dei cartelli».
Sul caso interviene anche Fabio Callori (Forza Italia): «Ritengo questa "prova di forza politica" inutile e banale di cui si poteva tranquillamente fare a meno. Sarebbe stata opportuna una soluzione mediata e condivisa che potesse accontentare entrambi i territori coinvolti».
La voce fuori dal coro è quella di
Nando Mainardi, segretario di Rifondazione comunista: «Da frequentatore di autostrade a me la
scelta pare sensatissima, nel senso
che come è nota quella è un'uscita
che non c'entra nulla con Piacenza;
indicava il nome di una città ma è
un casello collocato in una regione
diversa da quella in cui si trova quella città. Mi pare che questo governo
stia facendo nefandezze più gravi
per cui vale la pena arrabbiarsi».
TOMMASO FOTI (FDI)
«A livello di indicazioni è il
caos. Al di là della supponente sicumera e dello
schiaffone che si è voluto
appioppare al territorio piacentino, restano sul campo i
danni per i lodigiani, per i
piacentini e per i turisti»
Libertà
