LA "RICETTA" DEL NOBEL ACEMOGLU E I TIMORI DAL FRONTE DELLE IMPRESE
Come difendersi dal grande accentratore di poteri d'Oltreoceano, dallo spietato ideatore dei super dazi? Come recuperare i ritardi sull'Intelligenza Artificiale senza farsi schiacciare da Usa e Cina? Non che Daron Acemoglu, premio Nobel dell'Economia 2024, abbia tutte le ricette, ma sicuramente comunica alla platea del Municipale alcune idee-cardine utili in un periodo di «profonde turbolenze». Intervistato da Andrea Bignami, caporedattore di Sky Tg 24, il professore universitario in collegamento dal suo studio parla anzitutto di Trump «che vuol catalizzare il potere nelle sue mani». Però i capitali Usa «sono fondamentali per il mondo». Collaborare o no? Acemoglu crede nell'unità che dà forza, nei Paesi che si mettono insieme, come deve fare l'Italia nella Ue, bisogna collaborare. « L'Europa deve diventare più forte, autonoma e indipendente», non dipendere troppo dalle tecnologie altrui. Ma niente è scritto nella pietra, le previsioni non sono quelle del meteo, «tutto può cambiare». Né si deve avere troppo timore della Intelligenza Artificiale «della quale non vediamo ancora le applicazioni, non vediamo che genera denaro e trasforma il business». Tutti vogliono saltare su quel vagone - dice il professore - anche le piccole e medie imprese ma pare che conti di più oggi «avere personale altamente qualificato e servizi sempre più personalizzati ». L'Italia come altri Paesi europei ha «scienziati, ingegneri eccellenti» si possono recuperare posizioni a patto di importanti investimenti. Ma la I.A. segnerà la fine del lavoro? « La I.A. farà ai lavoratori quello che scegliamo noi, e dovrà essere pro lavoratore e pro servizi e migliorare i processi decisionali ». Insomma, non sarà la «padrona del mondo» e non potrà fare quanto fanno gli esseri umani. E la Ue potrà introdurre nella I.A. la griglia dei suoi valori sui diritti, la privacy, la democrazia. Una peculiarità che non si vede nelle esperienze di Usa e Cina. E comunque serve grande concretezza per sfuggire ai colossi della tecnologia che hanno dimensioni inimmaginabili - sottolinea Acemoglu «e si sono divorati i rivali». La Ue potrà dire anche qui le sue regole, «più enfasi sulla democrazia, sulla responsabilità della ricerca e in tutto questo fare meglio». Alle parole del premio Nobel fanno presto eco quelle della tavola rotonda che ha chiuso l'assemblea di Confindustria Piacenza. E' come calarsi dallo scenario mondiale a quello locale. Per Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna, è importante oggi «credere nel valore associativo, che qui c'è» e anche riconoscersi una forza grazie alla quale, dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale da cui l'Italia è uscita «distrutta e umiliata », oggi si è conquistato il posto di seconda manifattura europea. Ma è vero che nuoce l'eccesso di regole in cui l'impresa è ingabbiata. In collegamento video, il ministro Tommaso Foti si è detto spiaciuto di aver mancato la presenza piacentina, ma proprio ieri si è discusso in cabina di regia a Roma la settima rata del Pnrr con certe revisioni che hanno riguardato per esempio gli 8 miliardi per gli interventi sulle ferrovie, difficili da attuare sotto il cappello Pnrr al 30 giugno 2026, interventi così passati allo Stato. «Ma entro quella data buona parte dei progetti del Pnrr saranno stati fatti secondo quanto previsto, per altri bisognerà accelerare «se no si bucano gli obiettivi, vengono tolti i fondi e ci sono sanzioni ». In invito a correre. Ha parlato Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia Romagna, sulla politica di coesione e sul bisogno di calare livelli di responsabilità nei territori. In quanto alla Intelligenza Artificiale, la regione è capace anche dei grandi investimenti sollecitati da Acemoglu: «li abbiamo fatti, c'è il super computer». Claudio Catalano ha parlato di Astra, impresa di cui è amministratore delegato. Dopo la crisi del 2008 che si abbattè sull'automotive nell'ultimo decennio la crescita e gli investimenti sono stati costanti e vigorosi. Catalano, di origini milanesi, giudica il nostro territorio ideale «vi ho trovato un attaccamento incredibile al lavoro e alle aziende, si fa fatica a vedere altrove casi simili». Astra ha una tradizione anche di coinvolgimento dei dipendenti e proprio qui sceglie di crescere. Sui bisogni delle imprese di liberarsi da troppi lacci burocratici, tornerà Foti e sulla volontà del governo di non centralizzare, ma di ascoltare i territori. Industria 4.0 è andata bene, come ha convenuto Sassi, mentre i provvedimenti 5.0 «non stanno decollando, dovremo riprogrammarli» dice Foti. E ancora: «il green deal non sia ideologico, ma di buon senso». De Pascale insiste sul «cambio di passo» per le politiche energetiche, bene ridurre la CO2, ma conta la bolletta e l'Italia sconta il prezzo più alto. Però succede anche questo: il foto voltaico da realizzare come una cintura intorno all'azienda è stato bocciato dal Tar.
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