Rassegna Stampa

L'estate dei partiti senza piu' voglia di fuochi d'artificio

Data: 18/08/2019

«C'È GIÀ PIENO DI TALK IN TV» «SI SONO ESAURITE LE GRANDI GENERAZIONI DI VOLONTARI»

Marco Cino, l'operaio che in Rifondazione Comunista ha creduto e tuttora crede, ha chiesto ai compagni di non parlarne più, almeno fino a quando la "botta" non sarà passata. «Per chi ci crede fa male, malissimo, pensare che per la prima volta non faremo la festa a Pontenure... Ci impegnavamo tantissimo. Ogni volta un menù diverso e dibattiti importanti, per far riflettere la gente...», dice. E aggiunge: «Io sono uno che si prendeva le ferie in estate non per andare al mare ma per aiutare il partito sulla festa. Ora che fai? Su chi conti?». La domanda rimbalza da destra a sinistra, anche nei partiti che oggi hanno maggiore consenso. Chi vota e segue anche appassionatamente Salvini, ad esempio, non è detto che voglia tirarsi su le maniche per poi aiutare concretamente il partito. 

«Tanti sostenitori, ma...» 
«Sono in aumento tantissimo i sostenitori della Lega», conferma Corrado Pozzi, ricordando la due giorni di festa a Podenzano a giugno, poi quasi nulla più. «Ma poi... per arrivare alla disponibilità al sacrificio del proprio tempo, ecco, ce ne passa...». L'impegno per il partito passa oggi dalla condivisione su Facebook di un qualche link propagandistico, ma poi non scende in strada, in piazza, nelle feste, finite così per l'essere le grandi assenti di questa complicata - e triste - estate politica. 

«Difficile evitare doppioni» 
Resiste la roccaforte delle feste della destra che prima fu di Alleanza Nazionale e ora Fratelli d'Italia: a Pecorara si mangia, si balla e ci si confronta il 31 agosto. Un'unica data però, per la festa che sventola il Tricolore e il simbolo del partito della Meloni: «Diciamo che le feste politiche oggi sono più un momento di raduno. Un tempo c'erano anche feste organizzate dal Partito Comunista di 15 giorni. Proponevano il pesce nel menù, era una novità. Oggi anche quello suona come già visto, è cambiato il mondo. Ora sarebbero impensabili due settimane di festa di un partito», ricorda Tommaso Foti. «Oggi basta accendere la televisione per essere inondati di dibattiti politici su ogni rete. Si rischia di organizzare un replay dal vivo, un qualcosa di già visto che annoi l'elettore. Cerchiamo quindi di coinvolgere simpatizzanti ed elettori senza proporre loro doppioni dei talk televisivi». 

«L'impegno nelle elezioni» 
C'è anche il problema di chi è arrivato all'estate dopo aver dato tutto per gli appuntamenti elettorali di maggio, quando sono andati al voto 30 Comuni del Piacentino: «L'iniziativa che ha portato Matteo Salvini a Castelsangiovanni di sicuro ha richiesto uno sforzo organizzativo imponente», ricorda Pozzi, fronte Lega.  

«Non è colpa dei giovani» 
C'è un problema soprattutto nell'assenza di braccia che poi, concretamente, montino e smontino i palchi, cucinino salamelle e tortelli (buoni), sfidino la complicata burocrazia antiterrorismo per gli eventi pubblici, e, ovviamente, ripuliscano tutto: «L'estate senza feste di partito è lo specchio di come una parte della politica sia diventata», commenta per Forza Italia Jonathan Papamarenghi. «Si pensa ai partiti come riunioni e banchetti, meno come occasioni conviviali che, invece, sarebbero fondamentali per mantenere il contatto con la gente, consolidando un momento sociale, conviviale, di veicolo di valori. Oggi Forza Italia vive un momento di transizione forte. Certo se potessimo contare tra i giovani sulla stessa forza di volontà e sullo stesso entusiasmo di certi nostri iscritti 80enni, come il sempre presente ai consigli comunali Angelo Burgazzi, non avremmo problemi neppure ora a proporre iniziative dove stare bene insieme, per parlare di futuro. Non è colpa dei giovani, ma di una politica che deve ritrovare sicurezza in se stessa». 

E la Festa dell'Unità? 
La Festa dell'Unità è diventata Festa democratica; il grande appeal lo aveva dato al tempo l'apertura di Bastione Borghetto per l'occasione. Poi però non è più bastato. Si è tentato di tornare alle origini, richiamando la Festa dell'Unità, ma era tardi. Eppure fino a dieci anni fa addirittura ogni paese organizzava la sua - piccola o grande che fosse - Festa dell'Unità, inventandosi qualcosa di nuovo (nell'estate dell'87 l'area sotto al Facsall diventò un piccolo osservatorio astronomico), lavorandoci per mesi, cercando menù gustosi. «Organizzeremo nelle prossime settimane alcune feste a Castelvetro, Monticelli, Pontenure, poi in autunno continueremo gli incontri sul tema della legalità e l'antimafia», commenta Silvio Bisotti, dalla sede del Partito Democratico. «In generale attendiamo anche l'evolversi della situazione nazionale e della crisi di governo. La tradizione delle nostre feste è radicata, profonda. Ma a pelle di leopardo sono venute meno in diverse zone dell'Emilia-Romagna. Oggi anche la Lega preferisce non legare la festa, intesa come musica ed enogastronomia, ai dibattiti politici e ai confronti. Può farsi che poi le feste ritorneranno, ma è un dato di fatto che si siano esaurite quelle generazioni di grandi volontari pronte a impegnarsi ogni sera sulle feste, come forma di volontariato schietto, autentico, sincero. Una festa si basa per il 90% sui volontari». «I partiti sopravvivono con il 2 per mille, qualche tessera, qualche donazione...», conclude Cino. «È venuta a mancare la solidarietà. Chi si mette a disposizione gratis? Dopo il G8 contavamo qualche iscritto in più, tra i giovani...». Ora, addirittura, niente festa.

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