Voce unanime dei sindaci e della Provincia. A Piacenza non è prevista nessuna deroga
I genitori sono andati a letto
pensando che due passi sotto casa avrebbero potuto farli, uno per
volta, col figlio. Ma nel frattempo i
sindaci non hanno quasi chiuso
occhio, al pensiero che gli ancora
deboli effetti della faticosissima
quarantena potevano essere compromessi dalle maglie più larghe
ai divieti. Ieri mattina, subito, la
corsa al chiarimento in prefettura.
Sfociata nella presa di posizione
unanime dei primi cittadini annunciata in una nota, scritta "con
fermezza", vi si legge, per "richiamare l'attenzione della cittadinanza sul rispetto, fondamentale per
la tutela della salute pubblica, delle restrizioni attualmente in vigore nella provincia di Piacenza per
il contenimento dell'epidemia di
Covid-19". In particolare, la presidente della Provincia Patrizia Barbieri e i primi cittadini di tutti i Comuni del territorio hanno detto
chiaramente: «Non può trovare
applicazione nella nostra provincia la circolare ministeriale del 31
marzo che sembra consentire le
passeggiate dei genitori accompagnati dai propri bambini. Riteniamo fondamentale fare chiarezza,
perché non possiamo permettere
che i sacrifici fatti sinora dalla nostra comunità vengano vanificati
da interpretazioni errate, che rischiano di mettere a repentaglio i
risultati ottenuti sinora».
Dunque l'emanazione della circolare del Ministero dell'Interno,
che autorizza le passeggiate genitore-figlio minore nei pressi della
propria abitazione, mantenendo
fermo il divieto delle attività motorie diverse, come ad esempio il jogging (una specificazione importante, perché le informazioni diffuse riportavano
spesso indicazioni sbagliate), non
trova applicazione qui, considerata la situazione ancora critica e il
decreto del presidente della Regione Stefano Bonaccini (48/2020)
destinato a Piacenza e Rimini che
ammette gli spostamenti in bicicletta o a piedi "esclusivamente per
lavoro, ragioni di salute o altre necessità come gli acquisti di generi
alimentari". «Si tratta di un sacrificio che siamo ancora chiamati a
fare», ribadiscono all'unisono gli
amministratori locali. «Se è vero
che i dati iniziano a dare speranza,
non ci autorizzano a lasciarci andare. Non proprio adesso, dove si sta decidendo tutto».
Lo stesso primario di pediatria
dell'ospedale di Piacenza Giacomo Biasucci su Libertà di ieri aveva espresso forte preoccupazione
per la possibile deroga alle restrizioni, poi qui scongiurata.
«Si chiudano le strade»
Tommaso Foti, vice-capogruppo
vicario di Fratelli d'Italia alla Camera dei Deputati, in una interrogazione al Governo ha chiesto
chiarezza rispetto al caos ingenerato dalla circolare di martedì 31
marzo sottoscritta dal Capo di Gabinetto del Ministero dell'Interno.
«Quanto circolato in queste ore ed
amplificato dai media – è l'attacco
del parlamentare piacentino – potrebbe indurre numerosi cittadini
ad assumere comportamenti che
rischierebbero di vanificare i grandi sforzi e i grandi sacrifici sino ad
ora sostenuti».
Per Foti lo sgomento e la contrarie tà, tanto dei Governatori e dei sindaci dei territori più colpiti dalla
epidemia di Covid-19, così come
quella degli esponenti del mondo
medico-scientifico, è più che giustificata; e si è appellato quindi subito al presidente del Consiglio e
al ministro dell'interno perché Piacenza, «che sta pagando in termini di vite perdute uno tra i prezzi
più elevati di tutta Italia», venisse
esclusa dalla possibilità. «Alla peggio e al di là delle interpretazioni
del ministero dell'Interno, resta in
capo ai Sindaci la facoltà di sbarrare la strada a comportamenti rischiosi per la salute pubblica emanando apposite ordinanze».
Per Mattia e gli altri
La presidente Barbieri proprio nei
giorni scorsi aveva voluto riservare un pensiero ai bambini, come
Mattia Bersani, che ieri ha compiuto 5 anni e al posto degli amici aveva i palloncini (ma per fortuna l'affetto immenso della sua famiglia e
la certezza che il prossimo compleanno sarà pieno di amici). O ai
tanti piccoli meno fortunati di Mattia: «Penso spesso che l'isolamento a cui questa crisi sanitaria ci ha
costretto abbia un forte impatto
anche sui nostri bambini e sugli
adolescenti. In cuor mio spero che
tra qualche anno a loro restino solo i ricordi piacevoli di questa "avventura", come il tempo passato in
famiglia, la scuola che si è reinventata, le videochiamate per restare
in contatto con gli amici. Penso
sempre, però, anche a quei fanciulli che già prima del coronavirus vivevano in contesti familiari difficili, in appartamenti piccoli e affollati, senza le tecnologie necessarie
per ricevere le lezioni scolastiche
in videoconferenza e che domani
avranno ben pochi ricordi piacevoli a cui aggrapparsi. Da quando
abbiamo chiuso le scuole molti
minori non sono più usciti, nemmeno per una boccata d'aria. Auspico che questa emergenza finisca presto anche per realizzare il
desiderio di tanti nonni di rivedere e riabbracciare i loro nipotini e
di tanti bambini di ritornare a ricevere quelle manifestazioni d'affetto a cui erano abituati».
Libertà
