Interrogazione di Foti (Fd'I). Chiappa (Unione Commercianti): «Non si può relegare una terra all'immobilità». Oltre 1.500 "like" al comitato
Il comitato "Nuovo ponte Lenzino" sfiora le 1.500 adesioni sulla
pagina Facebook. Ma l'onda di indignazione non è solo nella rete di
Internet. Continuano infatti ad arrivare firme nei municipi per chiedere che i sindaci vengano ascoltati e che Anas e Soprintendenza facciano marcia indietro, stralciando il
progetto del futuro viadotto sul tracciato di quello crollato il 3 ottobre
per realizzarne uno completamente diverso, fuori da frane e curve,
meno costoso. Una dietro l'altra si
alzano le voci della valle e oggi questa storia di ritardi e costi lievitati finirà in commissione alla Camera,
in un'interrogazione presentata dal
deputato Tommaso Foti di Fratelli
d'Italia. «Nonostante i roboanti proclami susseguitisi sin dal crollo di
ponte Lenzino, lo stato del cantiere
per il ponte provvisorio, nonché
l'iter progettuale per quello definitivo, rappresentano una situazione
tanto preoccupante quanto sconfortante», segnala il parlamentare.
«Del commissario individuato per far fronte rapidamente all'emergenza, la cui designazione era stata subito annunciata, non vi è traccia di
operatività. Quanto alla soluzione
individuata dai competenti ministeri per la progettazione del ponte
definitivo con la "benedizione"
dell'allora ministra Paola De Micheli dal territorio è arrivata una sonora bocciatura. Il governo deve fare
un passo di lato e riaprire una riflessione sulla progettazione del ponte
definivo, il cui iter così come ora individuato si presenta purtroppo non
breve, oltre che eccessivamente costoso, essendo fissata la data ipotetica di conclusione del progetto per
febbraio 2022, per tacere della fattiva realizzazione del viadotto immaginata per il marzo 2023».
A fianco del commercio
Anche per Raffaele Chiappa, presidente di Unione Commercianti,
non c'è più tempo da perdere: «Si
scontrano ancora, per l'ennesima
volta nella nostra provincia, le esigenze di dare alla cittadinanza strade e infrastrutture moderne, efficienti, al passo con i tempi, con
quelle di chi invece, pur nel lodevole rispetto e nel nome delle storicità e tradizioni antiche, vorrebbe che
tutto venisse ricondotto a un vincolo obbligatorio col passato, relegando il nostro territorio a sostanziale
immobilita. Di fronte ai due progetti, quello del vecchio tracciato e
quello che segue una direttrice più
veloce, non si può che appoggiare
quest'ultimo. La celerità del progetto è fondamentale per ritornare il
prima possibile alla normalità.
L'inevitabile ponte Bailey già in altre zone è finito per diventare una
sorta di simbolo di precarietà indefinita, quando oggi tutte le attività
della valle hanno invece bisogno di
rassicuranti certezze».
Libertà
