IL CASO DEL BRUGNETO
● «Scelga i dati, non la propaganda». Il Pd genovese replica al ministro Tommaso Foti che sul no di Genova al nuovo accordo per il rilascio dal Brugneto aveva parlato di frizioni in casa dem. E Legambiente
accusa: fallito il tavolo del 2023.
Legambiente: «Il tavolo sul Brugneto è fallito ora si ribalti l'accordo»
Chiappa e Castelnuovo chiedono che si preveda il rilascio di otto milioni di metri cubi al Piacentino e quattro solo in caso di siccità
Cristian Brusamonti
● «Se proprio quello dev'essere l'accordo, va applicato al contrario: garantire sempre otto milioni di metri cubi d'acqua al Piacentino, che si possono ridurre a quattro in anni particolarmente siccitosi ». È quanto sostengono la presidente del circolo piacentino di Legambiente, Laura Chiappa, e il consigliere di minoranza del Consorzio di Bonifica Giuseppe Castelnuovo. In questi giorni in cui si "sparano" numeri e si moltiplicano gli interventi sul caso del rinnovo della concessione idrica dell'invaso del Brugneto, Chiappa e Castelnuovo tornano a fissare alcuni punti fermi nel dibattito sul futuro dell'acqua in Valtrebbia. La premessa è il fallimento del cosiddetto "tavolo del Brugneto", che sarebbe dovuto nascere nel 2023 da un'intesa tra i sindaci della Valtrebbia, le associazioni di categoria e il Consorzio di Bonifica, con l'obiettivo di condividere informazioni sul tema della concessione e redigere un documento da presentare alla Regione Emilia Romagna per esprimere una posizione unitaria del territorio piacentino sulla trattativa con Genova.
«Si dovevano condividere questioni di non poco conto, come la natura della concessione, cioè se rinnovare quella esistente o prevederne una nuova, la stima dei fabbisogni idrici del versante ligure e la valutazione delle conseguenze per la Valtrebbia dalla sottrazione delle acque derivate» spiegano Chiappa e Castelnuovo. «Se si escludono due generici e improduttivi incontri con la Re-gione e un'interessante audizione dell'avvocato Umberto Fantigrossi davanti alla Commissione Brugneto, il Consorzio ha dimostrato una sostanziale inerzia assumendo una posizione attendista nei confronti dell'operato della Regione».
Ci aveva poi pensato il presidente della Regione Emilia Romagna, Michele De Pascale, dopo un lungo silenzio, a svelare l'ipotetico accordo "4+4" con la Liguria. «Nessuno conosce le clausole e i sindaci piacentini in coro hanno appoggiato l'idea sulla base di dati mai giunti al consiglio di amministrazione del Consorzio» precisano i due esponenti ambientalisti.
«I dati del bilancio idrico devono essere certi, verificati e trasparenti: gli unici che abbiamo sono quelli meritoriamente diffusi nelle assemblee della valle dal Comitato Difesa Valtrebbia. Crediamo che la proposta di una gestione flessibile dei rilasci del Brugneto sia di gran lunga preferibile a quella dei rilasci fissi: sarebbe anche una maggiore garanzia per i genovesi. Se si optasse per il "4+4", invece, le clausole dovrebbero essere ribaltate, garantendo sempre i 4 milioni aggiuntivi salvo siccità ».
Resta poi la partita della produzione di energia idroelettrica. « Benché positiva nel contributo alla transizione energetica, non deve superare la priorità della funzione idropotabile e ambientale per ragioni mero interesse economico » concludono Chiappa e Castelnuovo. «A differenza della centrale di Isola Serafini, dove l'acqua rimane nel Po, nel caso del Brugneto parliamo di acqua definitivamente sottratta al Trebbia».
Libertà
