Il progetto, presentato due anni fa da una società di Roma, avrebbe dovuto estendersi su 111mila metri quadrati
Il Comune di San Pietro in Cerro, citato in giudizio, vince la causa. In una sentenza di 42 pagine, i tre magistrati del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Parma, chiamati ad esprimersi sull'idoneità o meno dal sito di produzione di energia da fonte rinnovabile proposto a Polignano, precisano: « L'impatto dell'intervento proposto è tale da non consentire l'espressione di un parere favorevole alla realizzazione dell'impianto fotovoltaico». Ripercorriamo brevemente le tappe più significative di questo iter. Nell'autunno del 2024, il sindaco Stefano Boselli rende noto l'interesse da parte di una società di Roma di realizzare un parco fotovoltaico, di 111mila metri quadrati di pannelli solari riflettenti di quasi tre metri di altezza, situati su terreni agricoli dietro le abitazioni lungo via Caorsana, ossia la provinciale 20, in direzione Caorso. Analizzati tutti gli atti, Comune e Soprintendenza esprimono un parere negativo al progetto, con l'ordine di non procedere con i lavori. La società non ci sta e nel 2025 fa ricorso al Tar e in attesa di una pronuncia definitiva chiede di annullare tutti gli atti con cui si impediva l'esecuzione dell'intervento. A maggio dell'anno scorso arriva la prima vittoria del piccolo Comune della Valdarda perché il Tar non accoglie il ricorso con istanza di sospensiva. Ciò significa che i lavori non s'hanno da fare. E infatti il cantiere non viene mai allestito. A gennaio la società chiede al Tar di emettere con urgenza una sentenza di merito con cui concludere la controversia legale e che è arrivata pochi giorni fa, dando ragione a Comune e Soprintendenza. Ossia, l'impianto proposto si sarebbe andato ad inserire nella fascia di rispetto «non idonea» di 500 metri da beni tutelati, quali la chiesa intitolata a San Donato Martire e il salone parrocchiale, riconosciuti gli «unici elementi storici che connotano il borgo rurale». «Il progetto, costituito da elementi estranei e incongrui pervasivi e destrutturanti, si presenta come fortemente intrusivo e invasivo», si legge nella sentenza. «Anche le opere di mitigazione visiva previste dal progetto non risulterebbero suffi-cienti a garantire il corretto inserimento nel contesto esistente». Poi i magistrati sottolineando come la Soprintendenza abbia agito «senza vizi logici o travisamento dei fatti» analizzando il vincolo di tutela per beni che sono espressione dell'identità storica del borgo rurale, ritenendo le considerazioni dell'ente ministeriale «attendibili e ragionevoli». Così come viene confermato il rispetto normativo della tempistica del procedimento. « In conclusione - citiamo la sentenza il ricorso è infondato e va respinto». La società romana potrebbe ora appellarsi, in secondo grado di giudizio, al Consiglio di Stato. Intanto il sindaco Boselli è soddisfatto del risultato raggiunto. Una conferma, per lui: «Siamo davvero soddisfatti. È un risultato che va a favore di tutta la collettività. Ringrazio l'impegno e la professionalità dell'avvocato Giuseppe Manfredi e l'onorevole e ministro Tommaso Foti per l'interesse dimostrato alla nostra causa».
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