La missione più attesa è anche quella più insidiosa. Perché sono tutt'altro che distensivi i segnali inviati da Washington verso l'Europa a ridosso della visita della premier. E Giorgia Meloni non nasconde le difficoltà del faccia a faccia con Donald Trump, il presidente suo «amico» che ora deve convincere a dialogare con l'Ue per rinunciare alle barriere commerciali e valutare un accordo di libero mercato transatlantico. Una partita complessa, a cui si lavora da settimane a Palazzo Chigi, dove nel tardo pomeriggio la premier ha riunito i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e i ministri Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto e Tommaso Foti. Poco prima, davanti a una platea di imprenditori che da settimane sono in fibrillazione per i dazi annunciati e poi sospesi da Trump, la premier ha ammesso che «è un momento difficile, vediamo come va nelle prossime ore». «Non sento alcuna pressione come potete immaginare per i miei prossimi due giorni...», ha aggiunto con una punta di forzata ironia pensando a quella che Tajani ha definito «una missione di pace commerciale». La presidente del Consiglio si dice «consapevole di quello che rappresento e sono consapevole di quello che sto difendendo». Da difendere ci sono l'export italiano ed europeo, che rischiano di pagare care le barriere commerciali Usa, ma anche, secondo lei l'unità dell'Occidente. Perché, resta la sua tesi, una guerra commerciale non conviene né agli Usa né all'Ue. «Con l'export produciamo ricchezza anche per gli altri - ha notato Meloni -, ed è bene per tutti continuare ad avere a che fare con l'Italia, perché l'Italia è in grado di produrre benessere, eccellenza e ricchezza». Gli imprenditori «sono con lei», ha assicurato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini alla premier, auspicando che con Trump «trovi una sintesi positiva per l'Europa». Ed è nella cornice europea, con una serie di contatti costanti in questi giorni con Ursula von der Leyen, che Meloni ha costruito la strategia per convincere Trump al dialogo.
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