APPELLO DEI POLITICI SU FB «PIACENZA VA CHIUSA TUTTA» I DUBBI DELLE CATEGORIE
Sono passate le 21 da un po'
quando su Facebook la sindaca
Patrizia Barbieri pubblica il suo
post quotidiano: «Oggi (ieri per chi
legge, ndr) ho parlato con il Presidente del Consiglio dei Ministri,
Giuseppe Conte, congiuntamente ai sindaci di Bergamo, Giorgio
Gori, di Brescia, Emilio Del Bono
e di Cremona, Gianluca Galimberti. Abbiamo chiesto ulteriori misure, più restrittive, per fermare questo virus e che i provvedimenti non
fossero presi "a macchia di leopardo", ma in modo omogeneo».
Un messaggio atteso. Almeno da
quei politici locali che nelle ultime
24 ore avevano chiesto a gran voce di «chiudere la città». L'ennesimo tragico bollettino di
quest'emergenza coronavirus (altri 24 decessi per un totale di 281)
e l'evidenza della troppa gente ancora in strada aveva indotto alcuni parlamentari, consiglieri regionali e comunali a fare un accorato
appello bipartisan affinché venisse varata una stretta ancora più incisiva. Una serrata generale, come
ha fatto in serata la Lombardia, che
valga anche per cantieri, fabbriche
e uffici pubblici con la sola esclusione delle attività essenziali, alimentari e farmacie. In buona sostanza, qualcosa di molto simile al
«modello Codogno».
Un'invocazione dilagata su Facebook. A pubblicare post dai toni
perentori sono stati, ad esempio,
Tommaso Foti di Fratelli d'Italia, i
consiglieri regionali del Pd Katia
Tarasconi e della Lega Matteo Rancan, i consiglieri comunali Michele Giardino (gruppo misto) e Christian Fiazza, Giorgia Buscarini e
Giulia Piroli (Pd), ma anche il referente di Articolo 1 Francesco
Cacciatore. «Sono stanca di leggere ogni giorno i bollettini di guerra. Facciamo come a Rimini: chiudiamo subito la città! Ci sarà tempo dopo per recuperare la produzione di articoli non strettamente
necessari in questo momento. Il
diritto alla salute è sopra ogni cosa» ha scritto Piroli.
Rimini, appunto. Nella città romagnola il governatore Stefano Bonaccini ha spiegato di aver disposto ulteriori misure sulla base di
«un documento dei sindaci che
chiedeva misure restrittive delle
attività economiche e della mobilità delle persone fino a prefigurare l'istituzione di una vera e propria nuova zona rossa».
Piacenza ha caratteristiche ben diverse da Rimini, soprattutto dal
punto di vista del tessuto economico-produttivo. Da qui derivano
anche i forti dubbi delle categorie
economiche locali, più inclini ad
aprire, semmai, a decisioni omogenee in tutto il paese.
Ma dopo una giornata di continui
contatti con i sindaci, il prefetto
Maurizio Falco e il presidente della Regione Bonaccini, la sindaca
ha annunciato di aver fatto il passo con il premier Conte. «Anche il
dialogo con il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano
Bonaccini, è stato costante anche
con riferimento alle decisioni assunte nel riminese. Mi aspetto che
nell'immediato venga definito con
chiarezza a livello nazionale quali
tipologie di aziende debbano restare aperte per garantire servizi
essenziali o per cause di necessità,
e quali possano essere chiuse».
E poi un accorato appello finale:
«Vi prego di ascoltarmi bene. Nessuna decisione è facile in queste
ore. Stiamo fronteggiando in tutto
il Paese un'emergenza sanitaria e
stiamo combattendo un virus nuovo, mutevole, che sembra comportarsi in modo diverso nelle diverse regioni del mondo. Non stupitevi se certe decisioni vengono prese dal Governo e dalle Regioni giorno per giorno, perché lo scenario
cambia continuamente. Noi Sindaci della Provincia di Piacenza
stiamo lavorando senza sosta per
indirizzare queste decisioni o per
offrire il nostro contributo. Restiamo uniti e andiamo avanti con coraggio».
Libertà
