Ieri l'inaugurazione dell'opera ripristinata, costata 9 milioni di euro, quattro anni di lavoro e un iter partito nel 2009
Un'opera che ancora oggi, grazie alla lungimiranza di chi ne ha ereditato la gestione, continua a servire un intero territorio senza snaturarlo, tenendo fede a quella stessa visione di chi, oltre 160 anni fa, la realizzò avendo come filo conduttore una visione di bene comune.
Ieri, al termine di un percorso partito da lontano, da quando una piena nel 2009 fece crollare gran parte del Traversante Mirafiori, quella stessa galleria sotterranea, in grado di "catturare" le acque del fiume Trebbia per redistribuirle in parti eque al mondo agricolo che si trova in sponda destra e sinistra del fiume, è stata restituita alla collettività.
Ci sono voluti quasi nove milioni di euro di fondi europei (8 milioni e 753mila euro dal Pnrr), quattro anni circa di lavori (dal 2021 all'estate del 2025) e un iter partito sin da quando, nel 2009, venne lanciato un concorso di idee.
«Un lavoro grandissimo - come ha sottolineato Luigi Bisi presidente dell'ente gestore, il Consorzio di Bonifica - che ha coinvolto una miriade di persone, grazie a cui oggi è possibile vedere il risultato finale di un'opera che produce e produrrà effetti per le generazioni future, in fatto di sicurezza idraulica e attività di prelievo e distribuzione irrigua».
Tutti gli interventi che si sono alternati durante la mattinata inaugurale, al Croara Golf Club Country Club, moderata dalla vicedirettrice Anbi Caterina Truglia, hanno battuto sullo stesso tasto. La linea rossa cioè mai interrotta tra la visione di chi, nell'Italia post- unitaria volle il Traversante, Camillo Cavour che ne affidò la progettazione all'ingegner Cesare Valerio, e chi oggi lo gestisce e ne ha curato la ricostruzione.
«Se fossero stati mossi solo dal fare una bella opera - ha rimarcato il direttore del Consorzio Pierangelo Carbone - forse non sarebbe arrivata fin qui. Se è stato possibile è perché è un'opera interprete dello spirito del tempo. Oggi siamo capaci di fare lo stesso? ».
Nel 2023 altro imprevisto
«Un'opera nata a metà Ottocento per captare le acque e irrigare la pianura circostante - ha detto la direttrice dei lavori Chiara Celada - e che è arrivata fino ai giorni nostri». Alla direttrice il compito di illustrare l'iter per nulla semplice, anche perché inserito nel contesto protetto del Parco del Trebbia, che ha consentito di ricostruire le parti della galleria sotterranea, lunga 261 metri, crollate nel 2009 e ristrutturarne altre. Il tutto dovendo superare ostacoli come quando, nel settembre 2021 «un cedimento impose di ripensare il cantiere» o come quando nel 2023 un'altra piena "strappò" un parte di Traversante «imponendo una perizia di variante con altri costi». Imprevisti che hanno costretto il cantiere ad adattarsi al volere del fiume su sui si stava operando.
«Programmare le risorse»
«Un'opera oggi non percepibile in superficie e che non sbarra ha rilevato la capodelegazione Fai Letizia Anelli - ma devia l'acqua, introducendo un elemento di stabilità geometrica, e non una ferita nel paesaggio, che con il tempo la natura ingloba». « Il suo vero valore - ha detto Roberto Reggi (Fondazione di Piacenza e Vigevano) - sta nel consentire di programmare l'utilizzo della risorsa idrica. In presenza - ha aggiunto - di cambiamenti climatici, avere elementi di sbarramento consente di programmare l'utilizzo della risorsa acqua, cosa questa che ha un grandissimo valore economico e ambientale»
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