Lo scoppio si portò via 47 piacentini, tra le macerie 795 i feriti Manfredi (Anmil): «Infortuni in calo per il lockdown ma non i morti»
«E abbiamo passato anche
questa». Il sole picchia duro nel
cortile di palazzo Gotico. Ma Bianca Rossi, mascherina a coprire il
volto e i capelli biondi, è presente
anche stavolta: sono passati 80 anni da quando, alle 14.42 di un pomeriggio d'agosto con la guerra
appena iniziata, 47 piacentini rimanevano sotto le macerie della
Pertite. Lo scoppio causò anche
795 feriti. " Noi fummo vittime, le
prime, di una guerra nefasta" si
legge sulla lapide che sotto i portici di palazzo Gotico riporta i nomi dei morti e davanti alla quale
anche ieri mattina, come ogni 8
agosto, si svolge la commemorazione.
La signora Bianca non aveva 10
anni quando la Pertite scoppiò:
sua mamma invece ne aveva 30,
un vestito blu a righe rosse e stava
aspettando di uscire per la fine del
turno. Dalla fabbrica invece è uscita in barella, prima di morire per
un'emorragia interna alla sera. Anche la mamma dell'onorevole
Nanda Montanari, presente alla
cerimonia, lavorava alla Pertite:
ma per lei la sorte è stata più benigna, come lo fu per la madre di Roberto Prandini.
«Aveva 32 anni e aspettava proprio
me - spiega a margine della cerimonia - si è salvata perché è finita
sotto un tavolaccio e così si è protetta dai detriti causati dell'esplosione. Alla commemorazione è
sempre stata presente, ogni anno.
E da quando non c'è più lei, sono
io a venire».
Alla cerimonia ieri però sono stati tanti i presenti: le istituzioni chiaramente, l'assessora Erika Opizzi
a cui è spettato l'onere dell'allocuzione ufficiale, il presidente
dell'Anmil Maurizio Manfredi, il
cappellano militare monsignor
Pietro Campominosi e poi altri
rappresentanti delle forze dell'ordine, della Provincia e della Prefettura. Presente anche una delegazione dell'associazione "Amici
del Parco della Pertite" che, come
ogni anno, ha deposto un omaggio floreale ai piedi della lapide, accanto a quello dell'Anmil e alla corona d'alloro offerta dal Comune.
L'assessora ha fatto riferimento
all'impegno "a onorare responsabilmente, con profondo rispetto,
le donne e gli uomini che l'8 agosto del 1940 caddero inermi, indifesi mentre svolgevano il proprio
lavoro". «Vittime - le ha definite
Opizzi - di una fiorente industria
bellica e di responsabilità mai accertate nel tempo, per acclarare le
quali confidiamo possa avere presto riscontro l'iniziativa parlamentare con cui l'onorevole Foti, un
anno fa, ha chiesto di rendere pienamente accessibili e consultabili i documenti riguardanti la vicenda, depositandone una copia presso l'Archivio di Stato di Piacenza.
Perché coloro cui oggi tributiamo
un pensiero sincero e commosso
sono il simbolo, per noi tutti, di una
pagina di storia che non possiamo
dimenticare, ma anche di una
realtà, quella attuale, di fronte alla quale siamo chiamati a scegliere con convinzione di non restare
indifferenti».
Non che la situazione, oggi, sia poi
così diversa. La conferma è arrivata da Manfredi: «Se abbiamo assistito a un generale calo degli infortuni e delle malattie professionali causato dal lockdown, gli incidenti mortali sono comunque
passati da 8 in tutto il 2019 a 12 di
questi primi sette mesi» spiega. Dimostrazione che 80 anni sono passati, ma al lavoro si continua a morire.
Libertà
