CONSORZIO AGRARIO DOMANI SI ELEGGE IL NUOVO CDA
Altre voci della politica e dell'economia si sono levate ieri a difesa dell'autonomia di Terrepadane, il Consorzio agrario di Piacenza coinvolto in una ormai pluriennnale contesa che ha visto in campo Tar, collegi arbitrali e organismi ministeriali di vigilanza. Domani 1.200 agricoltori soci sono chiamati alle urne per rinnovare il cda della società. Si tratta di una mossa "difensiva" per scongiurare il commissariamento prospettato dal ministero delle Imprese, in relazione alla controversia procedurale che segnò l'elezione dei consiglieri auto-dimessisi. Ieri sono intervenuti il presidente di Confindustria Francesco Rolleri, la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi e il deputato di FdI Tommaso Foti: tutti e tre per sostenere l'autonomia di Terrepadane.
Terrepadane, lo scudo delle istituzioni «Tutelare indipendenza e autonomia»
Le prese di posizione di Tarasconi, Foti e Rolleri alla vigilia del voto al Consorzio agrario: «Superare il clima di tensione»
Il presidente di Confindustria Francesco Rolleri non nasconde i timori che «il protrarsi delle controversie legali possa minarne il percorso di crescita futura». La sindaca Katia Tarasconi si augura che «il Consorzio agrario possa continuare a operare nel tessuto economico locale». E il deputato di FdI, Tommaso Foti, che auspica che le elezioni di domani servano a «superare quel clima di legittima e fondata preoccupazione avvertita dai dipendenti e dai ollaboratori». La politica, le istituzioni e le categorie economiche piacentine guardano con attenzione e preoccupazione alle elezioni del Consorzio agrario Terrepadane in programma domani. Circa 1200 i soci chiamati alle urne per un momento assembleare resosi necessario dopo le dimissioni in blocco del cda in carica, presieduto da Marco Crotti, la cui scadenza naturale sarebbe invece avvenuta nell'aprile del 2024. Decisione inattesa, ma «necessaria», hanno spiegato i consiglieri dimissionari nei giorni scorsi, per scongiurare l'arrivo di un commissario annunciato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. E' solo l'ultimo capitolo di una lunga vi-cenda condotta a suon di azioni legali, innescate all'indomani delle elezioni del 2021 dagli sconfitti della lista Coldiretti, che puntava a portare Terrepadane sotto l'ombrello di Consorzi Agrari d'Italia (Cai). Così dopo la lettera-appello dei tanti dipendenti, collaboratori e agenti del Consorzio stesso (vedi Libertà di ieri l'altro) che vedono con preoccupazione e timore la fusione con altre realtà che operano su scala nazionale, ecco susseguirsi una serie di prese di posizioni tese a fare da scudo al Consorzio rispetto a rischi di una «spiacentinizzazione» di Terrepadane, per dirla con un'espressione usata dalla sindaca Tarasconi. In altre parole, difenderne l'indipendenza e l'autonomia. «La mia speranza è che questa lunga vicenda possa finalmente arrivare alla fine - afferma la prima cittadina -. E che sia un finale che possa rappresentare un nuovo inizio, senza tensioni, in modo che il Consorzio possa continuare a operare nel tessuto economico locale (e non solo) come ha fatto in questi anni dimostrando, numeri alla mano, di essere una realtà solida, produttiva, efficiente. Una speranza che si basa, da un lato, sui fatti, sui bilanci, sull'attività di un Consorzio che è arrivato ad essere una delle principali realtà economiche del territorio piacentino, sana e in attivo. Dipendenti, collaboratori e agenti vedono con timore, dunque, la "spiacentinizzazione" di una realtà locale che in effetti "funziona" benissimo così com'è. La parola spetta quindi ai soci. In gioco il futuro di un consorzio che in questi anni, grazie ai suoi vertici, ai suoi collaboratori e ai suoi soci, non ha fatto altro che crescere e portare indotto sul territorio ». Sulla questione ieri è intervenuto anche il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti: «Nei fatti Terrepadane ha dimostrato di crescere in fatturato e utili negli ultimi anni, pur nelle difficoltà dettate dall'andamento macroeconomico dell'Italia. Di questo si deve dare doveroso ricono-scimento e indubbio merito agli amministratori tutti che lo hanno guidato e che, di recente, hanno rassegnato le dimissioni. Non si vede quindi la ragione delle reiterate azioni da parte di alcuni soci, volte a ribaltare la decisione, sofferta e meditata, che i vertici di Terrepadane ebbero ad assumere per preservare l'indipendenza della struttura societaria, anziché procedere ad una fusione con altre realtà operanti sul territorio nazionale. L'auspicio è che le elezioni possano definitivamente decretare a chi spetta guidare in qualità di amministratori Terrepadane, così da superare quel clima di legittima e fondata preoccupazione avvertita dai meritori dipen-denti e dagli efficienti collaboratori ». Come si accennava, è intervenuto anche il presidente di Confindustria. Rolleri definisce Terrepadane, sesta azienda per fatturato nel nostro territorio, «una realtà solida, che da oltre 15 anni presenta bilanci con importanti utili e dà lavoro a oltre 200 famiglie ». «Il nostro timore - aggiunge Rolleri - è che il protrarsi di queste controversie legali possa minare il suo percorso di crescita. Senza certezze Terrepadane dovrà affrontare profonde difficoltà gestionali, limitando le proprie prospettive e vedendosi compromessa l'immagine sul mercato, senza peraltro alcuna giustificazione a livello economico».
Libertà
