Lettera aperta al quotidiano Libertà del Sig. Vittorio Melandri
DA GRAMSCI ALLA RIFORMA DELLA CARTA
Cortese direttore, nella mia libreria hanno da tempo trovato spazio testi di Antonio Gramsci, le lettere dal carcere, tutti i quaderni, ed altri, ma non posso certo spacciarmi per studioso del grande sardo. Dal 2011 mi soccorre però un "bigino" di 900 pagine, "Dizionario Gramsciano 19261937", a cura di Guido Liguori e Pasquale Voza. Alla voce "futurismo" mi è stato facile trovare traccia di un iniziale entusiasmo di Gramsci per il "futurismo", cui però, dopo "la massiccia adesione di gran parte dei futuristi alla guerra imperialista e al fascismo", ha fatto seguito anche la formulazione di un'immagine singolarmente efficace per il suo sarcasmo, in cui paragonava gli stessi a «un gruppo di scolaretti che sono scappati da un collegio di gesuiti, hanno fatto un po' di baccano nel bosco vicino e sono stati ricondotti sotto la ferula della guardia campestre». Purtroppo dei fascisti di ieri non si può dire che si siano limitati a fare un po' di baccano, ma si può dire che non sono mai usciti da sotto la ferula degli agrari di cui erano servi. I fascisti di oggi - purtroppo misconosciuti da troppi, confusi e abbagliati dal bianco delle camicie - facendosi forti solo di un tono sprezzante tradiscono la loro inferiorità culturale, e mai usciti da sotto la ferula del capitalismo, come è stato autorevolmente scritto, sono portatori «di "reazione": l'espressione, cioè, di un diffuso umore di rivalsa e di rivincita», e hanno messo nel mirino la Costituzione antifascista. Il tempo a disposizione della sinistra, per sventare il pericolo, si fa sempre più stretto, e la sua tristissima debolezza non induce all'ottimismo.
Vittorio Melandri
La risposta del Direttore di Libertà Pietro Visconti
Se per "fascisti di oggi" il signor Melandri intende, come logica vuole, la maggioranza di governo che ha presentato un progetto di riforma costituzionale, trattasi di catalogazione rischiosa. Equivale infatti a dire che già la Costituzione - antifascista - è stata demolita, o quantomeno aggirata, e che il potere è stato consegnato alle camicie di fatto nere che soltanto per daltonismo diffuso appaiono bianche. Siccome tra i daltonici che avrebbero consentito il misfatto vi sarebbe il presidente della Repubblica, io credo che le cose siano più complicate di come le descrive Melandri. I "fascisti di oggi" esistono, certo, ma in quanto tali non sono in Parlamento o a Palazzo Chigi. Semmai vi siano fascisti nell'animo (e questo chi lo può sapere? - e alcuni a volte danno motivo di pensarlo), nei consessi dove si rappresenta il popolo, e dove si può perfino cambiare la Costituzione, costoro debbono comportarsi secondo le regole democratiche e quindi antifasciste. Il che è un ottimo scudo anti-protervia. Libero poi ognuno di non fidarsi della lealtà repubblicana degli avversari politici, con tutte le conseguenze in caso reciprocità dello stesso principio, ma a me sembra sbagliato screditare, magari senza volerlo, la nostra Repubblica. Cosa diversa, visto che molto se ne parla in queste ore, è attendersi dalla destra post-missina al governo parole nette di condanna di un eclatante atto di culto del fascismo ovvero i saluti romani per ricordare le vittime di Acca Larentia. E' elusivo dire FdI non c'entra (cosa di per sè importante), è imbarazzante che il presidente del Senato stia a discettare sulla sussistenza o meno del reato di apologia di fascismo. Basterebbe dire che quel gesto è una vergogna inammissibile ai sensi della Costituzione antifascista. Post scriptum: si è discusso qui di Gramsci perchè delle sue iniziali simpatie per il Futurismo si è fatto forte il deputato Foti di Fratelli d'Italia per spiegare in una lettera a "Libertà" una controversa citazione di Marinetti, ed è meglio precisarlo perché sennò sembriamo parecchio stravaganti.
Libertà
