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Meloni contrattacca 'Insultata alla Camera Sinistra illiberale'

Data: 21/03/2025

Su Ventotene non arretra Il gelo sul disegno di Bruxelles «I fondi sono solo virtuali»

Nessun insulto alla storia, al Manifesto di Ventotene, all'Europa. A essere «insultata alla Camera », da una «sinistra che mostra un'anima illiberale e nostalgica sono stata io: sono rimasta sconvolta». A una manciata d'ore dal caos generato dalle sue parole in Aula, Giorgia Meloni è passata al contrattacco. Lo ha fatto a margine del vertice dei 27 a Bruxelles, scegliendo di parlare a summit non ancora terminato, forse proprio per dare un peso adeguato alla sua linea sul Manifesto di Ventotene. Una linea che la vede non arretrare di un millimetro, e che è destinata a rinfocolare le polemiche. Il capo del governo, del resto, è volata a Bruxelles sulla scia della bagarre provocata alla Camera e dell'assolo di Roberto Benigni su RaiUno a difesa dell'Ue. Il tema è stato anche al centro della cena che Meloni, mercoledì sera, ha organizzato in un albergo della capitale belga con gli eurodeputati Fdi e i ministri Francesco Lollobrigida e Tommaso Foti. Una cena informale durante la quale, secondo diversi presenti, i convitati hanno destinato una standing ovation alla premier per le sue parole su Ventotene. Parole giudicate, hanno spiegato le fonti, «una geniale» mossa tattica nei confronti dell'opposizione. Fonti di Palazzo Chigi hanno tuttavia smentito categoricamente quanto è emerso dalle ricostruzioni della cena. Meloni, hanno sottolineato le fonti del governo, non ha mai definito la sua citazione del Manifesto «una trappola» in cui sarebbero «cascati esponenti dell'opposizione con reazioni isteriche», né «una mossa mediatica » che «ha fatto impazzire la sinistra ». Un dato, tuttavia, è certo: il caso è destinato a non spegnersi. «Ricordo straordinari editoriali di Eugenio Scalfari dove insegnava che l'unica forma di democrazia è l'oligarchia, è un concetto che non condivido. Chiedo alla sinistra quale messaggio vuole dare distribuendo oggi quel testo», ha osservato Meloni, andando a toccare uno dei punti di riferimento della sinistra liberale italiana. Meloni, oltre al dossier migranti, si è concentrata sul tema del riarmo. In un bilaterale con Ursula von der Leyen ha ribadito la sua posizione: «Serve puntare su strumenti davvero comuni che non pesino sul debito nazionale». Strumenti che, tuttavia, non potranno essere gli eurobond. Il muro dei frugali, in questo caso, è invalicabile. E allora l'Italia sta aumentando il suo pressing su un piano B che poggia sull'idea di «mettere garanzie europee sugli investimenti privati». Una proposta, ha sottolineato Meloni, che in Ue è stata accolta. La freddezza della premier sul RearmEu, a quanto si apprende da alcune fonti diplomatiche europee, è emersa anche al tavolo del summit, dove il capitolo difesa è stato adottato dopo cena. «Le risorse sembrano molte ma sono virtuali». C'è infine un altro punto chiave: gli acquisti di armi non possono limitarsi al 'buy European'.

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