Roberta Mori, componente commissione minori: «Parole su un caso singolo generalizzate»
«Non è possibile dire oggi le
stesse cose che venivano dette il
26 giugno, quando si ebbe notizia del caso Bibbiano. Chi lo fa ha
un approccio ideologico. Il sistema affidi è sano. Perfettibile, ma
sano». Il messaggio di Roberta
Mori (Pd), componente della
Commissione speciale d'inchiesta sul sistema regionale di tutela dei minori della nostra regione, è direttamente recapitato al
centrodestra e «all'uso - dice la
consigliera - che i nostri avversari politici fanno dell'argomento
affidi in seguito ai fatti della Val
d'Enza», in discussioni tanto più
esacerbate quanto più si avvicinano le prossime elezioni regionali. «Si parla di Bibbiano - continua - come se non vi fosse stata
una commissione tecnica regionale e una commissione d'inchiesta, come se non ci fosse stata una relazione approfondita di
245 pagine approvate al termine
di un lavoro lungo 4 mesi». La
Mori - ieri ospitata nella sede del
Pd piacentino - risponde indirettamente anche all'onorevole
Tommaso Foti (FdI) che in un intervento su Libertà aveva ricordato la frase da lei pronunciata in
un incontro pubblico a Bibbiano,
nel maggio 2016, in cui si definì
"partner di un'esperienza che noi
riteniamo esemplare per tutta la
regione". «Parole di mistificazione - dice la Mori - perché riferite
a un caso specifico di fine 2015,
in cui il garante regionale dell'infanzia e dell'adolescenza aveva
valutato positivamente l'attività dei servizi sociali in soccorso di
una bimba di 12 anni e di altri
bambini».
Quindi la Mori ringrazia Silvio Bisotti quando al nome del comune reggiano preferisce «noto comune della Val d'Enza». «La
commissione - dice - non ha avuto pretesa di influire sul lavoro
della magistratura, in cui abbiamo piena fiducia. Se accerterà le
gravi accuse a carico degli imputati, è giusto che i responsabili paghino. Basta un bambino allontanato dalla famiglia senza fondate motivazioni per essere durissimi, sia chiaro, occorre però
calibrare la dimensione di quanto accaduto: 7 assistenti sociali
indagati su 2.500 operatori e 6
bambini al centro di indagini su
3.000 minori fuori famiglia».
Dalla relazione della commissione emerge che rispetto alla popolazione di minori del 2017, nella nostra provincia c'è la più alta
percentuale di minori in carico ai
servizi sociali (13,63%), seguita
da Ravenna (9,64%) e Modena
(9,61%). Se in Emilia Romagna
sono 2.970 i minori fuori famiglia
(4.19 per mille dei residenti minorenni), si rileva che nel Piacentino il tasso è maggiore (6,55), così come a Reggio Emilia (5.71) e
Bologna (4.90). A Piacenza poi si
riscontra un tasso maggiore rispetto alla media regionale (2,16)
per quanto concerne i minori
fuori famiglia, per i quali è utilizzato l'affido famigliare (4.61) e
non in comunità. La commissione ha poi valutato i minori vittime di violenza e maltrattamenti
a carico dei servizi sociali territoriali, sempre riferiti al 2017, e ne
è emerso che a Piacenza sono
stati 123 su un totale di 2.028 in
regione, per lo più nella fascia tra
i 6 e i 14 anni. «La commissione - continua la
Mori - ha fornito poi alcune raccomandazioni, come rafforzare
la formazione del personale pubblico delle neuropsichiatrie infantili. Il privato sociale è stato demonizzato, sbagliando. L'orientamento della Regione è però che
ci si rivolga al settore pubblico, inLa platea in S. Ilario. In alto, Gloria Zanardi, Antonio Margini, Maria Teresa Bellucci e Tommaso Foti
Marcello Pollastri
PIACENZA
●«Mi impedivano di vedere normalmente i miei figli sostenendo
che fossi "omofobo". Fiutai la malafede dei servizi sociali così mi misi
a registrare le visite a casa degli assistenti. Quando le ho portate in
procura è scoppiato il bubbone». Si
definisce «vittima del sistema Bibbiano», Antonio Margini, un papà
coinvolto suo malgrado nella vicenda del sistema affidi dei servizi sociali in Val d'Enza. Ieri è stato chiamato a raccontare la sua esperienza nell'incontro organizzato da Fratelli d'Italia a Piacenza, "Giù le mani da Bibbiano", che ha visto tra i relatori Gloria Zanardi, consigliera
comunale di Fdi e candidata alle
Regionali, il deputato piacentino
Tommaso Foti e la collega Maria
Teresa Bellucci. Margini ha definito «agghiacciante» il sistema degli
affidi finito al centro dell'inchiesta
"Angeli e Demoni". «A un certo punto fui convocato dai servizi e mi dissero che potevo vedere i miei figli
solo un'ora ogni venti giorni - ha
proseguito - ma in quelle relazioni
dei servizi erano contenute delle
menzogne. Non ho mai avuto contestazioni, non capivo perché mi
volessero far passare per un cattivo
genitore. Così mi sono ribellato».
Una testimonianza che Fratelli
d'Italia ha voluto ascoltare, non
«per sostituirci ai magistrati o per
emttere sentenze - ha premesso Zanardi - ma perché certe cose non
accadano più». Che il mondo dei
servizi sociali non sia certamente
tutto "malato", lo ha chiarito Foti:
«Ci sono tantissimi servizi sociali
che funzionano benissimo, ma occorre verificare quelle sacche che
gettano discredito su tutto il sistema. E in Val d'Enza quel sistema
non funzionava».
L'accusa rivolta è stata soprattutto
politica e al Pd: «Ricordo quando
Regione e Ausl facevano passare i
servizi sociali della Val d'Enza come un modello innovativo, quasi
un mito, quando invece agiva contro la legge. Il Pd ha peccato di supponenza nel non sospendere il sindaco di Bibbiano». Foti ha ricordato poi che il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bologna ha
disposto la verifica sui 100 procedimenti esaminati negli ultimi due
anni: solo in 15 casi i giudici avevano deciso per l'allontanamento. «Il
fatto che negli altri 85 casi non fosse stato disposto avrebbe dovuto far
suonare un campanello d'allarme».
«Usavano bugie
e mi impedivano
di vedere i figli»
Al convegno di Fratelli d'Italia la testimonianza di un papà:
«Io vittima del sistema Bibbiano». Foti: «Il Pd ha sbagliato»
vece che ai privati, proprio perché la psicoterapia è importante
e dovrebbe avere una regia pubblica. È poi fondamentale la creazione di un osservatorio per utilizzare criteri rigorosi per la rilevazione dei dati, anche collaborando con l'Istat».
Libertà
