Rassegna Stampa

Logistica sui binari Foti (FdI): 'Per lo stallo Comune senza colpe'

Data: 22/11/2021

LA REPLICA A DE MICHELI (PD)

Foti e l'impasse del "Polo del ferro" «Serve un pressing corale sui privati»

Il deputato di FdI ribatte a De Micheli (Pd) «Lo stallo del progetto di logistica sui binari non dipende da inadempienze del Comune»

Paola De Micheli dice: il Comune si dia una mossa perché il progettato Polo del ferro è fermo e Piacenza rischia di perdere un bel po' di investimenti pubblici e privati. Tommaso Foti risponde: anziché gettare la croce sulla giunta Barbieri ci si attivi per una corale azione della politica nei confronti dei soggetti privati, veri responsabili dello stallo. La deputata del Pd ex ministra ai trasporti e il collega di FdI capogruppo del suo partito in commissione Lavori pubblici della Camera incrociano le lame sulla partita infrastrutturale più rilevante che sul nostro territorio si sta giocando. Una partita di rango nazionale il Polo del ferro, punta a spostare dalla gomma ai binari il trasporto delle merci al polo logistico di Le Mose, togliendo così di mezzo camion e inquinamento: è la movimentazione intermodale delle merci, dalla certificata sostenibilità ambientale. Concretamente si tratta di trasferire alla Granella, area privata accanto al polo logistico, lo scalo merci che sta alla stazione ferroviaria, un trasferimento per tappe progressive, di fascio di binari in fascio di binari (fino a dieci), progetto per il quale ballano 40 milioni di euro di Rfi (Rete ferroviaria italiana) più le risorse che ci metterebbe Hupac, colosso svizzero della logistica che ha scommesso sul nuovo polo piacentino. A metà 2017 è scaduta la convenzione urbanistica siglata nel 2004 tra il Comune e il Consorzio (Ap3) di soggetti privati (Ikea, Generali properties e la Real Estate Strategie Immobiliari dell'imprenditore Rossetti) che avrebbe dovuto realizzare le opere ferroviarie alla Granella. Nel novembre 2019 a Palazzo Farnese è stata firmato un protocollo interistituzionale che poggia sulla permuta dell'area dello scalo merci alla stazione che Rfi si impegna a liberare (vi si potrebbero ricavare parcheggi per i pendolari e l'autostazione dei bus) con la Granella dove fare il nuovo hub della logistica intermodale. In un intervento di nove giorni fa (v. "Libertà" del 13 novembre) De Micheli ha segnalato che, a fronte dei «lavori di modifica del raccordo sul lato nord della ferrovia PiacenzaCremona» avviati da Rfi, «insieme al potenziamento del terminal a cura di Hupac», e quindi a fronte dell'impegno «da parte dello Stato e delle istituzioni sovraordinate», sono invece al palo «le attività di raccordo sul lato sud, a cura del Consorzio quale obbligo convenzionale». «La partita decisiva si gioca a livello locale», ha concluso la deputata dem esortando il Comune a dare «un nuovo impulso perché le opere siano portate a termine». «L'unica colpa che ha la giunta Barbieri è di avere ereditato una convenzione che le precedenti giunte di sinistra, in 13 anni di validità (dal 2004 al 2017, ndr), sono riuscite a fare scadere», è la risposta che di rimando arriva da Foti. Al quale, «lungi dal volere polemizzare con l'on. De Micheli», preme chiarire che attribuire lo stallo al Comune è «frutto di sommaria e imprecisa informazione». Nella sua ricostruzione parte da quella convenzione urbanistica che «non ha trovato attuazione proprio nella parte riguardante le opere ferroviarie ubicate esternamente al comparto e precisamente all'interno dell'ambito AP6 – Granella», ovvero «il cosiddetto "fascio di presa e consegna" in area AP6, insieme alle "opere ad esecuzione obbligatoria"». Il fatto che la convenzione urbanistica sia scaduta, «comporta per il Comune non la facoltà ma l'obbligo di raggiungere l'obiettivo in essa previsto, senza per altro potersi sostituire all'operatore che doveva intervenire e ciò, se non altro, per le evidenti responsabilità che esporrebbero i suoi amministratori di fronte alla Corte dei conti», ammonisce l'onorevole di FdI. Quanto al protocollo d'intesa del novembre 2019, «importante per definire i ruoli dei vari attori politico-istituzionali, non vede tra i suoi sottoscrittori né il Consorzio uno AP3 (avendo lo stesso contestato che il perimetro di intervento previsto dal protocollo presentava un'ampiezza maggiore rispetto all'originario progetto della convenzione scaduta), né Hupac, società evocata dall'on. De Micheli ma che non risulta in atti essere parte della originaria compagine dei soggetti attuatori dell'opera», osserva Foti. E se «nessuno dubita, come si legge nelle premesse del protocollo del 2019, che la Regione Emilia-Romagna "individua inoltre lo scalo Piacenza Le Mose tra gli impianti principali del Sistema di trasporto merci regionali, come già indicato nell'accordo di programma tra Ferrovie dello Stato e Regione del 28 luglio 2009", peccato che quel piano, trasmesso da ormai due anni dalla giunta regionale non sia mai stato esaminato e approvato dall'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna», segnala con ruvida annotazione. Per contro, «quanto la questione stia a cuore della giunta Barbieri lo attesta anche - da ultimo - l'incontro che la stessa ha avuto a Roma il 26 ottobre 2021 con i vertici di Rfi», informa l'onorevole avvertendo che, «per potere dare avvio alla prima fase del protocollo, il Comune è ancora in attesa del deposito del progetto definitivo, da parte dei soggetti attuatori», cioè il Consorzio Ap3: «Solo successivamente a detto adempimento il Comune potrà avviare le successive fasi connesse alle procedure per l'acquisizione delle aree mediante istituzione del vincolo espropriativo, essendo il Piano attuativo scaduto, oltre ad accertare l'iter afferente la procedura della Valutazione d'impatto ambientale». Senza, cioè, quel progetto definitivo il Comune ha le mani legate per avviare sia l'esproprio della porzione di area che rimane da acquisire sia gli approfondimenti di legge sugli aspetti ambientali. «Come si converrà la situazione è tutt'altro che facile, essendo l'alternativa alle altrui inadempienze quella di instaurare da parte del Comune un contenzioso in sede civile la cui definizione richiederebbe anni», tira le fila Foti bollando al tempo stesso di illiceità «la ventilata pretesa di qualche "convitato di pietra"» di realizzare l'opera «eludendo il codice degli appalti». Serve invece «un'azione corale di politica e istituzioni nei confronti dei soggetti privati coinvolti: risulterebbe più produttiva di tentare di gettare responsabilità sulla giunta Barbieri».

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