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Protezione speciale e il caso del guineano riconosciuto 'non perseguitato ma integrato'

Data: 08/05/2023

Decreto Cutro contro la sanatoria dei clandestini ma oggi funziona così

Sulla cosiddetta protezione speciale il Governo Meloni con il cosiddetto Decreto Cutro ha deciso di varare una stretta seguendo le tracce dell'ex ministro degli Interni Salvini che con l'omonimo decreto nel 2018 aveva abolito quella umanitaria. Per il capogruppo alla Camera di Fdi Tommaso Foti (che ne aveva annunciato l'intenzione in un recente intervento a Piacenza in Sant'Ilario) si tratta di «abolire un dispositivo che da protezione residuale, quale era stata concepita, è diventata primaria, traducendosi in una sanatoria di fatto per tutti i clandestini.

La storia 
Per capire come funziona la protezione speciale prima del Decreto Cutro, guardiamo nel dettaglio il verbale del tribunale di Bologna che lo scorso anno ha accolto il ricorso di un richiedente asilo domiciliato a Piacenza di nazionalità guineana e di etnia peul.

Racconto 
Il ricorrente, che aveva riferito in audizione di essere un simpatizzante di Cellou Dalain Diallo del partito UFDG i cui militanti erano stati picchiati e feriti durante una manifestazione del 2015 da parte delle forze dell'ordine, non aveva convinto i membri della commissione territoriale che avevano giudicato sì sufficientemente dettagliate le sue dichiarazioni, ma non abbastanza da ritenere che sussistesse l'elemento «di un fondato timore di persecuzione in caso di ritorno nel Paese d'origine nel senso indicato dalla Convenzione di Ginevra »

Riconoscimento 
Tuttavia gli elementi portati dal richiedente in tribunale come prova di un alto livello di integrazione raggiunto in Italia (l'aver partecipato a un corso di lingua italiana, l'aver lavorato come magazziniere nella logistica prima come interinale e poi come dipendente di cooperativa tra gli altri) hanno portato il tribunale di Bologna a riconoscere al ricorrente «di aver dimostrato di aver costruito in Italia la propria condizione di vita privata attraverso un percorso lavorativo». E pertanto accertare «il diritto del ricorrente al rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale»

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