Comizi a Milano e Roma
La Meloni marcia sulle periferie «Troppi stranieri, no ai ghetti»
Un fiume tricolore si è riversato ieri mattina lungo via Padova, quartiere multietnico di Milano dove il melting pot ha portato con sé criminalità e insicurezza. Sfilando con una bandiera italiana lunga quasi 500 metri, Giorgia Meloni ha voluto lanciare un messaggio: «vogliamo riportare lo Stato nelle periferie delle grandi città, dove i cittadini si sentono figli di un dio minore. Basta zone franche. Garantiremo sicurezza, legalità e lotta alla povertà». Un concetto che la numero uno di Fratelli d'Italia ha fissato con maggior precisione a fine giornata, in piazza Vittorio Emanuele a Roma: « ; il modello del ghetto, di chiudere tutti gli immigrati in un quartiere che non funziona. Né per l'Italia - che perde interi pezzi di territorio - né per gli stranieri, che così non si integreranno mai». Tornando a Milano, tra gli esponenti nazionali c'erano Ignazio La Russa e Daniela Santanché, oltre allo storico vicesindaco Riccardo De Corato. «Liberi e sicuri. Riconquistiamo le nostre strade», questo il nome scelto per la manifestazione. Tra gli «invasori» da respingere ci sono i clandestini («che vogliamo rimpatriare, per chiudere i confini e fare entrare solo immigrazione legale»), ma anche quei «figli di papà dei centri sociali» che ieri, divisi in due sparuti gruppi, hanno lanciato improperi all'indirizzo dei manifestanti. Ma niente scontri: tutto si è risolto con un selfie di Giorgia Meloni, dove espone un sorriso a 32 denti: «Anche oggi gli scemi dei centri sociali ci onorano della loro presenza».
STOP Al CENTRI SOCIALI
Davanti alle telecamere la leader di Fdi ha sciorinato i suoi obiettivi in caso di successo elettorale: «garanzia di sicurezza, certezza della pena, costruzione di nuove carceri, più militari in strada» e una serie di aiuti alle forze dell'ordine, con dotazioni adeguate e stipendi più alti. I centri sociali vanno invece chiusi «con una legge anti black block». Infine, un avvertimento a Berlusconi, al quale Meloni chiede «la garanzia di avere il nome del suo candidato premier prima del voto». Secondo alcune indiscrezioni il Cav starebbe addirittura pensando a Emma Bonino; un nome che la leader di FdI boccia senza appello: «è tutto quello che io combatto». Giunta a Piacenza in tarda mattinata, Meloni ha nuovamente preso in giro i suoi oppositori, con un altro autoscatto che la ritrae assieme a un gruppo di tre persone: «la prossima volta avvertite, che almeno vi mandiamo qualcuno per reggere lo striscione». Ad accoglierla ai Giardini Margherita i candidati parlamentari Tommaso Foti e Giancarlo Tagliaferri. Qui la segretaria ha ribadito forte e chiaro il «no» di FdI a ogni possibile inciucio: «o maggioranza chiara o si torna a votare».
CON PARISI In serata Giorgia Meloni è tornata a Roma, dove ha rinnovato l'appello agli alleati Salvini e Berlusconi per una manifestazione unitaria il l marzo. Liquidati in due battute i membri dell'Anpi, che hanno sfilato poco prima per le strade della Capitale: «buon divertimento, noi ci occupiamo di questo millennio. fi resto lo lasciamo alla sinistra». Al fianco di Meloni anche Stefano Parisi, candidato governatore del Lazio per il centrodestra. I due si sono dati appuntamento in piazza Vittorio, al centro di un Esquilino che «non è un quartiere multietnico, qui gli italiani sono stati allontanati». La riconquista delle periferie abbandonate, da Milano a Roma, passando per Piacenza: questo il filo rosso - o tricolore - delle tre manifestazioni di ieri. E su questo punto Fratelli d'Italia non mollerà la presa.
Libero Quotidiano
